NON E’ LA RAIDEN #5

Non è la raiden

Uè Animali! Qui dalla sproporzionata torre di controllo della Cummenda Mansion siamo pronti al countdown per dirottarvi nello spazio più profondo, verso l’esplorazione degli invitanti wormhole delle origini videoludiche. E andiamo dritti al vero big bang di tutta la situazione con il titolo che ha dato il via ad una vera e propria corsa allo spazio tra console, un testa a testa così spietato da far sembrare USA e URSS due zoppi che corrono alla Stramilano consolandosi con la bugia de “l’importante è partecipare”. Noi invece come sempre siamo qui per vincere, ci troviamo a 2600 anni luce di distanza diretti verso la Galassia Atari e all’orizzonte vediamo arrivare una serie di pixel xenomorfi che si muovono all’unisono verso la nostra orbita, pronti a rubarci il lavoro e i nostri soldi.

“Hey love crusader, i want to be your Space Invader!”

Sigla!

 

DALLO SPAZIO PROFONDO COL BARCONE

strategyalien

E’ il 1978 e mentre in Italia si gioca a nascondino con il Presidente del Consiglio in Nippone qualcuno decide di fare la genialata e di dare il via all’Epoca d’Oro dei videogiochi da bere. Quello giapponese questa volta è Tomohiro Nishikado, uno sviluppatore della Taito che, secondo alcuni siti poco informati tipo Wikipedia, si era fatto influenzare da un vecchio gioco chiamato Space Monster.

space monster“Con le Prada, il fucile e gli occhiali”

In realtà “Space Monster” era il titolo originale che Nishikado voleva dare alla sua creazione, il suo desiderio era quello di sviluppare un vero e proprio shooter dove si sparava alle persone impunemente. Ma sappiamo tutti che Wolfenstein uscì due decenni dopo, Nishikado decise quindi di ascoltare i “consigli” dello Shogun della Taito (che nel mentre gli sventolava una katana in faccia) e rese il gioco più socialmente accettabile, inserendo dei fastidiosissimi alieni clandestini al posto di stimati cittadini giapponesi.

TomohiroNishikado_Zoom1.jpg~originalThe original idea was to create a kind of shooting game with several targets on the screen for the player to shoot. I wanted to have human targets but we saw that might be a bit too violent so we decided to use aliens instead”

Queste le parole di Nishikado, intervistato nel documentario della BBC “I Love 1978”, e il 1978 fa scattare la libidine anche in tutti noi. Nishikado deluso dalla censura delle sue ambizioni omicide virtuali decise quindi di farsi ispirare da un sogno pre-natalizio: alcuni scolari stanno aspettano Babbo Natale fuori dalla scuola, ma invece del barbone lappone arriva uno sciame di alieni che si muovono in formazione verso di loro. Il comitato di benvenuto della scuola ovviamente li accoglie sparando raggi elettrici dalle candele per auto, delusi dal Natale rubato sfogano tutto il loro odio incrociando i flussi contro gli “Space Invaders”.

space invaders“E’ tutto vero, è proprio lui”

Se vi state ancora chiedendo come fanno i Nipponesi a partorire certe genialate evidentemente non avete ancora visto il “servizio” delle Iene (questo non è il servizio che state cercando, o forse sì?). Per tutti gli altri sappiate che in realtà il Sensei Nishikado ha abbracciato il profondo fatalismo che permea tutta la cultura Giapponese, come già dimostrato dalle innumerevoli prove per la sopravvivenza delle sfide di Takeshi e dall’omonimo videogioco già recensito su queste pagine. C’è chi ha commentato così l’atmosfera disperata di Space Invaders, ovviamente non esiteremo a far nostra questa illuminante citazione:

It took the Japanese to figure out how to make a satisfying single-player game. The key is that you should never be able to win. The Americans could never have created that game, he says, because the idea of a game that can’t be won is inconceivable within the American culture. The Samurai codex of the Japanese, on the other hand, allows for the idea of losing with honour. After Space Invaders, which was a huge success, both the Americans and the Japanese made and are still making popular, unwinnable games.”

Lo stesso Nishikado dichiarò in seguito di non riuscire a superare il terzo livello del “mostro alieno” da lui stesso creato, una resa incondizionata che ci conferma il suo iniziale desiderio di creare un gioco invincibile. Space Invaders fu anche il primo titolo ad avere una vera e propria colonna sonora, un tormento acustico che accompagnava l’inarrestabile marcia aliena verso il tragico destino del giocatore di turno. Ma c’era una consolazione: la memoria delle epiche imprese sarebbe rimasta impressa nella classifica dei punteggi, una novità assoluta per i videogiochi dell’epoca.

arredamento“Consigli per l’arredamento del vostro attico”

Space Invaders è sicuramente il titolo più importante della storia videoludica tutta, l’icona pop che ha trasformato una passione inizialmente destinata ad una nicchia di giocatori in una vera e propria macchina da soldi, e sapete bene che solo monetizzando come si deve ci si esalta e si guadagna il rispetto della gente che conta. Ma la battaglia non è finita, tenete gli occhi aperti perchè il progetto www.space-invaders.com ha fatto uscire i nostri profughi alieni dai cabinati. Presto anche sul Pirellone.

Invaders roma“O Roma o Orte!”

 

VERSO IL SIDE-SCROLLING E OLTRE

 galaga

Space Invaders diede il via ad una serie infinita di cloni più o meno riusciti tra i quali spicca di certo Galaga, un titolo che aggiungeva alla tradizionale formula l’illusione di trovarsi in una situazione di movimento verticale, favorita anche dalla velocità dei nemici sullo schermo. La maggior parte dei titoli era pubblicata da Midway, lo stesso Galaga verrà poi inserito in un easter egg presente tra i codici multiplayer di Mortal Kombat 3.

 

L’evoluzione finale del genere arriva con Defender, che lancia definitivamente il concetto di side-scrolling orizzontale e diventa così il simbolo di una nuova generazione di sparatutto a scorrimento che presto vedrete recensiti sulle nostre pagine Bit-elloniche. Defender finì addirittura sui francobolli amerrigani per commemorare l’Epoca d’Oro dei videogiochi, una libidine filatelica che fa sembrare il nostro Gronchi Rosa un bollino della tessera punti dell’Esselunga.

Defenderstamp“C’è posta per te”

Concludiamo con l’imperdibile e cotonatissimo spot di Defender, preparate i gettoni perché nelle prossime settimane dedicate allo sparatutto ci sarà da svenarsi peggio che col videopoker!

“See you later!”

cummenda

3 pensieri su “NON E’ LA RAIDEN #5

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