NON E’ LA RAIDEN #16: PC ENGINE 30TH ANNIVERSARY

Uè animali! Vi siete già infilati nel vostro costume da Jack Sclerosi, fiduciosi di riuscire a farvi svuotare le zucche da qualche scostumata, succulenta, succosa e succhiosa succube svestita di soli bat-collant stile Calzedonia Morrigan? Per sopravvivere alla notte di Ognissanti e non tirar giù tutti i santi dovete incidere sulla tavoletta del W.C. qualche sacrosanto comandamento, o finirete in mutandoni a rompervi il ghoul e i goblins in single player mentre Morrigan si strappa le calzedonia agganciata in multitap e multi-strap in un morrigasm con Lilith.

“Io sono quello che sotto il letto langue, ho mille denti e occhi rossi più del sangue.”

Multi sono anche le insidie della notte delle streghe: volete farvi sgamare sepolti sotto il palco cosplay di Lucca Comics beccandovi una denuncia per darkstalking? Volete fare la figura del FrankenWeinstein prendendo alla lettera il soprannome della disperata mascherata da “Viola Bacia Tutti”? Negativo! Per parcheggiare il pipistrello nella bat-caverna meno deumidificata di Gotham City non vi basterà avere soltanto una calzamaglia ben stretta sul vostro poco scattante bat-rampino. Anche l’uomo pipistrello è nulla senza il suo ingegno e soprattutto senza il suo 740. Quindi, se volete riempire la gettoniera delle retro-mandrille in scostume-play, gettate nell’olio fritto il vostro mazzo di fiori di zucca e stupitele ricordando il trentesimo anniversario del leggendario bancomat delle console. Perché ci sono cose che non si possono comprare, per tutto il resto c’è HuCard. Sono su PC Engine!

 

WHY CAN’T I BE HU?

Starring: Lol Tolhurst as Hudson Soft Bumblebee

Il tristemente allegro quintetto dei Cure, in questo caso mascherati da esauriti, si chiede: perché non posso essere te? La domanda che ricorrentemente viene rivolta al sottoscritto da adoranti stagiste di Non è la Raiden e da invidiosi azionisti rivali delle più esose software houses del tetro-gaming era invece destinata, in quel finanziariamente critico 1987, all’amiraglia di casa Nintendo. Tutte le console della Terza Generazione del retrogaming da bere a 8-bit volevano essere come il Nintendo Entertainment System e, tra i rimorsi di coscienza retrocompatibili dell’Atari 7800 e le abbuffate sul mangianastri del Commodore 64, solo un rivale riuscì a emergere dalla contesa con la sua offerta da libidine onanistica: SEGA. Lo scontro tra le due sfidanti per il monopolio del Dominio Economico videoludico si sarebbe deciso solo con il tanto annunciato avvento della nuova epoca a 16-bit. La corsa dei due contendenti si fermò proprio nell’ottobre dello stesso anno: a pochi giorni da Halloween scatta il Black Monday, il più grande crollo di Wall Street dai tempi della crisi del ’29. Un evento già previsto ben sette anni prima da un altro celebre yuppie, quel Renatone che si era fatto stregare dagli incantesimi dell’Eleonora Giorgi e che cercava di prevenire la crisi con pericolanti impalcature e spericolati investimenti sulle Canistracci Oil.

Approfittando dell’incertezza delle Borse e del mondo videoludico, la pungente Hudson Soft decise di scendere in campo con la sua console dopo anni di grandi successi sul mercato degli home computers in compagnia di NEC e del suo PC-88. Forte di una collaborazione pluriennale con Nintendo e letteralmente esplosa con l’uscita del bombarolo Bomberman nel 1983, Hudson inizialmente propose alla casa di Kyoto il suo primo progetto per una nuova macchina capace di sfondare l’ambiziosa barriera dei 16-bit. Come qualche anno prima, quando saltò l’accordo tra Atari e Nintendo per lo sviluppo dell’Entertainment System, anche in questo caso ci troviamo di fronte a una sliding door della storia del retrogaming: Nintendo rifiuta la propostona, Hudson si rivolge di nuovo a NEC e insieme diventano lo spauracchio di tutta la situazione videoludica degli anni successivi. Halloween 1987: il nuovo, superdotato, mostro a 16-bit porta la maschera del PC Engine!

Ma erano davvero 16-bit di esosa dimensione artistica? Sni. In realtà la CPU HuC6280A manteneva sempre l’architettura a 8-bit, ma batteva sette volte più veloce del piccolo cuoricino del NES. A supporto però c’era un tag-team di GPU grafiche a 16-bit: le matite del Video Display Controller HuC6270A e i colori Video Color Encoder HuC6260. In quell’ottobre ’87 si chiude una delle più grandi comic series di ogni tempo: Watchmen. Allo stesso modo possiamo immaginare il PC Engine come una grande opera diretta dai collaudati 8-bit paragonabili a uno storico scrittore come Alan Moore e messa in scena dalle visionarie matite a 16-Bit delle sue GPU grafiche, capaci di portarci oltre l’apocalisse videoludica sui paesaggi extraterresti immaginati da Dave Gibbons. La superconsole esiste, ha 16-bit e presto sarà anche americana.

Doc Manhattan sceglie la via dell’Erasmus dopo aver nasato il deludente futuro Next-Gen.

 

AMERICAN FX-PRESS

“Io vojo fa’ ‘r botto. Vojo che ‘a gente se piega a pecoroni quanno me ‘ncontra pe’ salutamme, così je posso piscia’ ‘n testa.”

A nemmeno un anno dalla sua uscita e grazie soprattutto alle sue imprevedibili innovazioni, il PC Engine conquistò il mercato giapponese scalzando clamorosamente la Nintendo dal Dominio Economico delle vendite. Oltre al già osannato comparto tecnico, l’infaticabile motorino di NEC poteva vantare un design compatto e minimale, praticamente un POS in grado di leggere dei veri e propri bancomat videoludici: le HuCards!

Sossoldi!

Ispirate alle Bee Card di produzione Hudson già viste sugli home computers MSX, queste piccole carte elettroniche si differenziavano dalle ingombranti e polverose cartucce di NES e Master System per le loro dimensioni ridotte e per prestarsi ad altre polverose attività dove è prevista l’aspirazione. Metti giù il piatto e ricorda il teorema: Winners Dont’ Use Drugs, testa!

Il Varietà secondo il PC Engine.

A tal proposito in molti dubitarono delle reali doti atletiche del PC Engine chiedendo a gran voce dei controlli antidoping per la piccola ma imprendibile console di NEC e Hudson. Come dar loro torto dopo aver assistito alla più clamorosa conversione di un titolo arcade mai realizzata fino a quel momento con R-Type? Un successo che valse al PC Engine il primato di vendite in Nippone e la possibilità di prendersi pure il mercato americano con la sua nuova incarnazione: il Turbografx-16. Taac!

Attenzione: paresi facciale non inclusa nella confezione.

Ma prima di sbarcare sul suolo amerrigano i compagni di merende Hudson-NEC avevano preparato un altro grande colpaccio per consolidare il loro primato di innovazione e spirito arcade: il PCE CD-ROM2 Interface Unit. Segnatevi questa sigla perché si tratta del primo supporto CD mai realizzato per una console di gioco. E alla Sony e alla SEGA muti!

Uno, nessuno e centomila PC Engine.

Grazie alla combinazione tra PC Engine e supporto CD-ROM2 arriveranno conversioni epiche di titoloni da sala come Street Fighter II e Splatterhouse, ma anche grandi esclusive come Soldier Blade, la crapa pelata di Bonk e ovviamente lui, il Voivoda assoluto dell’action platform: Akumajō Dracula X Chi no Rondo. Benvenute in mia casa, Morrigan e Lilith. Ci facciamo un ape, un ana, un Bloody Mary e un Bloody Tears?

 

ERROR: YOUR CREDIT CARD IS EXPIRED, PLEASE UPDATE YOUR CARD

Uè Jurassic Park, lo senti il meteorite?

Finiscono gli anni ’80, cade il muro di Berlino, quello degli 8-bit e Nintendo torna al vertice dell’organigramma videoludico con l’insuperabile Super NES. Qualche anno prima era stato anticipato dall’instancabile SEGA con la sua genitale genialata del Genesis. E il PC Engine che fa? Cade vittima dell’autoreferenzialità finendo in un vortice incessante di postmodernismo, citando se stesso e riproponendosi mascherato da una serie interminabile di ritocchini che vanno a creare l’uroboro dell’Eterno Ritorno del Botox Party.

 

PC Engine CoreGrafx (1989)

Primissimo aggiornamento in total black con l’aggiunta dell’uscita A/V e delle levette automatiche del turbo sui tasti del joypad. Poca roba, ma si sa: il nero sfina, ma non fa miracoli.

 

PC Engine Shuttle (1989)

Stesso PC Engine ma nuova carrozzeria e senza l’optional del CD-ROM2. Come dite? Assomiglia pericolosamente all’Atari Jaguar? Esatto, con la differenza che di PC Engine ne han vendute sette milioni di unità, mentre del micione Atari appena duecentocinquantamila. DO THE MATH.

 

PC Engine SuperGrafx (1989)

Arriva sul mercato il SEGA Genesis e bisogna correre ai ripari. Urge riunione aziendale.

HUD: “Usciamo la una nuova console, caro collega NEC?”

NEC: “Negativo, compare Hudson! Droghiamo il vecchio PC Engine con qualche colore in più, aggiungiamo cinque (dico: cinque!!) giochi nuovi tra cui due titoloni Capcom stragiocati e stravisti come 1941 e Ghouls ‘n Ghost e mettiamo tutto sul mercato a un prezzo raddoppiato rispetto al vecchio PC Engine!”

HUD: “????”

NEC: “PROFIT!!!!”

Risultato: SEGA è finalmente in pole position nelle vendite.

 

 PC Engine GT/TurboExpress (1990)

I paninari sbavano sullo schermino scolorito del Game Boy o sui coloracci del Game Gear? Vi facciamo vedere noi come si porta a spasso una console, testa! Potenza ai livelli del PC Engine casalingo, retrocompatibilità con tutte le HuCards e schermo retroilluminato con la possibilità di aggiungere il TurboVision e collegare il tutto al televisore. Il prezzo? Esosissimo ovviamente, ma potevi giocare ovunque con la miglior console presente sul mercato. E il Nintendo Switch è già preistoria.

 

 PC Engine CoreGrafx II (1991)

“Non me somigghia pe niente!”

Siamo in piena guerra dei 16-bit tra Super Nes e Genesis, che facciamo? Ovviamente remake del remake del PC Engine con le scritte arancioni sulla console e assemblato con materiale scadente per abbassare il prezzo di mercato. Flawless Victory!

 

 PC Engine LT (1991)

Upgrade della portatile GT, questa volta con uno schermo LCD da quattro pollici presente all’appello, lettore CD-Rom integrabile e uscita TV. Dov’è la fregatura? Non è una vera portatile perché non supporta l’alimentazione a batterie, ma potete tranquillamente giocare ovunque tutto il parco titoli PC Engine liberi dalla teledipendenza da tubo catodico.

 

PC Engine Duo (1992)

La sintesi di quanto visto in precedenza, con l’aggiunta della System Card 3 in grado di far girare titoloni SNK tipo Art Of Fighting e Fatal Fury nonché il leggendario shoot’em up Sapphire, ultima grande esclusiva di Hudson Soft per la sua inseparabile console. Seguiranno la versione economica Duo-R e la versione Bvlgari Duo-Rx, finalmente con joypad a sei bottoni per picchiare duro senza esclusione di tasti.

Più che una console, un deumidificatore a 32-bit per la bat-caverna.

Negli anni successivi la NEC proporrà anche la versione a 32-bit del PC-FX, ma dopo quasi un decennio di reiterato e autoreferenziale anacronismo sarà costretta ad assistere inerme all’ascesa di SEGA Saturn e Sony Playstation. Proprio quei due che se ne stavano muti dinnanzi all’uscita del pionieristico PC Engine CD-ROM2 e che oggi, dopo trent’anni di onorata carriera del duo Hudson-Nec, possono finalmente aprire bocca e unirsi a noi Bit-elloni per esclamare: 誕生日おめでとう PC ENGINE!

“See you later!”

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