Tough Guy (1995)

Nel dubbio mena (di Bionic Cummenda)

Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.”

Comincia con questa poetica istigazione alla violenza il Manifesto del Futurismo, un endecalogo di comandamenti destinati a tutte le avanguardie artistiche che desiderano bullizzare il passatismo e trasformare lo status quo in status d’assedio. Gennaio è l’avanguardia calendaristica, il mese che per primo abbandona la trincea delle certezze passatiste dell’anno appena trascorso avanzando sull’ignoto campo di battaglia del futuro, facendosi largo attraverso una tempesta di proiettili caricati con buoni propositi pronti per essere smentiti, ambiziosissimi e spesso proibitivi obiettivi di fatturato e debiti karmici da usura. “La rivoluzione non è un pranzo di gala, la rivoluzione è un atto di violenza”. Il petrarchino rosso del gran visir di tutti gli Shangai ci anticipava un menù a base di slappe e pacconi necessario per digerire meglio le rivoluzioni radicali che trasformano una borghesia soporifera come Snorlax in un totalitarismo draconiano e divampante come un Charizard in calore. Salutiamo dunque con foreste di braccia e storie tese il Gennaio Totalitario, e lo accogliamo al present’arm sfoggiando un titolo retroludico in rappresentanza del sottogenere più squadrista che ci sia: il picchiaduro. E ora stahlhelm bene allacciato, volgarissimo trucco da panda-geisha di ordinanza e si viaggia a 88 miglia orarie verso il mai troppo denazificato Estremo Oriente per un rodeo di cinghiate con i kamehamerati taiwanesi di Tough Guy!

Sigla!

 

Trama 

Con lo stesso arditismo politicamente scurrile di una rock band di effemminatissimi pizzaioli norvegesi che decidono di vestirsi da nazi punk ribattezzandosi Turbonegro, la Panda Entertainment Technology di Taiwan apre la sua attività di software house sfornando tra i suoi primi titoli una versione orientale di Monopoli chiamata “African Adventures”. L’interesse condiviso per le “avventure africane” che accomuna i Panda Tawanesi con i Metallari Norvegesi truccati da Panda è evidente ma, oltre alla turbolibidine per la terza gamba, ai Panda viene anche un giramento di totenkopf ogni volta che pasturano con il Terzo Reich. Puntuale come il putsch di Monaco ecco comparire nel Select Screen di “African Adventures”, rigorosamente in basso a destra, LUI. Nein Introduction Needed.

Er ist wieder da.

Il lupo perde il pelo ma non concede armistizio, e il mein kampf continua anche nel picchiaduro successivo di Panda Entertainment: Tough Guy. Otto combattenti ferocemente nazionalisti si sfidano tra loro per guadagnarsi un posto nell’Asse d’Acciaio composta dai quattro boss finali, tutti agli ordini di uno spietato dittatore psichico. Qualcuno ha detto M. Bison? Negativo! Niente Shadaloo o crimine male organizzato, qui si fa sul serio con del sano ed eugenetico Nazionalsocialismo 100% OGM!

Sieg Tai!

 

Gameplay 6,5

Dirty Dancing

 Il marchio “Made in Taiwan” è da sempre una medaglia al valore per ogni cinesata tarocchissima. Terra di orgoglioso patriottismo insulare fondato sul fac-simile e sulla delocalizzazione globale, l’isola di Formosa (un nome che fa scattare la libidine a chi preferisce la misura “coppa del mondo” alla misera “coppa di champagne”) è anche il lebensborn dove nasce l’80% del design dei notebook che finiscono sulle vostre scrivanie IKEA progettate dal Feldmaresciallo Kamprad. Fedele ai Piani Quadriennali del Kuomintang, i nostri Panda decidono di distribuire Tough Guy solo su PC, spiazzando così tutti i plutodemocratici produttori di console e alleandosi direttamente con il Dio Macchina MS-DOS.

c:\>gottmituns.exe

Una scelta elitaria tanto quanto il dresscode della ThuleGesellschaft rigorosamente firmato Hugo Boss, ma che non ci impedisce di apprezzare questo ennesimo clone di Street Fighter II che contiene “addirittura” qualche curiosa variazione sul tema. Ci si picchia utilizzando soltanto due pugni e due calci in pieno stile Mortal Kombat e, come già accade in quest’ultimo, vengono abolite le mosse a caricamento orizzontale o verticale che ci costringono spesso e mal volentieri a indietreggiare in Moonwalk per interminabili secondi prima di dover sganciare un rallentatissimo Sonic Boom.

Con il panta su misura a prova di Super, testa!

Vengono introdotte le Super Moves che vedremo arrivare proprio nello stesso anno anche su Street Fighter Alpha, ma c’è anche un’ultima novità che farebbe sanguinare copiosamente la narice del Maestro Muten. Ogni combattente può infatti concentrare le sue forze e rigenerare la propria barra vitale, una generosa abbuffata di morfina come piace a quel pacioccone del Reichmarschall. Luftwaffe ti mette le aaAaAli!

Ora pro nobis

 

Grafica 7 e Sonoro 6,5

Vediamo ora sfilare i contendenti, fieri rappresentanti di orgogliose nazioni accumunate da un encomiabile curriculum storico dove spiccano la discriminazione, la repressione, il genocidio etnico, la guerra d’aggressione, la soppressione dell’habeas corpus e una buona conoscenza e utilizzo del pacchetto Office.

LEE (Taiwan)

L’eroe nazionale porta lo stesso nome della sua marca di jeans preferita, sfoggia l’inconfondibile maglia della salute stile Cody di Final Fight e utilizza le stesse mosse di qualsiasi altro protagonista di picchiaduro, ovvero pugni e palle di fuoco che sembrano draghi. Combatte in un centro commerciale, ribadendo così il legame taiwanese con il mercato libero in opposizione agli sprechi statalisti dei cugini Maoisti.

Battagliando durante i Saldi

 

Caoli (Giappone)

Judoka ispirata alla campionessa nipponica Ryoko Tamura, una dei sei atleti olimpici ad aver vinto cinque medaglie d’oro in cinque edizioni differenti. La citazione culturale sarebbe pregevole, non fosse che la judoka dei record era già presente in un altro picchiaduro uscito poco prima di Tough Guy: World Heroes 2. E indovinate come si chiamava la sua controparte videoludica? Ryoko, appunto. Ah già, prima di World Heroes era comparsa anche in Fighter’s History. Caoli Philadelphia Fantasia!

Compro oro

 

Stan (Russia)

Il lottatore russo non può mai mancare, ora che l’Unione Sovietica del Compagno Zangief è caduta c’è un nuovo Zar sulla Piazza Rossa. Stan è il simbolo della svolta russa verso l’assolutismo putiniano, un vero oligarca del ring alimentato a vodka e polonio.

Casatchock feat. Dori Ghezzi

 

King (Corea del Sud)

Altro clone inevitabile: lo scalciante coreano del Taekwondo. King è l’anello mancante tra Kim Kaphwan di Fatal Fury 2 e Hwoarang di Tekken 3, scelta obbligata per tutti i fancalcisti. Oplà Gangnam Style!

Rarissimo avvistamento di King che utilizza un oggetto per lui non identificato: il pugno.

 

Sheana (U.S.A.)

Versione Black Panther di May Day, la gigantesca amazzone antagonista di 007. Sheana ha sottomesso i suoi ideali e la lotta armata per il potere nero all’esercito americano e ora può godere di una fornitura illimitata da parte dell’Enel. Sheana non sarà la stessa punk rocker di una volta, ma è il miglior rimedio per scacciare away il KKK.

Lee si arruola involontariamente nell’Airborne

 

YUN (Cina)

La rappresentanza cinese è affidata al più grande oppositore del Maoismo: lo Shaolin. Da sempre attivi nella resistenza all’egemonia dell’Esercito Popolare, i devotissimi monaci marziali non possono che suscitare le simpatie dei Panda Taiwanesi. Yun è probabilmente il guerriero più valido del roster, ocio però a non lasciarvi ingannare dalla pericolosa somiglianza con Crilin. Lui ha il naso, e vi seppellirà tutti.

Akuma, scelgo te!

 

Madiesha (Romania)

La Romania è terra di grandi pensatori, artisti dadaisti, vampiri impalatori e mandrille in tuta dell’Adidas. Proprio in rappresentanza di quest’ultima categoria abbiamo Madiesha, ginnasta barely legal che vi sorprenderà con le sue mosse di corpo libero e con i suoi ciapèt da fare invidia a quella trecciolona di Cammy.

Dragostea Din Tei!

 

GERDON (Tailandia)

Con padri nobili come Sagat, Adon e Joe Higashi come fai a non cadere nel trappolone del clichè del Muay Thai? Sostituisci le braghe fluorescenti con tetri pantaloni di pelle, fatti crescere una cotonatissima chioma glam sulla tiger-pelata e parcheggia il Buddha nel backstage. Sul palcoscenico del Gods Of Metal indocinese sale Gerdon, preparatevi a pogare e cercate di non scivolare nella Pit Fatality dello Stage Diving!

The Eye of the Tiger…Uppercut!

 

CHIESHEN (Nepal)

La terra che ha dato i natali all’ultima incarnazione del Buddha ospita ora un altro grande illuminato: Chieshen. Il primo dei quattro boss finali, dopo decenni di meditazione profonda tra i cerchi colorati del Twister, riesce infine a combattere camminando sulle mani e prendendovi a schiaffi con i talloni. Se trovavate divertente lo stile dell’ubriaco di Shun Di in Virtua Fighter non avete visto ancora niente.

Let’s Twist Again!

 

WACKER (Repubblica Sociale Italiana)

Camerata Wacker, Presente! Siamo giunti finalmente al momento più atteso, ovvero l’introduzione del personaggio più politicamente scorretto mai visto in un picchiaduro. Wacker è la guardia d’onore del boss finale, un ufficiale SS che non ha mai digerito la fine del Pangermanesimo e che vuole continuare la Guerra Totale a fianco dell’alleato italico. E lo fa blastando la Resistenza con un attacco-proiettile da Blitzkrieg contro il CODACONS: il Nazi Nirvana!

Per non lasciare spazio a equivoci, Wacker accompagna la mossa con il grido “NAZI!”

 

CULA (Repubblica Sociale Italiana)

Ogni dittatore che si rispetti deve sfoggiare almeno un elemento ridicolo e imporlo ai suoi sottoposti, piegando la loro ilarità con la sottomissione. Poco importa che sia un taglio di baffi pubico, una pelata tirata a lucido come Mastrolindo, una capigliatura da topo morto o un casco nero di dimensioni galattiche. Nel nostro caso il Duce dello stage finale porta un nome proctologico, e non cerca nemmeno scuse nei misunderstanding della pronuncia perché è italiano: Cula. Molti nemici, molto odore.

Quelli in viola han perso una scommessa.

Tra le musiche spicca sicuramente il metallo schitarroso dello stage di Gerdon, dove l’assolo in chiptune cerca di emulare le chitarre trigemellari degli Iron Maiden di Fear Of The Dark. Scream for me, Bangkok!

 

Longevità 7

Bonus Stage All You Can Eat!

Oltre ai tradizionali livelli di difficoltà, Tough Guy vi darà la possibilità di regolare il parametro del turbo per accelerare l’esperienza di combattimento, sia che siate soli o male accompagnati. Inoltre se dimostrerete di essere dei veri animali e riuscirete ad arrivare a Chieshen senza aver perso un solo round sfiderete Jaw, il codino più unto di Taipei. Potrete anche selezionarlo assieme agli altri boss semplicemente digitando sulla tastiera i numeri in sovraimpressione nella schermata di selezione. Tac!

Jaw: 19668101 (player 1) 19668102 (player 2)

Chieshen, Wacker & Cula: 2604352

 

Reperibilità / come cacchio ci gioco?

Pssst…qualcuno ha detto DOSBox? Nein! Nein! Nein!

 

Concludendo

“Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.”

Se Tough Guy non è stato che Nazi Nirvana e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù beat ‘em up, a Panda Entertainment la colpa! Se Tough Guy è stato un’associazione a delinquere, allora Cula è il capo di questa associazione a delinquere!

Citazione:

“Sono apparso alla Madonna” (Carmelo Bene per Famiglia Cristiana)

2 pensieri su “Tough Guy (1995)

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