D (3DO-PC-SATURN-PLAYSTATION 1995/1996)

Salve a tutti, cari amici Bit-ellonici, qui è il vostro adorato Magnum CD-i che vi parla.
Quest’oggi vi scrivo direttamente dalla magica terra del Sol levante. Vi starete chiedendo come mai ho abbandonato il meraviglioso clima hawaiano per recarmi in Giappone e la risposta è presto detta: ho letto sulla mia fedele BBS che il rapporto di coppia nipponico sta diventando sempre più problematico e che la popolazione femminile è alla ricerca di nuove esperienze. Cogliendo la palla al balzo, ho fatto la valigia e mi sono lanciato verso una nuova terra di conquiste amorose.
Purtroppo non ho avuto grande fortuna, visto che la prima persona che ho avvicinato in un night club di Osaka, una splendida ragazza dai capelli lunghi e dalla voce gentile e suadente di nome Asami, si è poi rivelata piuttosto pericolosa. Vi risparmio i particolari per non urtare gli animi sensibili, però sono scappato a gambe levate prima che le cose finissero male.
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Una cosa però mi ha incuriosito; mentre parlava faceva spesso riferimento ad un gioco che l’ha terrorizzata da bambina e dalla cui influenza, diceva, non riusciva a liberarsi. Il titolo era composto da una sola lettera ed era un’avventura a filmati uscita a metà degli anni ‘90.
Incuriosito, dopo la notte di pericolosa passione, a cui è seguita una rocambolesca fuga dall’albergo (come vi dicevo, vi risparmio i particolari), mi sono messo a far ricerche ed ho scoperto che il titolo in questione era D, creato da una compagnia chiamata Warp, sotto la direzione di un certo Kenji Eno.
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Come poteva un semplice gioco a filmati, dal titolo così anonimo, aver avuto un impatto così devastante su una persona? In un piccolo negozio della periferia di Tokyo ho trovato la risposta; un negoziante affabile mi ha infatti venduto a prezzo modico un 3DO FZ10 della Panasonic ed una copia immacolata di D, che mi ha tra l’altro detto essere la “Director’s Cut”.
Cercando ulteriori informazioni, ho scoperto che il gioco non prevede la possibilità di salvare e che la partita non può superare le due ore, pena il game over.
I dubbi sull’effettiva qualità di un simile esperimento sono innegabili ; io stesso non riuscivo a capire come un progetto di questo tipo potesse funzionare. E invece, inaspettatamente, tutto s’incastra a meraviglia.
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D è ambientato nel 1997 ed ha inizio con l’arrivo a Los Angeles della giovane Laura Harris.
Il padre della ragazza, Richter è un medico stimato e rispettato ed è direttore del Los Angeles National Hospital. L’uomo però è improvvisamente impazzito, ha compiuto una carneficina e si è barricato all’interno dell’ospedale con degli ostaggi. La polizia ha le mani legate e la ragazza decide di avventurarsi da sola all’interno per parlare con il padre. Arrivata nella hall, vede con i propri occhi il risultato del massacro. Corpi sanguinanti riversi ovunque la costringono a coprirsi gli occhi, mentre cerca di oltrepassare l’ingresso. All’improvviso una strana forma traslucida, simile ad acqua, le sbarra la strada. Laura rimane interdetta e cerca di sfiorarla; in quell’istante la giovane viene inghiottita da una forza misteriosa che la trasporta in una lussuosa sala da pranzo di un antico castello. Dopo la sorpresa iniziale, la ragazza inizia a camminare per la stanza, finché non è attirata da un sussurro. Il padre le parla attraverso la forma traslucida, mettendola in guardia sui pericoli del “mondo” in cui è intrappolata e pregandola di fuggire. Ma il mistero deve essere svelato e Laura decide di proseguire…
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La storia, per quanto non particolarmente complessa, è cupa e matura e presenta diverse scene forti che furono tenute segrete a buona parte dei membri del team Warp fino all’uscita. Per far si che il gioco fosse pubblicato in occidente in forma integrale, Kenji Eno si recò di persona in America e sostituì la copia “pulita” (che aveva già mostrato alla censura) con quella completa prima di andare in stampa. Oggi sicuramente una cosa del genere non sarebbe possibile, ma all’epoca funzionò eccome, regalando al titolo un’ottima fama.
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Graficamente il gioco è estremamente curato, soprattutto se si pensa all’anno di uscita ed alla relativa inesperienza del team. D è composto integralmente da filmati pre-renderizzati in computer grafica, realizzati su un Amiga 4000, con un livello di dettaglio davvero avanzato. La cura riposta nel design degli ambienti e nella resa dell’atmosfera traspare fin da subito e contribuisce a creare una leggera inquietudine, che ci accompagna nel girovagare per le varie locazioni. La cosa interessante è che, nonostante ogni movimento sia precalcolato, si ha spesso quasi l’impressione di stare giocando in tempo reale ad un film e questo non è certo un risultato da poco. Anche Laura, protagonista del gioco, è ben realizzata e riesce, pur con tutti i limiti a trasmettere in maniera efficace i suoi stati d’animo al giocatore, mentre scopre orrori e misteri di ogni tipo.
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Il comparto audio completa perfettamente quello visivo, presentandoci una colonna sonora spettrale ed estremamente d’impatto, composta dallo stesso Kenji Eno, alternata a sottofondi quasi impercettibili ma perfettamente inseriti nel contesto. Ottimo anche l’uso degli effetti sonori, che si rivelano di qualità eccellente. Il doppiaggio del padre di Laura, unico personaggio a parlare durante il gioco, è di buona qualità in giapponese, mentre risulta meno d’impatto in inglese. Oltre a queste due lingue è presente, nei propri paesi d’origine, anche una versione specifica per il mercato francese e tedesco, con risultati molto più altalenanti.
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D è un’avventura grafica a filmati a sfondo horror. Nei panni di Laura avremo due ore di tempo (reale) per arrivare alla fine del gioco, pena il game over. Come già detto non potremo salvare, ma saremo costretti a vivere l’esperienza in maniera integrale, come se fossimo davanti ad un film.
Gli enigmi che dovremo affrontare non saranno mai particolarmente complessi, salvo un paio di eccezioni. Nel caso in cui ci trovassimo bloccati, potremo inoltre consultare uno specchietto presente nell’inventario, che ci mostrerà un’immagine del prossimo oggetto da trovare o l’ambiente da visitare. La possibilità di utilizzare quest’aiuto sarà limitata, in quanto dopo il terzo utilizzo lo specchietto si romperà.  L’avventura scorre bene e non presenta momenti particolarmente tediosi, tranne una parte dove dovremo girare più volte un meccanismo per far ruotare una stanza circolare, che potrebbe risultare un po’ fastidioso alla lunga.
Molto carino anche l’inserimento di una sequenza in stile laser game, che dona un tocco di varietà in più.
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La durata del gioco si attesta quindi su un massimo di due ore, per cui non è un’esperienza particolarmente duratura, ma senza dubbio rimane molto intensa. Nel gioco sono nascosti in modo casuale alcuni piccoli insetti che dovremo trovare, in modo da accedere ad alcuni flashback, vitali per l’evoluzione del personaggio di Laura e che permetteranno di vedere il finale integrale, oltre che di ricevere le congratulazioni del team Warp.
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D è disponibile su due cd ed è uscito inizialmente su 3DO, dove ha registrato un grande successo, superando nel solo Giappone il milione di copie vendute. Vista la grande fama è stato poi convertito su PC, Saturn e Playstation, arricchito da una sequenza introduttiva allungata e con una compressione video migliorata (soprattutto su PC e Playstation). L’amore del team Warp verso il 3DO, dove ricordiamo sono usciti i loro primi giochi, ha portato poi a realizzare una Director’s Cut esclusiva per il mercato giapponese, che contiene l’avventura, con una serie di sequenze riviste ed allungate, più un cd extra con curiosità di ogni tipo ed un racconto interattivo che funge da prequel. A tutto questo si aggiunge anche un mini cd con la colonna sonora, in cui è nascosta anche la traccia musicale del seguito, previsto su 3D0 M2 (e poi uscito su Dreamcast anni dopo), di cui è disponibile anche un filmato di presentazione al termine del gioco.
Dal 2016 è disponibile anche su Good Old Games e Steam, per cui potete giocarci senza problemi anche su computer moderni.
Style: "ClassicBW"
D è quindi un titolo unico e particolare ed è la prima grande opera del compianto Kenji Eno, un game designer straordinario ed estremamente sottovalutato, che purtroppo ci ha abbandonato nel 2013, a soli 42 anni.
Dopo averlo provato più volte, posso dire di aver capito come mai fosse stato così d’impatto per la strana ragazza che ho conosciuto.
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Anche per oggi è tutto, il vostro Bit-ellone preferito è pronto a far le valigie per tornare alle Hawaii. Sento giusto bussare un attimo alla porta, dev’essere il fattorino che viene a prendere la valigia.
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Ho guardato attraverso lo spioncino, è Asami! Come mi ha trovato? E adesso come esco di qui???

Magnum CD-i

magnum prova
“This Isn’t Even My Final Form”

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