Pokèmon Rosso/Blu (1996)

Gotta kill’em all! (di Winona Raiden)

Vi ho già parlato della parabola vincente di Satoshi Tajiri, che è passato da lavoratore precario a programmatore miliardario. Oggi invece vi parlo della prima incarnazione della sua creatura, il videogame nato da un disturbo ossessivo-compulsivo applicato alla catalogazione che gli ha permesso di riscattarsi socialmente e di riscuotere innumerevoli cambiali.
Pokèmon Rosso\Blu (la versione Verde non uscì mai dal Giappone mentre Giallo arrivò in un secondo momento, a colori e con qualche modifica) hanno cambiato la vita non solo al buon Satoshi ma anche al 99% di coloro che sono stati bambini tra il 1995 e il 2000.

Sigla!

TRAMA

Vestiamo i piccoli panni di Rosso, un fanciullo nato sotto la stella del comunismo e destinato a qualcosa di ancora più grande. Rosso abita a Biancavilla, che non si trova in Sicilia come la sua omonima ma nella regione immaginaria di Kanto, la terra dei vocalist bimbiminkia.
Oltre a usare le kappa a sproposito, in questa regione ci sono altre abitudini strane, tipo quella che vede bambini di 10 anni abbandonare la casa materna e partire per un viaggio all’avventura.
Per fortuna c’è il professor Oak che veglia su di loro, e impedisce che finiscano nel traffico di organi dopo neanche 30 km donando loro un Pokémon. Per i profani, si tratta di una creatura simile a un animale, una pianta o persino a un oggetto, dotata della capacità di lottare attraverso delle “mosse”.

Dai valà, dove vai da solo?

Rosso decide quindi di voler diventare il più grande Allenatore di Pokèmon e in particolare di surclassare Blu, l’odiosissimo nipote del professor Oak, il classico tipetto che aveva sempre i vestiti firmati mentre tu riciclavi quello di tuo fratello maggiore.
Così Rosso e Blu cominciano il loro viaggio, che li porterà a battere gli 8 capipalestra della regione, i mitici SuperQuattro e infine la Lega Pokèmon, che è comunque più credibile della Lega Nord.
Tutto qui? No. Lungo il percorso, già tortuoso di suo, dovrete pure salvare i mostriciattoli dalle grinfie del Team Rocket, un’associazione para-mafiosa che vuole impossessarsene per scopi loschi mai ben specificati.

GAMEPLAY

Potrebbe sembrare strano vista l’assenza di elfi, maghi e nani a cui viene solitamente associato questo genere, ma Pokèmon Rosso/Blu è a tutti gli effetti un videogioco di ruolo. Il giocatore si sposta nell’ambiente tramite una visuale prevalentemente dall’alto, che cambia diventando in prima persona solo quando si dialoga con qualcuno o si combatte una lotta.


Interagire con qualsiasi oggetto o personaggio si incontri è fondamentale per ricevere informazioni utili, item ancora più utili e per lanciarsi in combattimenti, che sono indispensabili per migliorare la potenza dei propri Pokèmon e progredire come Allenatori.
La lotta, che si svolge a turni, non è un semplice scambio di attacchi per vedere chi ce l’ha più duro (l’attacco, eh!) ma, benché tecnicamente si svolga proprio così, richiede una certa tattica a monte. Ogni specie di Pokèmon, infatti, è associata a uno o più elementi (es. Acqua, Fuoco, Psico) che risultano particolarmente efficaci, deboli, resistenti o “neutri” allo scontro con altri elementi.
Imparare quello di appartenenza di ogni Pokèmon, per capire quale mandare in campo al momento opportuno, è la prima fase. Ogni creatura poi ha altre statistiche, come la velocità, la potenza o la difesa che sono indicativamente simili all’interno di una stessa specie ma cambiano da individuo a individuo. Confusi? Vi faccio un esempio: i Rattata sono generalmente veloci ma il mio Rattata potrebbe esserlo più del tuo, e probabilmente è proprio così.
Quando si vince una lotta, i Pokèmon che vi hanno preso parte ricevono dei punti esperienza che accumulandosi portano a un avanzamento di livello e quindi all’aumento delle statistiche.
Capite dunque che, a voler giocare Pokèmon in maniera perfetta, potreste impiegare parecchie ore cercando l’esemplare ideale di ogni specie!

Quasi commovente!

A proposito della ricerca…
Dall’inventario potete accedere al Pokèdex, una sorta di enciclopedia che si aggiorna con le informazioni di ogni Pokèmon incontrato (e catturato). Completarlo non sarà facile, non tanto perché sono 150 quanto perché non sono tutti così comuni. Molti si trovano semplicemente camminando nell’erba alta, nelle grotte o in altri ambienti, mentre alcuni, come i leggendari Articuno, Zapdos e Moltres, sono esemplari unici che si trovano in un unico punto e se fuggono (poiché indebolirli e catturarli non è semplice) è molto difficile che ricompaiano. Il consiglio quindi è di salvare il gioco poco prima di affrontarli e ripetere finchè non si raggiunge l’obiettivo.

Avrei ucciso per averlo!

Ci sono inoltre alcuni Pokèmon che si ottengono solamente scambiando la pre-evoluzione con qualcuno, ad esempio potete avere Alakazam solamente scambiando Kadabra. Assicuratevi di farlo con qualcuno fidato che ve lo restituisca! E infine ci sono un paio di specie esclusive di ogni titolo che possono essere ottenute, ancora una volta, solo ricevendole da chi possiede il gioco complementare al vostro.
Altro punto cardine sono i Centri Pokèmon, dove verrete serviti da infiniti cloni della sexy Infermiera Joy.

Non così tanto sexy, purtroppo

Qui potete compiere diverse operazioni importanti, tipo riemettere in sesto i Pokèmon dopo una lotta estenuante, evitando di dare fondo alle vostre scorte di pozioni e cure (che potete acquistare al Negozio) e utilizzare i pc per gestire il vostro “deposito” di Pokèmon. Infatti potete portarne con voi un massimo di 6 alla volta e spesso vorrete cambiarli per affrontare le lotte, trovare la formazione perfetta per il team o semplicemente variare un po’.
Sembrava un giochetto da bambini, eh?
Dopo aver appreso tutte queste nozioni, dovete battere il Capopalestra di ogni città. La fortuna è che i capopalestra sono specializzati in un tipo di Pokèmon, quindi capire come affrontarli è relativamente facile. I Superquattro e i componenti della Lega Pokèmon invece non sono così specializzati, quindi dovrete imparare a destreggiarvi con tutti gli elementi.

GRAFICA & SONORO

Non è che si potesse pretendere chissà cosa dal Game Boy e in effetti nessuno la pretendeva, troppo presi dall’entusiasmo di potersi portare dietro i propri giochi preferiti.
Anche quei pochi pixel comunque rendevano possibile ricreare in maniera efficace i vari ambienti, soprattutto grazie alla vista dall’alto che permetteva una certa stilizzazione, mentre durante le battaglie si riuscivano a creare al meglio i ritratti dei vari Pokèmon.


I personaggi tracagnotti sono riusciti in ogni caso a diventare iconici tanto da essere oggetto di merchandise, fan art e persino tatuaggi.
Per quanto riguarda le musiche, il gioco è sempre accompagnato da motivetti allegri. “Accompagnato” non è un termine messo lì a caso: il compositore, Junichi Masuda, dovette scriverla passo passo con lo sviluppo del gioco, adattandola agli accadimenti, alle diverse azioni e anche al mood dei luoghi, garantendo un’alta espressività e immedesimazione.

LONGEVITÁ

Chiaramente i programmatori devono averlo giudicato super longevo dato che hanno riproposto lo stesso gameplay per tutti i successori! E noi giocatori li abbiamo smentiti? Certo che no! Li abbiamo comprati TUTTI.
Ora, applicando questo paradigma di “formula rigiocabile” al primo titolo, che vince perché il primo è sempre il primo, come il primogenito che vostra madre vi ha sempre preferito, capite bene che è longevo eccome. È sempre un colpo al cuore eliminare la partita per iniziarne un’altra (qui mica c’erano i salvataggi multipli!) ma potete comunque regalarvi tante ore di gioco anche dopo aver concluso la trama principale, per esempio completando minuziosamente il Pokèdex o potenziando sempre di più i vostri amici mostriciattoli.  Anche se poi diventerete così potenti che non ci sarà nessun divertimento nello sfidare gli altri.

REPERIBILITÁ/COME CACCHIO CI GIOCO

Siete fortunati, perché il 2016 ha sancito il ventennale dall’uscita di questi titoli e quei furbacchioni di Nintendo hanno deciso di ri-pubblicarlo, sia attraverso l’eShop che in bundle con un 2DS tematico. Non si tratta di un remake ma sono state apportate alcune migliorie, fra cui la più importante riguarda una modifica delle animazioni per minimizzare il rischio di scatenare un’epilessia fotosensitiva nei soggetti a rischio.
Tuttavia, se non ritenete accettabile piegarvi alle nuove console, potete rispolverare il vostro GameBoy e recuperare online una vecchia cartuccia!

Cosa vuoi fare tu col 2DS?!

CURIOSITÁ

  • Esiste un glitch che permette di catturare il misterioso Mew, altrimenti non previsto nel gioco. Non ve lo riporto solo perché è talmente complicato che mi sono persa dopo 2 righe.
  • All’epoca dell’uscita, Pokèmon fu ovviamente tacciato come un gioco “satanico” dall’allora Papa Giovanni Paolo II. Pare che il fatto di utilizzare delle pietre elementali per evolvere alcuni tipi di Pokèmon fosse considerato un richiamo palese alla demonologia.
  • Questo non impedì a tutti gli altri di considerarlo uno dei 100 migliori giochi di tutti i tempi.
  • Se ascoltate troppo la musica di Lavandonia morite.
kawaiiii

CONCLUDENDO

Se mi chiedete dei Pokémon sono più di parte di quelle madri che difendono i figli anche quando sgozzano i compagnucci dell’asilo, quindi è ovvio che se chiedete a me ci DOVETE giocare e vi dovete anche divertire!

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