Splatterhouse (Arcade)

Accaparrarsi Jason Voorhees, ma senza pagare i diritti a Victor Miller. (di Mystical Tango)

C’era una volta, in una galassia lontana lontana, un microcosmo di videogiochi che per spaventare l’utente, non aveva bisogno di “jump scares” vari e altri trucchetti di bassa lega. Bastava mettere insieme due o tre pixel rosso sangue (magari un po’ di più eh…) e un altro paio verde vomito.
Io per lo meno sentivo quel disagio/schifo/ribrezzo/spavento tipico dei film horror dell’epoca.
Insomma, in casa Namco colpirono nel segno.

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Trama:

Rick, un corpulento studente di parapsicologia e la sua ragazza Jennifer, cercano riparo da una tempesta. Ovviamente capitano in una grossa villa in mezzo al niente. La villa, giustamente, è conosciuta come “Splatterhouse”. Covo degli efferati esperimenti del Dr. West, proprietario della villa.
Non appena vediamo i due malcapitati entrare nella villa e chiudersi alle spalle la porta, sentiamo Jennifer urlare.
Rick si risveglierà poco dopo, in un ambiente che ricorda un po camera mia quando avevo 15 anni. Capirà poi di essere tenuto in vita da una misteriosa maschera bianca, conosciuta come “Terror Mask”. Un antico artefatto Maya capace di pensare e agire per conto suo.
Rick, decide allora di avventurarsi per la magione, uccidendo orde di mostri di varia natura, in cerca di Jennifer.

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Questa sarà una brutta sorpresa per tutti.

Gameplay:

Splatterhouse è per lo più un picchiaduro a scorrimento orizziontale, con una spruzzata di platform e quello che oggi chiameremmo slasher. Una di quelle robe dove si squartano nemici a profusione insomma.
Come in tutti i picchiaduro a scorrimento che si rispettino, avremo a disposizione un limitato numero di attacchi. Pugno, calcio basso, calcio volante e una sorta di baseball slide.
Potremo usare anche alcune armi, tra cui una gigantesco machete, un bastone ed un fucile a canne mozze. Letalissimissimo.
Alla fine di ogni livello incontreremo un boss. Ogni boss andrà studiato e a seconda delle sue mosse, dovremo reagire di conseguenza con il giusto attacco.
Una particolarità di Splatterhouse, è che ogni volta che perderemo una vita, ricominceremo da un check point precedente e non da dove abbiamo perso la vita. Questo a rendere le cose un pochino più difficili.

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Si capisce che è ambientato in USA perché si possono trovare fucili a terra nei boschi.

Grafica e Sonoro:

Trovo che il sonoro sia uno dei punti di forza di tutto l’ambaradan qui (come direbbe il nostro Cummenda). Le musiche sono spaventose al giusto livello. Ma quello in cui veramente eccelle Splatterhouse sono gli effetti. I lamenti dei mostri sparsi per il gioco ti fanno cacare in mano. Oggi, i più, (a parte il nostro bellissimo Starfox Mulder) sono abituati ad i vari Resident Evil, Silent Hill e Outlast… grazie al cazzo. Difficile spaventare con le possibilità tecniche di una PS4… provateci voi a spaventare la gente con gli effetti digitali a 16 bit.
Splatterhouse è uno di quei giochi che graficamente invecchiano benissimo. Pur non essendo coloratissimo riesce, coi suoi 16 bit grafici, a ricreare mostri ricchi di particolari spaventosi e a non peccare di banalità.

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Non so a voi… ma a me le croci rovesciate mi mettono il buon umore.

Longevità:

Armatevi di svariati crediti, perché ci sarà da bestemmiare. Splatterhouse non è facile. Grazie anche al sistema di “checkpoint” utilizzato. Infatti quando il nostro personaggio ci lascia le penne, ricomincerà dall’ultimo checkpoint presente, obbligandovi a finire un determinato livello senza sculate di sorta. Roba da hardcore gamer di una volta insomma.
Qui di seguito al contrario, possiamo ammirare un esemplare di Figamai che ha finito il gioco in 20 minuti senza essere mai morto… se non di figa ovviamente.

Reperibilità/Come cacchio ci gioco?

Famo a capisse. Qui si parla di un arcade. Se volete il cartuccione originale, circa 200 euro dovete cacciarli (50€ per la HuCard Pc Engine). Dopo di che, REPERITA LA COPIA ORIGINALE, potrete tranquillamente trovare la rom in quei siti che siete soliti visitare voi pirati della malora :).

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Concludendo

Beh… uno di quei giochi da avere nel proprio “cinturone” di giochi portati a termine.
Lo so, molti di voi avranno lo stimolo di lanciare il pad dalla finestra alla prima avversità. Ma è li che si riconosce l’hardcore gamer. L’hardcore gamer HA FINITO SPLATTERHOUSE.
L’hardcore gamer spende anche duemila crediti… ma lo finisce. Perché un gioco del genere non si è più visto in giro. Messi da parte i seguiti ovviamente, che… meh.

P.S.

 

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In Splatterhouse 2 si possono prendere a segaelettricate dei feti vomitanti impiccati al soffitto… per dire.

 

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Mystical Tango

4 pensieri su “Splatterhouse (Arcade)

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