Retrolampi #15

Si avvicina la Pasqua e questo significa che molti di noi si sorbiranno interminabili pranzi coi parenti subendo domande scomode quali “Quando ti sposi?”, “Quando ti laurei?”, “Quando vai a vivere da solo?”, “Perché non mangi la quinta porzione di cappelletti, stai male?”.
C’è però anche una fortunata fetta di popolazione che ne approfitterà per fare una vacanza da qualche parte, inaugurando così la fortunata stagione “Ferie 2018”, e magari tra questi qualcuno ha in programma di andare a Berlino, a fare i punk ma non solo.

Con “non solo” intendo che potreste essere molto felici di sapere che nel 2017 ha riaperto in città il Computerspiele Museum! Oggi come oggi non è certo l’unico museo al mondo dedicato ai videogiochi ma detiene due primati in Europa: uno, che non gli potrà mai essere tolto, è quello di essere stato il primo museo di questo tipo ad aprire nel nostro continente (1997) e l’altro è quello di essere, al momento, il museo videoludico con la più ampia varietà di giochi presente qui.

Stiamo parlando infatti di un’esposizione di 300 giochi, di cui 35 possono essere provati dal visitatore durante il proprio tour. Il Computerspiele Museum non è enorme, ma con precisione e organizzazione tutte tedesche riesce a raccontare 60 anni di storia, fornendo anche qualche spunto di riflessione, ad esempio sull’annosa questione se sia vero o no che i videogame alterano la percezione della realtà e quanto.

Ma non pensiate che il CSM voglia farvi passare la voglia di giocare o fare il moralista su questa nostra passione. Tutt’altro: è, come deve essere, un vero trionfo della storia e dell’evoluzione dei videogame, sviscerata da diversi punti di vista attraverso le visite guidate tematiche.

Infatti, oltre al classico biglietto di ingresso con cui visitare il museo nella maniera che preferite, potete prendere parte ad un tour guidato. Quelli privati non sono esattamente economici ma costituiscono un’ottima occasione per vedere i videogiochi da angolazioni differenti: il Culture Guided Tour, per esempio, vi illustra il modo in cui i videogiochi hanno influenzato design, arte e cultura.

Come già accennato, il Computerspiele Museum consta di una parte di esposizione ed una di “azione”.

La prima, organizzata con un’estetica cubica che si adatta benissimo all’estetica berlinese, espone da un lato le console, classificate in ordine cronologico tramite un’eloquente linea del tempo, e dall’altro tutte le varie periferiche esistenti: joystick, pistole, joypad, persino la pedana per i giochi di danza trova una sua collocazione.

Ciò che trovo più geniale di questo museo, però, è la parte dedicata alla sperimentazione dei giochi. Non solo e non tanto perché mette a disposizione dei visitatori parecchie console particolari che spesso non si avrebbe la possibilità di vedere dal vivo, ma perché hanno ricreato gli ambienti in cui si giocava a determinati titoli, caratterizzando al meglio la collocazione storica. Oltre alla classica sala giochi piena di cabinati, troviamo diverse camere da letto arredate in tutto per tutto e con dovizia di particolari come negli anni 70, 80, 90 e così via, a seconda del gioco simbolo di quel periodo.

Trovo che questa sia una trovata che trasmette con immediatezza l’idea di un viaggio nel tempo, dando vita a un percorso di evoluzione che possiamo toccare con mano.

Inutile dire che, se vi innamorate di tutto questo, a fine visita trovate un fornitissimo angolo shopping per portarvi via un souvenir tematico!

2 pensieri su “Retrolampi #15

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