CASTLEVANIA: THE NEW GENERATION

Ovvero: In Giappone hanno qualche problema con la violenza e l’idea che gli uomini effeminati siano più fighi! (di Starfox Mulder)

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La gnocca, il fusto e l’amico fri fri.

Tutti amiamo il Giappone. Sì tutti, anche quelli che non lo amano. In fondo va bene dirsi fan di Superman piuttosto che di Goku ma a conti fatti i cartoni su Italia 1 li abbiam visti comunque. Abbiamo letto manga, mangiato sushi e soprattutto giocato con tutti i capolavori di videogames usciti dalla cara isola nel pacifico. Si potrebbe tranquillamente dire che senza il Giappone il mondo dei videogames sarebbe una discreta tristezza dato che pur non avendo inventato loro il genere e pur trovando una marea di titoli occidentali bellissimi, il sol levante ha dato vita a circa il 70-80% di titoli che se mi volto un attimo sulla destra vedo esposti nella mia collezione.

Quindi viva il giappone: SIGLA!

Perchè di Cover della soundtrack di Castlevania non ne abbiamo mai abbastanza come non ne abbiamo abbastanza di giocare ai vari Castlevania, nonostante quel che dicevano i ragazzi della Treasure (Baciamo le mani).

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Si parlava di giapponesi che fan cose brutte ai personaggi.

Trama:

La trama è sempre la stessa…no, ho mentito. Ho mentito anche la volta scorsa ma volevo provocarvi e siccome nessuno ha mangiato la foglia probabilmente scrivo sempre per me stesso ma mi diverto così.

Drolta Tzuentes (ho googlato) è una strega che nel 1917 pensa male di spataccare con un libro di magia che finirà con il riportare in vita Elizabeth Barthley, ex vampira e fedele seguace del conte, che a sua volta si preoccupa bene di ridestare Dracula che a sua volta… al mercato mio padre comprò. Il nostro protagonista (perché alla fine è Dracula il vero figo ammettiamolo) era stato sconfitto per l’ennesima volta circa vent’anni prima da Quincey Morris. Vi dice nulla sto nome? Ok che non leggete, ma almeno il film di Coppola lo avete visto? L’unico cacciatore di vampiri che muore male, presente?

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Quincey: “Mai na gioia!”

Chiaramente con un nome che evoca l’immagine di Tom Selleck non era possibile renderlo protagonista di un videogioco e così si è deciso di affidarsi, grazie alla scusa del flash forward detto sopra, al figlio di quest’ultimo: John.

Il ragazzo però non è solo, infatti ad aiutare il nostro attuale detentore della frusta ammazzavampiri (ereditata dal padre non si sa come) c’è anche l’erede di Alucard: Eric Lecarde. Eric è un bel ragazzo spagnolo, che in giappone diventa una bella ragazza spagnola, possessore della lancia di Alucard. Quando inizi il gioco con le armi sgrave poi va da se che ti senti in grado di girare mezza europa come se niente fosse, e di stage in stage finirete per farlo.

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America VS Transilvania

Gameplay:

Come accennato poc’anzi qui si inizia scegliendo tra due personaggi con cui affrontare l’avventura e la scelta non sarà priva di conseguenze. John Morris è il classico personaggio alla Castlevania. Ha la frusta, ci picchia forte e può usarla per appendersi e ciondolare come indiana jones. Eric Lecarde invece è un po’ più debole ma ha un arma che oltre a permettergli di colpire più lontano (ed all’indietro volendo) gli concede anche una sorta di salto con l’asta con cui il nostro potrà raggiungere altezze impossibili per l’amico d’oltreoceano.

Si tratta del primo Castlevania prodotto per una console Sega ed anche il primo in cui avremo questa scelta iniziale dei due protagonisti. Oltre al personaggio però, anche alcuni stage cambieranno e per godersi appieno l’esperienza di gioco va da se che andrà terminato un paio di volte.

Ci sono due livelli di difficoltà standard (facile e normale) più un terzo (esperto) che si sbloccherà a gioco terminato. Soprattutto però, ci sono una marea di differenze tra l’edizione europea/americana e quella giapponese. Nella nostra c’è meno sangue, un titolo diverso (Vampire Killer in Giappone, Bloodlines in America) e stranamente un livello di difficoltà leggermente superiore alla controparte nipponica. Strano, di solito accade il contrario.

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Piazza dei miracoli in tutto il suo splendore a 16-bit.

Grafica e Sonoro:

Io amo il Megadrive e nonostante fosse il fanalino di coda dei 16-bit in quanto a prestazioni tecniche qui viene spremuto al massimo sia nella grafica che nel sonoro. Per me merita il massimo dei voti e poco conta se vi sembrerà addirittura meno bello da vedere dell’equivalente per SuperNes: il carisma è altro e qui ce n’è a pacchi. Il livello ambientato a Pisa vi presenterà uno sfondo animato benissimo che saprà davvero darvi l’illusione di salire delle scale sospese attorno alla famosa torre ed in generale i giochi di luce sapranno sempre soddisfarvi. Splendido.

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Come potete notare, anche qui ci sono le armi secondarie…e son sempre le stesse (a parte le super dei personaggi dai).

Longevità:

I livelli sono solo 6 ma il fatto di doverlo finire con due personaggi per goderlo davvero fa si che è come se fossero il doppio. Aggiungete i vari livelli di difficoltà e soprattutto aggiungete che persino la versione Easy è più tosta di Super Castlevania 4 ed ecco che il gioco è fatto. Non ve ne stancherete in fretta e quando accadrà riponetelo con cura perché vi assicuro che fra qualche mese o anno vi verrà una gran voglia di riprenderlo in mano.

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Posa plastica, salto, e si va a prendere a frustate in da face il serpentone d’ossa.

Reperibilità/Come cacchio ci gioco:

Qui la situazione è grama ma colgo l’occasione per parlare di un argomento che mi sta a cuore: le repro. L’occasione è dovuta al fatto che si tratta di un gioco raro, per non dire rarissimo. Pur essendo stato prodotto per una console diffusissima ed in buona quantità di copie, attualmente si trovano solo cartucce a prezzi superiori ai 100€. Ovviamente si risparmia qualcosa con la versione loose ma qui non ha senso proprio in merito a quel che vi sto per narrare. Cosa sono le repro? In sostanza si tratta di riproduzioni in tutto e per tutto del gioco originale, presentate in cartuccia, con manualetto e confezione. Come riconoscerli dall’originale allora? Di solito la qualità del tutto è bassa (soprattutto del libretto) a meno che non vi armiate di pazienza e competenze tecniche così da auto-produrvele in casa. Non è impossibile, anzi, basta dotarsi di un apparecchio per riprogrammare le eprom, una cartuccia da “stuprare”, magari contenente un gioco che avete trovato a 2€ al mercatino delle pulci ma di cui non vi frega nulla, e la rom da inserirci all’interno. Un emulazione quindi? No, perché a conti fatti ci giocherete con la console originale ed in termini di resa non c’è davvero alcuna differenza. Se però non siete degli smanettoni non vi preoccupate: le vendono. I canali principali su cui mi sono rifornito sono aliexpress o ebay ma vi anticipo che si tratta di roba che viene dala Cina. Arriva, funziona bene, costa una sciapata (tra i 10€ e i 15€ compresi di spedizioni) ma ci mette parecchio tempo.

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Non poteva mancare il sistema di passwords e la mappona dei nostri viaggi in erasmus.

Concludendo:

Se avete un Megadrive e non avete giocato a Castlevania dovete rimediare ieri. In linea di principio Castlevania va giocato a prescindere, qualsiasi sia la console in vostro possesso, tanto ne è uscito un capitolo per quasi tutte le macchine da gioco.

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Non so come la pensate voi ma per me vince il premio pubblicità dell’anno 1994.

Citazione

“Sto meglio in europa, qui nessuno me se ‘ncula!”

(Eric Lecarde)

starfox

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