Bit-Elloni Tag Team #2

USCITI DAL RETRO… DI NUOVO! (by Bit-elloni)

Nuova insegna bitellonica

Almeno una volta all’anno capita che ci si imbatta in un momento di “stanca”. Troppi “After” al Bilionaire per il Bionic Cummenda, una quantità indecente di ore d’appostamento fuori dalle industrie Sony per Starfox Mulder, affinità e divergenze tra le fashion bloggers e Winona Raiden del conseguimento d’una vera notorierà e Mystical Tango ancora morto. In questi momenti il rituale di purificazione può richiedere di sporcarsi, così da tornare ai vecchi fasti più motivati che mai. Eccoci quindi all’appuntamento coi giochi moderni. Qualcuno troverà cose comunque etichettabili come Retrogaming, altri diranno che è solo inutile modernariato (tranquilli, siamo dei vostri) ma credeteci: qualcosa si salva anche dopo.

Eccovi quattro esempi, estrapolati dai gusti personali di ogni Bit-ellone.

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R-TYPE FINAL (PS2) by Starfox Mulder

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“Barista mi dia il solito ma lo faccia meglio!”

R-Type è una saga che ha origini antiche e nobilissime. Nella seconda metà degli anni 80 la Irem decise di rivoluzionare il genere degli sparatutto orizzontali inserendo alcuni elementi che da subito sarebbero diventati standard per la saga e motivo di imitazione per gli altri, il caricamento del colpo ed il POD in primis. Se il primo si spiega da per se, del secondo mi limito a dire che si tratta di un add-on capace di difenderci (assorbe i colpi più leggeri che ci impatteranno contro, fungendo da scudo per le retrovie se attaccato da tergo) o aumentare la potenza di attacco dato che può pure essere “sparato” temporaneamente lontano da noi per delocalizzare il focus di attacco ed essere “richiamato” in seguito. Cazzo quanta serietà! Scusate, è che qui fuori dalla Sony non succede una minchia (da almeno 10 anni a dirla tutta) quindi mi annoio. Cos’ha di speciale questo capitolo conclusivo/celebrativo? 101 Navi da sbloccare, percorsi alternativi, 5 livelli di difficoltà ed un gameplay che solo R-Type sa reggere alla stragrande nonostante siano passati una ventina di anni dal suo capostipite. E andiamo!

Bonus: cortometraggi animati di un certo livello.

GAMEPLAY

Intuitivo, immediato, spietato. Imparare ad usare la vostra navetta richiederà una partita, imparare ad usarla bene tante. Inizierete con una spaceship standard delle tre a nostra disposizione, a livello baby ed utilizzando solo un paio di tasti: Quadrato per sparare o caricare il colpo, R1 per lo sparo continuo. Già dalla seconda partita avrete sbloccato qualche nave extra, compreso che grazie ad X potrete sganciare/richiamare il Pod, che il Triangolo serve a scatenare la Super e che coi tasti L1 ed L2 si aumenta o diminuisce la velocità di volo, tecnica da apprendere quanto prima se si vuole sopravvivere a certe fasi più infamiporche.

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101 navi? Solo?

La parte più figa ovviamente non sta nelle potenzialità ma nei risultati. Ecco quindi che il livello very easy diventa necessario alle prime partite per capire le dinamiche dei Boss di fine livello. Se i primi due saranno una passeggiata per tetraplegici, dal terzo boss le cose si complicano ed al sesto vi garantisco che tirerete giù bestemmie sonorissime. “Tattica, strategia, abnegazione, forza”, poi alzate pure il livello e preparatevi a nuovi livelli di ascesi mistica. Dal livello Hard in poi potrete dirvi direttamente Germano Mosconi reincarnato. Il Boss finale comunque spara astronavi!

CONCLUSIONI

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R-Type Final -> Final Boss

Criticatissimo all’epoca per la sua “scarsità di originalità”, R-Type Final ritengo che sia tra i capitoli invecchiati meglio. Sa dosare il grado di difficoltà, ha una rigiocabilità stellare (specie se vi imbarcherete nell’impresa lunghissima ma tutt’altro che impossibile di sbloccare tutte le 101 navette), va inteso come un omaggio all’intera serie e si presta a partite rapide come belle lunghe ed esaustive. Non potrete salvare, quindi la run va fatta da inizio alla fine gioco, però tranquilli che dopo un po’ di partite i continue diverranno infiniti, quindi starà solo a voi migliorare. Se non riuscite avete un solo soggetto da incolpare e questo lo trovo….uhm…..stimolante!

Per tutti, salvo se proprio gli shoot’em ups vi fan venire l’orticaria!

starfox

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IL PROFESSOR LAYTON E IL PAESE DEI MISTERI (Nintendo DS) by Winona Raiden

il professor layton e il paese dei misteri, nintendo ds, recensione

Quella del Professor Layton è una delle saghe che più ha appassionato i giocatori di Nintendo DS, riscuotendo un successo che si è tradotto non solo in un certo numero di sequel (e prequel) ma anche in manga, libri, persino un film!
Il motivo di tanto successo? Sicuramente la capacità di Level-5 di creare un universo coloratissimo e bizzarro popolato da una serie di personaggi a cui ci si affeziona, con trame che spesso e volentieri insegnano qualcosa, trasmettono una morale e un insegnamento come le migliori favole che leggevamo da bambini. Sarà forse questo ritorno all’infanzia ad aver fatto appassionare tanti giocatori? Probabile, ma non dimentichiamo che la prima cosa che cerchiamo in un videogame è il divertimento, e qui di sicuro ne troviamo parecchio!

GAMEPLAY

La saga del Professor Layton è un’avventura grafica a tema rompicapo: nemici della logica allontanatevi perché quello che dovrete fare per avanzare durante la partita è proprio risolvere enigmi!
Questi possono essere di vari tipi: rompicapi, grafici, logici, matematici…
Ad aiutare quel gran cervellone dell’archeologo Layton c’è Luke, il suo giovane assistente, che alla sua tenera età mostra già uno spiccato spirito di osservazione e una gran voglia di ficcare il naso negli affari altrui, proprio come il suo mentore!
E se nessuno dei 2 sa risolvere i puzzle? Nessun problema, i tentativi sono illimitati e durante il gioco potrete raccogliere monete da spendere per ottenere suggerimenti. Anche queste però sono ben nascoste, quindi aguzzate la vista e cercate un po’ ovunque!
Man mano che avanzate si dipana anche la matassa della trama, il che rende il gioco ancora più appassionante fomentando la voglia di procedere!

il professor layton e il paese dei misteri, nintendo ds, recensione

CONCLUSIONI

il professor layton e il paese dei misteri, nintendo ds, recensione

Che volete che vi dica, ho iniziato a giocare a Professor Layton perché mi è stato consigliato e non mi sono più fermata, quindi ricambio il favore consigliandolo a chi (penso pochi) non lo conosca!
Appassionante come un bel film, stimolante come un buon giornale di enigmistica e tenero come una favola, non farà fatica a conquistarvi!

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Liberation Maiden (Nintendo 3DS) by Mystical Tango

Se siete tra quelli che proprio le nuove generazioni di giochi e console non le digeriscono, il 3DS è la console che fa per voi. È vero, è una console di nuova generazione, ma costretti dal comparto tecnico della stessa, gli sviluppatori sono spinti a trattenersi per quanto riguarda la grafica, concentrandosi un po’ di più sul gameplay… che diciamolo, alla fine è la cosa più importante no?
Non sono un integralista del vecchio. Alcuni miei colleghi mi dicono sempre “New is always better”… e in un certo senso, sono anche d’accordo.

Oggi vi presento Liberation Maiden, di Goichi Suda. Lo stesso fuori di melone che ha ideato quelle figate di Killer 7 e No More Heroes.
L’ho scoperto per caso girovagando nello scarnissimo Nintendo eShop e con un prezzo del genere ho deciso di provarlo. Neanche a dirlo mi ha stregato subito.
Nel gioco impersoniamo Shoko, una liceale che dopo l’assassinio del padre, ne eredita la carica di Presidente del Nuovo Giappone. Il nostro compito sarà quello di proteggere (a bordo del nostro fidato mecha) il Giappone da un invasione.

GAMEPLAY

Sparatutto classico.
Una volta a bordo del mecha, shvulazzeremo a destra e a manca facendo esplodere il sedere a chiunque ci si pari davanti.
Con l’analogico, si muove il robottone, con la pennetta invece, si selezionano i nemici da abbattere. Rilasciando la pennetta dallo schermo, si lanciano i missili. Tanto semplice quanto efficace e appagante.
Gli stage si basano principalmente sul perlustrare una zona, fare fuori alcuni nemici e infine distruggere i dispositivi di difesa del boss di fine livello. Ripetitivo dite? Forse. Ma cacchio quanto è divertente e frenetico…

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CONCLUSIONI

Obbligatorio per ogni possessore di 3DS.
Obbligatorio comprare il 3DS e giocarci per chiunque non lo abbia già.
Gli 8 euro meglio spesi in un gioco digitale che abbia mai speso.
Era un pezzo che uno sparatutto del genere non mi prendeva in questo modo. Ha tutto quello che serve: una storia accattivante, un’eroina cazzuta come poche e una storia che, ok magari è un po’ banale, ma fa il suo lavoro e mette in condizione di voler salvare la propria gente.

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Mem meeeeehh!!

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INSIDE (XBOX ONE, PS4, STEAM) by Bionic Cummenda

All’Aquafan con Samara.

Il confine invalicabile siglato Y2K definisce la linea di demarcazione tra tutto ciò che è stato fondante, fondente e succulento nella storia a ritroso del videogiocare e tutto ciò che è referente, ridondante e riciclato del videogiochicciare contemporaneo. Simulando l’indigesta gastronomia al di fuori del nostro Paese, i game designer quotidiani vivono seguendo la discutibile regola aurea secondo la quale mischiando un’accozzaglia di ingredienti notoriamente saporiti seppur inconciliabili tra loro si possa creare un capolavoro di bontà, una sorta di nouvelle cousine videoludica arlecchina. Come in un bukakke di ketchup sul mascarpone questi sbrodoloni pensano che aggiungere elementi di successo già visti nei capolavori passati del retrogaming da bere possa concedere loro un eterno Dominio Economico sui cicciogamers contemporanei, che si smanettano il Nunchuk ogni volta che viene loro proposto un nuovo DLC contenente il costume da badante di Chun Li alla modica cifra di 19.99 dollah. Succede però che in questo minipimer videoludico a volte escano fuori miscele inaspettate, un po’ come quando decidi di mettere in una serie tv i Goonies, un paese a metà tra Twin Peaks e Astoria, Winona Ryder, Dungeons & Dragons e un filtro fotografico stile VHS piratata. Tutte queste Strane Cose potranno sembrare buttate lì nel calderone solo per attirare vecchi fan nostalgici della loro pubertà e dei primi peli pubici cotonati anni ‘80, ed effettivamente è quella la mission. Ma a volte chi ribalta Sottosopra il puzzle del nostalgismo finisce per scegliere i tasselli giusti, come succede per i vichinghi danesi di Playdead con il loro tributo ai capolavori in cinematique della Delphine Software: Inside!

GAMEPLAY

CGIL, CISL e UIL? Te la do io una sigla: N.C.S. !

Un bambino cade giù per terra ruzzolando in una boscaglia tetra, avanzando in questa selva oscura incontrerà presto degli strani figuri mascherati che tenteranno di acchiapparlo sguinzagliandogli addosso affettuosissimi cani idrofobi e bersagliandolo con armi automatiche. Nessun menù in sovrimpressione, nessun tutorial per videogiocatori 777, niente filmati in CGI stracciamaroni e soltanto due tasti: salto e azione. Un unico piano sequenza registico che seguirà le avventure del piccolo sventurato, accompagnandolo in un mondo distopico dove gli esseri umani vengono internati e controllati mentalmente per lavorare gratis al servizio di una non meglio precisata megaditta, un po’ come quella volta in cui Starfox finì al reparto ortofuffa dell’Esselunga. Ma voi, a differenza del capitale umano a impatto zero sulle tasche del Presidente, potrete ancora usare la logica per risolvere gli enigmi platform che si presenteranno lungo la vostra strada e che comprenderanno l’utilizzo di blocchi a propulsione, macchine agricole sparapulcini, sottomarini caterpillar da demolizione subacquea e un improbabile casco per il controllo mentale di altri ominidi sottopagati che svolgeranno il lavoro sporco al posto vostro. Quando non puoi batterli ad armi pari c’è sempre la nobile arte della concorrenza sleale!

CONCLUSIONI

Lavoro Dipendente: più spaventevole del Demogorgone!

Questa narrazione attraverso il gameplay vi riporta indietro ai tempi di Another World e vi fa sentire felicemente vittime di un Flashback? Esatto! I punkettoni indipendenti di Playdead, lontani dalle logiche deliranti dei blockbusteroni del fan service videoludico che hanno infettato di banalità il videogiocare moderno, dimostrano di aver appreso la lezione dei loro leggendari predecessori della Delphine e onorano il Padre con nuovo capolavoro del genere avventuroso-dinamico. Non fatevi lobotomizzare come i lavoratori interinali presenti all’appello, districatevi tra i DLC dell’insidioso menù online di Xbox One e PS4 o contattate gli onesti spacciatori di Steam. Le 19.99 cucuzze meglio spese dai tempi di quel costumino da massaggiatrice Cin Cin di quella cosciona di Chun Li. Ocio però: No Happy Ending Inside! (se volete l’Happy Ending chiedete a Cin Cin Li!)

Un pensiero su “Bit-Elloni Tag Team #2

  1. Il Pode

    Davvero notevole “Inside”, come vedere un videogioco sceneggiato da Bertolt Brecht in tag team con Ingmar Bergman assecondando il sogno mai realizzato di Orson Welles di realizzare una storia in un unico piano sequenza. E la storia distopica che individua questo plan insieme elegante e implacabile, teatrale nel suo eccezionale 2.5D, non è per nulla accomodante. In definitiva una di quelle esperienze di gioco che si ricorderanno nel tempo, un piccolo classico.

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