RETROLAMPI #10

Ben ritrovati cari Bit-Ellini (o benvenuti, se è la prima volta che capitate qui) alla rubrica di Retrolampi.
Quest’oggi parleremo di cinema, anzi di televisione, anzi di serie che escono su Netflix!
Dovete sapere che non sono una grande amante di serie tv, soprattutto di quelle con infinite stagioni e infinite puntate la cui trama diventa inevitabilmente inverosimile e poco accattivante.

Di recente però ho deciso di dare nuove possibilità a questo format, soprattutto grazie al fatto che stanno uscendo serie condensate in una manciata di episodi; così, con un ritardo clamoroso sui tempi, complice il fatto che vi reciti il mio alter ego Winona Ryder, sono approdata anch’io a “Stranger Things”.

“Stranger Things” è ricca di elementi che piacciono a noi nostalgici: innanzitutto è ambientata negli anni ’80, secondariamente i protagonisti sono dei ragazzini un po’ sfigati (vi viene in mente qualche classico di Stephen King?), in terza battuta, nonostante i potenti effetti speciali di cui disporre al giorno d’oggi, la serie preferisce incutere terrore alla vecchia maniera, col mostro che c’è ma non si vede (almeno non fino alla fine).
Mostro sì, perché, per chi fosse ancora più indietro di me e non l’avesse ancora vista, “Stranger Things” è un’ottima commistione di horror e fantascienza, incollati insieme da un sottile strato di complottismo: praticamente, 3 dei miei argomenti preferiti al mondo.

mk ultra, stranger things, 11
Il Complottismo

Oltre ai già citati protagonisti e alla nuova amica 11, a cui ci si affeziona per forza, i restanti personaggi della serie, più o meno importanti che siano, sono ricchi di sfaccettature, appassionanti eppure realistici, insomma possiamo effettivamente identificarci in loro e nelle loro scelte, il che crea subito un legame con lo spettatore difficile da scindere. Non a caso conosco diverse persone (tra cui me stessa) che hanno divorato le 8 puntate in 3 giorni massimo, catturate da una frenesia incontrollabile di sapere come va a finire.

Io, da scettica delle serie, ve la stra-consiglio, e non solo per motivi di parentela!

Mi ricorda qualcuno…

Tra l’altro, tengo a fare presente che, pur rifacendosi allo stile e alle tematiche di qualche decennio fa, “Stranger Things” utilizza i ritmi di oggi, rendendo ogni episodio (o meglio capitolo, come piace chiamarli ai suoi creatori) accattivante, dinamico, e approfondendo la realtà che ruota attorno alla cittadina di Hawkins senza punti morti.

Ora, e questo inciso può essere sia un “consiglio per l’utilizzo” a chi non l’ha ancora vista che uno spunto per una discussione con chi l’ha già fatto, su Internet si trovano decine di articoli che scandagliano fotogramma per fotogramma sottolineando similitudini con altri film, citazioni, riferimenti ad altre cose. C’è chi lo fa per spirito di osservazione o con la sana soddisfazione di chi coglie un linguaggio comune a diverse opere, e c’è chi lo fa con l’intento di screditare, di far scendere l’entusiasmo a chi si è goduto un prodotto godurioso. Ecco a questi ultimi, con la diplomazia e la delicatezza che ci distingue come Bit-Elloni, io dico un grossissimo ECCHISSENEFREGA. Vi siete divertiti di meno durante la visione perché un’inquadratura di ST è uguale a una di “Stand By Me”? Credete davvero che i fratelli Duffer abbiano pensato di scopiazzare un po’ qua e là e farla franca ma per fortuna ci siete voi geni e paladini a rivelare tutta la verità?
Se siamo arrivati alla settima stagione di “American Horror Story”, serie di serie Z in cui le parti mutuate da altri film sono le uniche cose che si salvano, non vedo perché fare le pulci a un’opera che non copia, bensì cita e omaggia consapevolmente.

Citazione consapevole

Bene, vi ho convinti?

Ah già, tutto molto bello ma dov’è il retrogaming, dite voi.

Il retrogaming è subito servito!
Infatti, in vista della seconda stagione che uscirà tra pochi giorni, la produzione ha deciso di prendere l’hype, già alto, e farlo schizzare alle stelle rilasciando un gioco per smartphone.


“Ma non è retrogaming!!!”. Sicuramente non in senso cronologico ma mentre ci giocherete vi dimenticherete che è uscito nel 2017.

Il gioco-app è una sorta di labirinto con visuale dall’alto e, ovviamente, grafica carina, pucciosa ma pixellatissima.


Cominciamo impersonando lo sceriffo Hopper, che parte per la città alla ricerca dei ragazzini perduti: il gioco infatti ricalca la trama della serie ma apporta delle modifiche funzionali allo svolgimento della partita.
Il primo che incontriamo è Lucas, e da questo momento potremo utilizzare anche lui. Ad ogni missione/capitolo, che si svolge in un luogo differente (ad esempio il laboratorio, la cava, la scuola) troviamo un nuovo personaggio che si unisce alla squadra. Non dovremo scegliere chi impersonare, ma li avremo tutti a nostra disposizione e potremo utilizzare l’uno o l’altro a seconda dell’azione da compiere, poiché ognuno ha una propria abilità indispensabile a completare il gioco. L’arma di Lucas è ovviamente la sua fedele fionda, con Mike possiamo spostarci più velocemente in bici, Dustin distrae i nemici coi budini e il piccolo Will riesce ad infilarsi nei condotti delle fogne per accedere a nuove stanze.

1000 kudos a chi ha realizzato le facce dei personaggi – UGUALI

Oltre alla quest principale, che riprende l’idea di liberare gli amici e sconfiggere il mostro, abbiamo le missioni secondarie, che ci permettono di potenziare le abilità dei personaggi, aumentare i punti vita, sbloccare contenuti interessanti.
Queste sotto-missioni sono a loro volta divise in due categorie: alcune consistono nel collezionare degli oggetti tutti uguali, come ritrovare i 12 nani da giardino del cittadino Phil e riconsegnarglieli, per altre invece dobbiamo parlare coi personaggi che popolano la città e portare loro ciò che ci chiedono.
Da Flo, la segretaria della polizia che vorrebbe un romanzo rosa, a mamma Joyce che ha – di nuovo – perso le chiavi di casa, passando per gli insopportabili amici di Steve e il tenero Jonathan.
A questo proposito, la commessa di un negozio ci chiede di portarle una copia di “un gioco così brutto che ne sono state seppellite tutte le cartucce”. Avete colto il riferimento? Ora capite perché dico che c’è del citazionismo consapevole?

Giocabilità: la difficoltà è bassa, certo non talmente elementare da farvi passare ogni stimolo e ci sono alcuni punti in cui dovrete mettere in moto le rotelle della logica, come ad esempio il momento stealth in cui evitare i fasci di luce delle torce dei guardiani. Lo scopo però rimane quello di promuovere la nuova stagione e non di farvi impazzire, quindi state pur tranquilli che questo giochino saprà regalarvi momenti di relax ogni qualvolta vorrete.
Tra l’altro, se trovate tutte le 8 VHS sparse per la città, potrete entrare al cinema e guardarvi il trailer di ST2.

Ultima chicca, la doppia modalità di gameplay: all’avvio si può scegliere se giocare in modalità normale, cioè usufruendo dei salvataggi, o in modalità classica e spararvi una speedrun!

Aspettiamo dunque il 27 Ottobre per poter vedere la nuova stagione e sbloccare l’ultimo personaggio rimasto, nel frattempo: buon divertimento!

Chi sarà?

 

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