Castlevania: The Adventure

Il problema non è la caduta ma l’atterraggio! (di Starfox Mulder)

Quando hai una decina d’anni e tutto quello che i tuoi si sono sforzati di regalarti in ambito videoludico è un Gameboy (comunque grazie), titoli come Castlevania o Metroid apparentemente te li potevi solo sognare. Ma poi la Konami prende la palla dello scontento al balzo e decide di creare un suo titolo ad hoc per la mattonella grigia Nintendo.

Figata?

Citerei le immortali parole di Hubert: “Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio. “

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Fino a qui, tutto bene.

La caduta arriva dopo cinque minuti dall’accensione del nostro eroe dallo schermo a tonalità di verde. Ma prima di parlarne: SIGLA!

Senti che sigla! Sarà mica che lo Starfox qui ci sta perculando sulla bruttezza di sto gioco? Sperateci dai, mi piace vedere i vostri sogni mentre muoiono come i miei di ragazzino.

TRAMA

Christopher Belmont compare per la prima volta nel manualetto di istruzioni del primo Castlevania per NES, citato come l’ultimo Belmont ad aver affrontato e sconfitto Dracula prima dell’avventura che si stava per affrontare in compagnia del ben più noto Simon. Classe 1576 (come avventura), il compito di Chris è il solito: entra nel castello, fatti strada ammazzando tutti e arriva a corcare di mazzate Dracula. Non originale ma non ce ne è mai fregato nulla in merito. Quel che sul manualetto del NES non veniva specificato è che l’impresa di Christopher magari non fu la più difficile della compagnia, ma certamente la più frustrante.

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C’è una particolare bruttezza nella staticità di questa immagine del primo boss che già dovrebbe farvi intuire qualcosa.

GAMEPLAY

SBAM l’impatto col terreno. Voi restate a terra spappolati per la misera caduta ma qualcun altro raccoglie il vostro Gameboy pronto a provare la vostra stessa esperienza perchè “Hey, è Castlevania, è Konami, cosa può andare storto?” Il Gameplay porcadiquellaputtana, proprio il Gameplay son riusciti a mandare alle ortiche. Certo, su Nes non si trattava certo di un Super Mario precisissimo nei salti e scorrevole da destreggiare, ma Simon faceva quel che doveva con un margine di errore accettabile, qui tutto al contrario. Togliete le armi secondarie, la vostra unica risorsa è la frusta che potrete potenziare da normale a “catena” per poi passare all’ultimo upgrade di sparare palle di fuoco a distanza (indispensabili in certi frangenti ma poco dannose). I cuori ci sono ma fanno le veci degli arrosticini abruzzesi comparsi nei precedenti capitoli ed infatti vi curano. “Wooo-oh-oh, quindi avrò tante occasioni per curarmi e la barra dell’energia spesso al massimo?! Dove sta la difficoltà?” Il diavolo è nei dettagli ad 8 bit.

Il primo livello ve lo giocherete quasi con piacere, giustificandone i piccoli difetti con il fatto che si tratta dell’introduzione ma “nasando” la malaparata poco prima del boss finale quando una serie di piattaforme andranno prese senza fare il minimo errore, pena il ricominciare quel pezzo di livello. In questo caso non perderete alcuna vita, ne uscirete solo un po’ girati di balle ma tranquilli che si tratta dell’ultimo sconto che il gioco sarà pronto a farci.

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Vinz è arrivato al secondo livello.

Dal secondo livello il gioco ci mostra tutta la carogna di cui si può essere dotati. Memori di quanto fatto dalla Tecmo con il loro Ninja Gaiden o dalla Capcom con Megaman, alla Konami decidono di piazzare una serie di piattaforme estreme su di cui il salto va calcolato al micrometro pena la morte immediata ed il ricominciare tutto. Pareti che si avvicinano al nostro protagonista schiacciandolo, nemici che sputano fuoco in precisi momenti per cui calcolare la traiettoria di fuga richiede tempo e precisione ma la cosa più bella è che tutti sti elementi spesso si presentano contemporaneamente. A parte la boccata d’aria iniziale quindi, l’unico modo per noi di terminare un livello è impararne a memoria tutte le dinamiche e soprattutto essere precisissimi nel metterle in atto. Se questo per voi è divertente allora avete trovato il gioco della vita, in tutti gli altri casi imbottite le pareti perchè ci scaglierete contro il Gameboy quasi sicuramente.

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Il Disagio!

GRAFICA e SONORO

Su questo fronte sarebbe stato intollerabile che la Konami scazzasse ed infatti non l’ha fatto. Siamo al Top per l’epoca, almeno sul fronte della Soundtrack di cui sopra avete potuto sentire un estratto. La grafica fa il suo sporco lavoro e sfrutta le tonalità di colore per dare profondità e riempire ogni singolo stage. Quel che vedrete e sentirete vi piacerà sicuramente, tutto il resto No!

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Ah sì, in basso a destra potete vedere i punti collezionati. Sarà l’ultimo dei vostri problemi.

LONGEVITA’

Quattro livelli sono pochi per un bel gioco, eterni per una tortura degna del medioevo appena terminato nell’ambientazione di gioco. Ogni livello è lungo e difficilissimo, portandovi ad esultare come un lupo a cui è appena stata rimossa una tagliola dalla zampa non appena terminato ma ecco pronto a comparire il successivo trappolone. Non si salva, dovete farvi tutto il gioco a scolo, ecco che di conseguenza anche un trionfo si trasformerà facilmente in una nuova serie di bestemmie. Ci sono le vite extra ed i continue ma per quel che dovrete affrontare saranno sempre troppo pochi. In sostanza la longevità è data solo dal desiderio di finire il gioco, se non lo spaccate a martellate prima.

Nota: esiste una versione “più difficile” che si sblocca una volta terminato il gioco. Perdonatemi ma non avevo neppure voglia di scoprire cosa intendessero per più difficile dopo il dramma che avevo appena subito.

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Alla fine il Conte, facile come tutti i boss del gioco, a dispetto della tortura passata per arrivare da essi.

REPERIBILITA’ / COME CACCHIO CI GIOCO

Il gioco completo si trova a cifre piuttosto folli (anche sopra i 100€) mentre il loose mostra il fenomeno strano ed odioso dei venditori italiani. Fatevi un giro e troverete sedicenti venditori nostrani sparare cifre sui 25-30€ per la sola cartuccia urlando RAROOOO o GRANDE AFFARE. Evitate ste carogne ed affidatevi ai ben più affidabili francotedeschi (uniche due lande europee in cui è ancora possibile acquistare a prezzi tollerabili) che si libereranno della cartuccia maledetta per appena un deca.

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A dispetto della sua bruttezza rinomata, nel 2009 ne fu fatto un remake per Wii ed il risultato è molto superiore all’originale.

CONCLUDENDO

Esiste un Castlevania brutto. Esiste un Castlevania da cui oggettivamente vi consiglio di stare alla larga, salvo il caso in cui siate di quelle persone che amano vestirsi in lattice e farsi torturare con candele e frustini da signore cinquantenni che nella vita fanno le fioraie. Quando sei un bambino innocente e ti trovi per le mani sto gioco la cosa più ovvia da fare è semplicemente abbandonarlo al secondo stage, ma da adulto impenitente ve lo porterete avanti fino a che Dio in persona non sarà sceso al vostro fianco per tutte le evocazioni che avrete fatto in suo nome.

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Pensavo fosse amore e invece era paracadutismo senza zainetto.

Citazione:

Ci si sente proprio bene dopo una bella cacata.

(Anziano della toilette in “L’Odio” di Kassovitz)

(Dirigente Konami dopo l’uscita di sto gioco)

starfox

 

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