Pole Position (1983)

Alboreto is nothing! (di Bionic Cummenda)

Schiacciare sul tasto L1 e guardare dal retrovisore un campione di perbenismo, milanesità e velocità come Alboreto potrà sembrare un’impresa da giargiani per chi, sentendo questo nome nobile, riesce solo a pensare a qualche deodorante asfissiante a forma di albero di Natale, magari piazzato impunemente sotto lo specchietto innescando così lo stesso effetto repellente di un talismano scacciamandrille. L’abitacolo di chi può permettersi di ospitare delle fagiane di categoria esige una metratura delle dimensioni tipo Palazzo Grazioli, per godere di tutto il confort e gli optional presenti all’appello nei salotti della Certosa anche quando ci si trova a dover difendere fuori sede la Sacrosanta Immunità Parlamentare dai furti di Roma Ladrona e delle sue zingarate legalizzate dei DDL anticorruzione. Nel bolide di chi può far ballare l’occhio sul Tag Heuer fermo sulle sexxxagesimali 2 ore, 54 primi e 27 secondi al traguardo del Grand Prix di Via Della Spiga-Hotel Cristallo di Cortina c’è solo un Arbre Magique, dal tronco bello spesso e parcheggiato al pit-stop nel Box-er con su scritto il nome impronunciabile di un tizio tipo Hilfiger-Harald Frentzen. All’occorrenza si può anche affiancare al Baobab appena descritto un bel joystick snodato e (super) dotato di un singolo tasto rosso come la luce della libidine, per un caloroso warm up preliminare sulle curve paraboliche della quarantenne mamma Atari rigorosamente divaricata in Pole Position!

Sigla!

 

Agli albori di Alboreto

Nel segreto del box elettorale Enzo Ferrari ti vede, Stalin no!

Ora che queste ben poco catalitiche prodezze da Formula Italia 1 vi hanno lubrificato di piacere il buco dell’ozono siete finalmente tornati nella vostra naturale condizione di animali catalitici Euro 4 e potete umilmente sintonizzarvi sulle reti Fininvest. Il vostro Cummenda indosserà gli occhialoni democristiani di Andrea de Adamich e dissiperà un po’ dello smog che avete nel cervello e che annebbia la vostra comprensione del fenomeno Alboreto.

Un po’ di figa qua?

Siamo nel 1982, anno in cui nascono le leggende. Il nostro orgoglio automobilistico milanese corre la sua seconda stagione in Formula 1 dopo il non esaltante debutto dell’anno precedente. Il mezzo sicuramente non è dei migliori: Alboreto viene scelto dalla sgangheratissima Tyrell, un nome che per voi animali rimanda a una non ben precisata situazione da Fantaghirò e a una Casata di nobilotti con gravi problemi familiari, tra cui la cinica demenza senile della nonna, il vizietto un po’ frì-frì del nipotino e l’incurabile promiscuità della nipotina verso minorenni ritardati con la corona. Ma voi animali che vi sparate in vena delle spade stravaccati sul trono di Uomini e Donne non potete certo sapere che, in realtà, la Tyrell è prima di tutto la monoposto dove Michelone Alboreto conquistò il suo primo Grand Prix a poco più di un anno dal suo debutto.

You keep me hanging on!

Dalla regia ci dicono anche che dovremmo perdonarvi e giustificarvi in considerazione del livello di polveri sottili presenti nel vostro cranio pari a quello di Segrate il lunedì mattina, ma non lo faremo. La vittoria di Alboreto nel Grand Prix di Las Vegas permise infatti alla bistrattata Tyrell di sostituire il suo scocciolato sponsor Imola Ceramiche con la United Colors Of Benetton, una new entry nel mondo della Formula 1 che in futuro lancerà il campionissimo Socmacher e darà la possibilità a Flavione Briatore di andare in onda in pay-per-view con il suo show di mobbing legalizzato.

Uè testina, o vai sul podio o sei fuori!

Grazie alla verde livrea multirazziale di Benetton, Alboreto conquisterà nel 1983 una serie di successi facendosi bello per la campagna acquisti di Enzo Ferrari, che lo strapperà via al team inglese dichiarando: “Alboreto mi ricorda Ascari”. Che hai detto animale? Gli ascari? Quelli di Addis Abeba? Scendi dalla pianta, Africa!!

 

Gameplay 8

Un po’ di Fuji qua?

Ripercorrendo specularmente l’ascesa di Alboreto, in quegli stessi anni Pole Position arriva sulla prestigiosa monoposto di Atari 2600 dopo aver conquistato i circuiti di tutte le sale giochi d’Ammeriga. Il team di conversione per VCS doveva fare i conti con l’assenza del volante e del pedalone del gas presenti all’appello sull’esoso cabinato da sala. Per compensare questo deficit e l’incurabile deficienza dei giocatori casalinghi, gli sviluppatori decisero di non inserire il tasto acceleratore e far schizzare la monoposto costantemente a velocità iperluce, manco fosse il Millenium Nathan Falco impegnato nel Super G dello slalom tra gli asteroidi di una galassia lontana lontana.

Achtung! Attraversamento bancali

In Pole Position gli asteroidi non ci sono, al loro posto degli oggetti non meglio identificati si avvicineranno minacciosamente alla vostra vettura mentre cercate inutilmente di rimanere sul tracciato e tagliare il traguardo prima dello scadere del tempo. Alcuni attenti videogiocatori dell’epoca dichiararono a un giovane agente dell’EfBeeHive (l’allora cotonatissimo Starfox Mulder) di aver visto un essere alieno alla guida di quelle lentissime e indefinite vetture gialle. L’evento venne registrato negli archivi XXX-Files come il primo avvistamento del Terzo Tipo con lo xenomorfo più pericoloso sulla strada: il Vecchio col Cappello.

Niente acceleratore dunque, ma non solo: Pole Position procede per paradossi sfidando tutta la produzione racing degli anni successivi e caratterizzata da una guida a cambio automatico, chiaramente per venire incontro alle limitate capacità di genere (sappiamo quale) sul gioco frizione-pomello (detto anche gioco di mano). Il titolo Atari va appunto controcorrente e ingrana la marcia con un sistema di cambio sequenziale, regolabile attraverso movimenti decisi sul joystick in alto o in basso, rispettivamente nel caso in cui vogliate diminuire o aumentare il ritmo (altro gioco di mano, ¿Entiendes?). Occhio a non esagerare con la manovella o schizzerete precocemente fuori pista, rischiando di diventare vittime di un altro ben più inquietante e ben poco veritiero Vecchio col Cappello.

Ho stato io col trattore a sotterrare E.T.

 

Grafica 7.5 e Sonoro 7

Must…not…Fap!

Portare su VCS il capolavoro arcade di Namco e di Mr. Pacman Tohru Iwatani non era certo impresa da povery. Innanzitutto bisognava togliere gli sponsor istigatori di sano tabagismo che finanziavano da anni tutto il circo della Formula 1, una decisione tremenda che innescò una crisi d’astinenza nell’allora CEO di Atari: “Marlboro Man” James J. Morgan.

Ipse Dixit

Arrivato dalla Philip Morris e chiamato a sostituire il Premier Kassar dopo una serie di kassarate che portarono la compagnia ben oltre l’orlo della crisi finanziaria, il Morgan, che viene ricordato come il “Gentiloni di Atari” per la sua breve reggenza e per il suo sottopeso politico, dovette cedere alle pressioni del Codacons eliminando tutta la propaganda salutare e fumosissima. In compenso, nonostante le auto rivali sembrino dei bancali di Pallet gialli, Pole Position viaggia liscio in cruise control come il BMW a iniezione sulla corsia d’emergenza della tangenziale mentre la mandrilla bionda e fuoriserie stile Out Run saluta i giargiani imbottigliati in coda dopo il rientro dal weekend nella fogna dell’Idroscalo.

Thank you for smoking!

Per tutti gli intenditori che hanno naso per le piste stupefacenti, il Cartello di Atari mette sul piatto una dose purissima: il Fuji Speedway. Per la prima volta nella storia dei videogiochi compare un circuito ufficiale in un titolo racing e non a caso venne scelta la spericolatissima pista di Fuji, dove nel 1977 (anno di nascita di Atari 2600, auguri!) la Ferrari di Villeneuve prese il volo dopo essere decollata tipo Cape Canaveral sulla lentissima Tyrell davanti a lei, con conseguente schianto sulla folla e karmageddon sugli spettatori. Un triste preludio dell’incidente mortale di Gilles avvenuto proprio nell’anno in cui uscì Pole Position. Coincidenze? Adam Kamion non vuole crederci.

Ma che ne sanno i neopatentati B-Spec.

Sgommate, sgasate, giochi di mano sul cambio,botti e bidoni al limite della frode assicurativa. Pole Position ci esalta con il suo ronzante rombo di motori, tanto da ispirare anche i chitarroni chiodati del gaio metallaio Rob Halford e dei suoi Judas Priest. Occhio all’usura delle gomme, testa!

Longevità 8

“Svetriamo sta Magnum cavallina e vedrai che Totip!”

Pole Position fa selezione all’entrata come il gorilla cresciuto a plasmon e steroidi piazzato all’ingresso del Just Cavalli. Giro di qualifica, per non perdere tempo e scremare subito via i lattanti incidentati che non riescono a tener in carreggiata neanche la minicar di Nonno Nanni, poi via sul Grand Prix. Ocio però! Più sarete veloci in qualifica, più punti riceverete sulla griglia di partenza! Scendere sotto i 58’’50 equivale a eguagliare virtualmente il record del Circuito di Cortina che ha sconvolto l’occhio dell’Ivana in quelle esosissime Vacanze di Natale ’83. Tac!

Helpful Hints su come riprendersi dai tamponamenti.

 

Reperibilità/come cacchio ci gioco?

Consigli per l’arredamento

Sempre nel 1983 il record lo piazza anche Atari, con un jackpot da 61 milioni di gettondollari raccolto grazie ai 21.000 cabinati arcade, che a loro volta entravano in modalità Equitalia e scucivano 450 bigliettoni a settimana ai proletari che gareggiavano virtualmente per la Pole Position. Ma niente Moet & Chandon per voi, generazione Tavernello! Se proprio non potete permettervi il cabinato carrozzato con pedalina e sterzo ergonomico almeno intascatevi la cartuccia e fatevi un giro sulla safety car del VCS 2600. Libidine certificata dal Presidente BDSM-NSDAP Max Mosley!

Führermola 1

Concludendo

Finalmente anche voi, animali che viaggiate su auto guidate da motori di ricerca che vi conducono automaticamente nei peggiori vicoli cronologici del vostro osceno completamento automatico, potete finalmente intuire cosa sia stata la vera Formula 1 da Pole Position: i barbecue di Niki, i voli pindarici di Gilles, i Super G di Socmacher, le sexy strategie al pit-stop di Alvaro “Todt” Vitali, le trasmissioni telepatiche del Professor X Williams, i baffi di Magnum P.I. Mansell, il naso stile corckscrew Laguna Seca di Prost, le top model jizzate da orgasmiche bollicine, le qualifiche Billionaire al Motorhome della Benetton a Montecarlo, i festini e i frustini con la joy division dei Reichsführer Mosley e il rosso cuore Ferrari di Michele Alboreto, ultimo grande pilota nostrano sulla cavallona di Maranello. E ora parcheggiatevi in seconda fila che l’Adolescente Robotico Ittrio Laserizzato vi fa vedere come si bara di brutto per arrivare in Pole Position nella galleria del vento della sorella del vostro compagno di banco. Auguri Atari, Intellivision is Nothing!

 

Citazione:

“Sulla Williams di Mansell l’unica cosa intelligente sono le sospensioni.” (Alboreto e il fair play)

cummenda

 

 

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