NON E’ LA RAIDEN #17: RETRO-BIM BUM BAM BA

Uè Animali! Cosa ci rispondete se vi chiediamo che rumore fanno i tappi di champagne? Negativo! “Bevo solo Ronco allungato col Tavernello” non è una giustificazione accettabile per evitare l’interrogazione del telequiz rivolto direttamente al vostro fanciullo interiore! Rinchiudete il macaco adulto che siete diventati in qualche canile da 41-bis assieme al vostro compagno di merende-orzobimbo Uan. I repeat: come suonano le slappe della rabbia di Peppone contro Don Camillo? PCI PSI DC? N.C.S. ! Parcheggiatevi dietro la lavagna in ginocchio sulle puntine lasciate in giro per lo studio dalla sbadatissima e cotonatissima Blanchard e dall’aulico logorroico Bonolis. Fatevi un esame di incoscienza chiedendovi “Chi mi ha incastrato il Peter Pan?” e, prima di rispondervi da soli salpando con Capitan DJ Francesco verso “l’isola del talento che non c’è”, vediamo di mettere un game over su questo Tira e Molla a prova di Auditel. BIM, come bimotore dell’Alfetta; BUM come il rumore di una Bob-omba; BAM è il colpo di una rivoltella Zapper. Non stiamo detonando onomatopeiche parole in libertà futuriste per inneggiare alla console war come unica igiene retroludica. Ci stiamo invece sintonizzando sul palinsesto pomeridiano di Italia Uno per una maratona di cartoni animati videoludici presentati dal coro di bimbi a mano armata di Bim Bum Bam. Il tutto sponsorizzato occultamente da un binomio di marchi che, da sempre,è garanzia di tutela dei minori e babysitting FPS: Gardaland e Fabbrica d’Armi Beretta.

Sparatevi la sigla! (attenzione: dal minuto 1.55 siete pregati di allacciare il giubbotto antiproiettile, grazie.)

 

Pac-Man: The Animated Series (1982)

Time to cook in Albuquerque.

Stai per fare uscire il tuo più annunciato successo VCS? Ci pensa mamma Warner a propagandare consigli per gli acquisti con il tag-team di disegnatori petroglifici Hanna-Barbera! In occasione della pubblicazione di Pac-Man, l’Atari guidata dal Megadirettore Galattico Kassar manda in onda una serie a puntate del videogioco più famoso di tutti i tempi, che diventa automaticamente il primo cartone animato della storia della televisione ispirato a un’opera videoludica. Pac-Man vive in un bucolico quartiere in compagnia della consorte Pepper Pac-Man, del pargolo Pac-Baby e di due animali domestici: il cane Chomp-Chomp e il gatto Sour Puss. Esatto, Pussy Acida, lo stesso retrogusto che sentite dopo un incontro ravvicinato in piano sequenza con l’interno-notte una GILF troppo stagionata.

L’antimafia di Pac-Man contro Malefix e il crimine male organizzato.

Le labirintiche e catodiche avventure di Pac-Man sopravvivranno anche al declino di Atari avvenuto proprio alla fine del 1982, una catastrofe dovuta soprattutto a una conversione stile Caritas dello stesso Pac-Man. Nel seguente spezzone vediamo il nostro protagonista alla disperata ricerca di un idraulico che possa rattoppare i buchi di bilancio, sinistra e involontaria profezia dell’avvento di Nintendo e del suo idrotermico Super Mario come nuovi azionisti di maggioranza di tutto il CdA del Dominio Economico videoludico. Taac!

 

 Super Mario Bros. – Peach-hime kyushutsu dai sakusen! (1986)

“Serviamo il numero 64.”

Tradotto letteralmente in “Super Mario Bros. – La grande missione per salvare la Principessa Peach!”, questo delirio lisergico nipponico è il primo lungometraggio a tema videoludico di sempre. Protagonista è ovviamente il nostro baffuto connazionale idraulico, che recentemente la Nintendo ha dichiarato non essere più tale e che forse in realtà non ci ha mai davvero capito un tubo di sanitari e fosse biologiche. Sì, perché Mario prima di darsi alla termoidraulica lavorava come cassiere alla Standa di una non meglio definita località deserta del Molisano. Dopo un after a base di platform a oltranza sul Famicom, Mario vede uscire dal tubo catodico la Principessa Peach che viene immediatamente rapita da un non troppo mascolino Bowser. Raccattato il fratello Luigi (vestito colpevolmente di blu) e guidato da un misterioso cane-brucaliffo di nome Kibedango, Mario raggiunge le porte del Mushroom Kingdom dove viene a sapere della maledizione che ha colpito tutti gli abitanti trifolati trasformandoli in pietra, un malocchio scagliato da un Bowser desideroso di riaffermare la sua virilità in un improbabile matrimonio stile Casamonica con la Principessa Peach.

“Dite Amiga ed entrate!”. I Mario Bros. incontrano il Gandalf di “Esplorando il Corpo Umano”

Il bad trip allucinogeno prosegue tra le comparsate metalmeccaniche dei Martelkoopas e le precipitazioni meterelogiche di Lakitù, il tutto accompagnato dai SFX e dalle musiche originali del capolavoro Nintendo. E se Mario vi sembra già troppo vessato sessualmente ogni volta che Toad gli ripete che la Principessa si trova in un altro castello, aspettate di vedere il finale dove conoscerete il Principe Haru, effemminatissimo promesso sposo di Peach che somiglia un po’ troppo al brucocane di cui sopra. A metà tra il Paese delle Meraviglie, Videodrome e l’Erasmus di Ulisse verso Itaca: Super Mario Odissey is Nothing!

“I’m sorry Mario, ma la Principessa vuole un altro pisello.”

 

Street Fighter II V (1995)

Una Cammy da libidine dopo essere guarita dall’anoressia grazie a Gesù e a una sana dieta a base di silicone.

Seguito diretto dell’OAV uscito in concomitanza con la pubblicazione di Super Street Fighter II, questa serie animata arriva in Italia sulle eroiche reti private di Junior TV. In tutte le opere Capcom dedicate ai guerrieri di strada c’è sempre quell’atmosfera di già visto pervasa da una salubre e ruffiana aria che profuma di capolavoro. Anche SFIIV non fa eccezione e ritroviamo tutti i world warriors accompagnati dai new challengers della nuova superversione, ma con qualche piccola variazione sul tema. L’occhio destro di Sagat ci vede benissimo, Ryu impara a usare l’Hadouken dopo uno sciopero della fame particolarmente impegnativo in compagnia di Dhalsim e il povero Charlie non sfoggia il suo ciuffone da Bee Hive ma somiglia cazzutissimamente al Leon di Jean Renò. In compenso gli Spinning Bird Kick di Chun-Li sono sempre gli stessi e ci regalano delle divaricate da far roteare gli uccelli tipo pale eoliche.

#MeToo

Per rendere il tutto ancora più epico e realistico, Capcom affida le coreografie di combattimento al fondatore del torneo di arti marziali K1, un po’ come se oggi quelli di Netflix scegliessero Roberto Spada per dirigere le scazzottate di Suburra. Parlando sempre di Cose Nostre è doveroso munirsi di lacca e gel a presa rapida per farsi belli in onore dei nostranissimi Dhamm, paladini dell’hair metal e autori della miglior sigla dedicata a un cartone animato retroludico. Sex, Badedas and Rock ‘n’ Roll!

 

Mortal Kombat: Defenders of the Realm (1998)

NiGhTwoLf vi sta tracciando con Apache HTTP Server.

Come avrete intuito in questa contesa redazionale decisa da un cornutissimo Starfox Mulder con un arbitraggio da Calciopoli, chi vi scrive considera l’eterna sfida Street Fighter vs. Mortal Kombat vinta dai ragazzoni e dalle mandrille sanguinarie di Midway. Ed è proprio la propensione alla violenza reciproca il motivo principale di questa scelta, una caratteristica che riesce a compensare alcune mancanze tecniche del picchiaduro di Ed Boon e John Tobias nei confronti del suo antenato allenato dai Sensei di Capcom. Ma se metti il Parental Advisory da bollino rosso RTI al posto del dragone mangiabudella, che succede? Una figura da Babality, come visto nella serie “Mortal Kombat: Defenders of the Realm” che fa da sequel al filmone con Christopher Lambert nei panni e nelle parannanze Masterchef di Raiden. Il film viene citato in molti flashback, ma già da queste diapositive si intravede l’odiosa censura che trasforma la morte del primo Sub-Zero, impalato con una trapanata di ghiaccio, in un semplice K.O. surgelato. I personaggi ci sono tutti ma hanno una caratterizzazione improbabile, comportandosi come se fossero gli inoffensivi X-Men contro lo smagnetizzato villain di turno.

In alto a sinistra Rain con la sua acconciatura anale, motivo che l’ha poi spinto a nascondersi dietro il Ninjutsu.

Puntate al ciclostile, scene di combattimento ripetute all’infinito stile moviolone di Greyskull, Nightwolf che da sciamano ecoterrorista diventa un hacker, Sonya e Kitana che han lasciato 3 taglie di reggiseno su Outworld, Jax che sembra uscito da qualche ghetto della Blaxploitation e neanche un capillare esploso. Ci si consola con le guest star del doppiaggio, dove troviamo Dylan di Beverly Hills a imitare la voce raffreddata di Sub-Zero 90210 e con Ron “Penitenziagite” Perlman a vestire la divisa della municipale nei panni di Striker. C’è pure il tempo per la prima comparsata di Quan Chi, anticipando di due anni il suo debutto tridimensionale in Mortal Kombat 4. Shao Khan Dixit: It’s official, you suck!

Quan Chi L’ha Visto?

 

Pokémon (1997)

Non è la Raiden. It’s Pika Pikaa…ciù!

E se Mortal Kombat è stato più inoffensivo e patetico della Nazionale di Sventura, di certo non possiamo dire lo stesso degli inafferrabili mostriciattoli tascabili Pokémon. Divenuti dopo un ventennio di trasmissioni la serie animata videoludica di maggior successo e vicina oggi al millesimo episodio, i Pokémon sono però entrati nel Guinness dei Primati per demeriti da Darwin Awards, rischiando addirittura la cancellazione dopo appena 38 puntate. Il 16 dicembre 1997 va in onda “Electric Soldier Porygon”, in questo episodio i regaz di Ash, accompagnati dalla fidata pantegana Enel Pikachu, viaggiano nel Matrix per sconfiggere il Pokémon hacker Porygon, un cyberterrorista noto per le sue infiltrazioni nelle stazioni missilistiche e già precedentemente associato a smanettoni del calibro di Mickey, l’Uomo d’Acciaio e il già citato Nightwolf.

PokéLeaks

La puntata non va però in onda su qualche videocassetta pirata di gomma.tv bensì in diretta nazionale davanti a quasi 30 milioni di famiglie. E finisce in tragedia: per evitare il lancio dei missili hackerati da Porygon, Pikachu scaglia il suo Tuonoshock distruggendo i razzi a mezz’aria e provocando un’esplosione rappresentata sul teleschermo con una smitragliata di luci alternate rosse e blu, allucinanti come la testa stroboscopica del DJ Super X di Superclassifica Show. È il Pokémon Shock: dodicimila spettatori, tra i quali quasi settecento bambini, cadono vittima di convulsioni, nausea, vertigini, fino a soffrire addirittura di cecità temporanea. La più grande catastrofe nazionale giapponese, appena più grave di quella volta in cui un ordigno in sovrappeso è scivolato dall’aereo sbattendo la testata sul ridente asfalto di Nagasaki. Bim Bum Banzai, ciao suolo!

Pikachu usa Tuonoshock su Codacons: è superefficace!

Registrato nel libro dei record alla voce “Maggior numero di convulsioni epilettiche fotosensibili causate da un programma televisivo”, il Pokémon Shock ha avuto lo stesso effetto di una trasmissione a reti unificate del discorso di fine anno del Gran Sacerdote Arles quando, prima degli auguri per il cenone, lancia quella benedizione dei -5 sensi che è il Sacro Gemini. Chiudiamo riproponendovi la puntata integralmente alla faccia della colpevole censura del Codacons, consapevoli di rivolgerci a un’audience fortificata da anni di jingle inneggianti alla polvere da sparo e da cartoni ispirati ai miti greci e inneggianti a polveri di altro tipo. Bim Bum Bam Ba vi saluta, indossate gli occhialoni 3D stile Jacobi di Rad Racer e, male che vada, godetevi quello che potrebbe essere il vostro ultimo arrivederci scevro da ogni eventuale associazione sarcastica con Bocelli. Per tutti i fortunati sopravvissuti il saluto, ovviamente, lo trovate come sempre nei titoli di coda…cons.

“See you later!”

 

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