Retrolampi #8

Beh cari miei non ve lo nasconderò: il mese delle quote rosa è opera mia!
In realtà a pensarci bene la dicitura “quote rosa” è un ossimoro ideologico, perché se servono a dare rilevanza alle donne in un determinato ambito, è anche vero che solitamente chi combatte per le pari opportunità mal digerisce l’accostamento dei generi a colori prestabiliti e quindi….
No no, sto divagando!

femminista, meme, quote rosa, pixel rosa

Infatti, non sono qui per ammorbarvi col pippone femminista, anche se mi piacerebbe e farò qualcosa di simile: parleremo infatti della scomoda figura della “videogiocatrice”, un mito in verità molto più reale di quanto si creda, ma condannato, almeno per ora, ad occupare nell’immaginario comune lo spazio riservato alle cose “insolite”.

In effetti non c’è nessun motivo logico per cui “alle femmine” non dovrebbero piacere i videogiochi, eppure secondo la maggior parte delle persone le videogamers si suddividono in due grandi gruppi a metà tra lo stereotipo e la caricatura: le nerd bruttone e le tettone che fanno gameplay su YouTube.
Negli ambienti più torbidi, invece, la ragazza che si diletta con josytick e joypad diventa subito oggetto di ossessioni e feticismi. Alcuni identificano in lei la donna della loro vita, come se questa passione in comune fosse un segno inequivocabile del destino e bastasse snocciolare il nome di un paio di console per assicurarsi il cuore della pulzella.
In questi casi, dire “Ho a casa il 3DO” equivale a un “Ti vengo a prendere in Lamborghini” e “Ho scoperto tutti i finali di Silent Hill” è il nuovo “Ce l’ho di 22 cm”. Attenzione quindi care amiche, se vi rivolgono queste frasi scappate subito a gambe levate, a meno che ovviamente non ricambiate il sentimento anche voi!

Tra le cose più curiose che mi siano capitate a causa del mio lato nerd posso sicuramente annoverare quella volta che un tizio su Facebook voleva aggiungermi a un gruppo di videogiocatrici. Alla mia richiesta di chiarimenti sul perché ci fosse questa prerogativa di genere rispose che voleva creare qualcosa di originale rivolto ad una “utenza di nicchia”. Inutile dire che mi vennero i capelli dritti nel sentirmi definire una utenza di nicchia così, solo perché mi chiamo Winona e non Winono e ovviamente declinai l’invito.

winona raiden, bit-elloni, quote rosa
Nicchia de che?

Paradossalmente il gruppo di videogiocatrici, rivolto a sole donne, pensato per questa nicchia così bisognosa di trovare uno spazio dove poter esprimere i propri pareri su questo o quel gioco, è gestito da… un uomo! Penso che nella sua testa se la fosse immaginata più o meno così:

harem, manga, disegno

La reazione peggiore comunque rimane quella altezzosa di coloro che pensano che una donna, in quanto essere fragile, dolce e delicato, non possa giocare ad altro che a Cooking Mama o Giulia Passione, per altro entrambi appartenenti al terribile modernariato.
Ovviamente secondo loro i videogames “da femmina” non sono neanche degni di essere considerati tali, perché troppo poco sanguinosi, troppo poco competitivi e chissà quanti altri luoghi comuni ci si riescono a infilare in mezzo.
Ebbene, vi sto dando così, aggratisse, la formula per conquistare la ragazza dei sogni di ogni nerd, per fare amicizia con una gamer, o anche solo per apparire persone normali e non degli strani cavernicoli involuti: comportatevi come se fosse normalissimo che anche una donna si diverta coi videogames, perché di fatto lo è!
Ed ora che il sermone è finito, via al mese dei pixel rosa!

pixel, heart, quote rosa

 

 

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