Ferro, carne e anima: IRON ANGEL OF THE APOCALYPSE & THE RETURN (3DO)

Salve a tutti, miei cari amici Bit-ellonici; sono sempre io, il fantasmagorico Magnum CD-i.

Questa volta sono reduce da un caso davvero particolare: un giovane scienziato, tanto brillante quanto sconsiderato, ha fatto un mezzo disastro nei sotterranei di un grattacielo di Honolulu. Il mio cliente, padrone del complesso, ha ricevuto per settimane segnalazioni da altri affittuari dei piani bassi, che lamentavano di strani rumori e di un odore particolarmente forte. Entrato in azione, mi sono reso conto che quel disgraziato aveva fatto strani esperimenti con alcune piante tropicali, diventate gigantesche ed estremamente maleodoranti, oltre che decisamente velenose. A farne le spese sono stati diversi membri della sua equipe, sparsi senza vita qua e là nei vari settori del laboratorio, ma del nostro genio incompreso nessuna traccia.
Mentre ero sotto la doccia e cercavo di lavare via quell’odore nauseabondo, ho ripensato al dedalo di stanze e corridoi che avevo attraversato poco prima ed alla misteriosa figura dello scienziato scomparso.
Tutto questo mi era in un certo senso familiare, non perché lo avessi vissuto direttamente, ma perché mi ricordava tanti videogiochi che ho affrontato in passato. E poi, come un lampo, mi è balenato in testa il 3DO. La storica macchina di Trip Hawkins ha avuto infatti molti titoli ambientati in labirinti tridimensionali più o meno complessi: Space Hulk, Escape From Monster Manor, Seal of the Pharaoh, Doctor Hauzer, Cyberdillo, giusto per citarne alcuni . C’è però una bilogia molto particolare che conoscono davvero in pochi e che è rimasta confinata proprio sul 3DO.
Visto che le oscurità sono sempre fonte di curiosità per il sottoscritto, addentriamoci in una nuova indagine negli antri più bui del mondo videoludico.
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IRON ANGEL OF THE APOCALYPSE
Siamo nel futuro; una gigantesca struttura torreggia su un paesaggio desolato. Al suo interno, un corpo in un involucro di metallo si risveglia all’improvviso. Sul monitor davanti a lui c’è un misterioso individuo, che lo osserva con grande interesse. “E’ bello sentirsi di nuovo vivi, non è vero? Ti è stata data la possibilità di diventare Tetsujin, un angelo che porterà il mondo verso un nuovo inizio. Il corpo umano dovrebbe essere pronto ad un nuovo stadio evolutivo, ma la parte organica glielo impedisce. Tu hai la possibilità di poter vivere per sempre. Voglio vederti con i miei occhi, vieni all’ultimo piano dove c’è il mio laboratorio. Distruggi tutto ciò che incontri sulla tua strada”
Con queste parole l’uomo si congeda e noi, nei panni del cyborg Tetsujin, dovremo superare trenta piani della immensa e labirintica struttura in cui siamo prigionieri, per poter incontrare faccia  a faccia il nostro creatore.
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Sviluppato dalla software house giapponese Synergy Inc e rilasciato in esclusiva su 3DO nel 1994 (in Giappone, in America è arrivato l’anno successivo) The Iron Angel of Apocalypse è un titolo passato in sordina ed oggi è praticamente dimenticato.
Graficamente il gioco non è niente di particolarmente esaltante: togliendo le ottime e particolarmente artistiche sequenze d’intermezzo, ci troveremo ad attraversare i vari livelli in soggettiva, attraverso ambienti ben realizzati, ma molto simili tra loro. L’area di gioco sarà inoltre in finestra, inserita in una cornice con tutte le varie informazioni sul nostro stato di salute e sull’arma che avremo a disposizione. Nonostante ciò il gioco non brilla per fluidità, con rallentamenti onnipresenti e una limitata visibilità.
Anche la realizzazione dei motoidi, robot poligonali che dovremo distruggere lungo il nostro cammino, è discreta ma non esaltante.
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Nonostante tutto però l’atmosfera funziona alla grande, soprattutto grazie ad un comparto audio veramente ben riuscito, che si avvale di un’ottima colonna sonora, molto cupa e d’atmosfera e di effetti ben realizzati. Il tutto accentua un clima cupo ed oppressivo, che regala un senso di solitudine senza dubbio invidiabile.
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Tetsujin potrebbe a prima vista sembrare uno sparatutto in prima persona, ma in realtà si rivela un gioco d’esplorazione assimilabile ai dungeon crawler, senza però la componente ruolistica. I vari livelli sono dei labirinti sempre più grandi e presentano puzzle e trappole di ogni tipo.
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La mappa completa dovrà essere trovata in ogni singolo piano, quindi all’inizio potremo affidarci solo alle nostre capacità per orizzontarci nel dedalo di corridoi della struttura. Sparsi per il livello troveremo inoltre delle stazioni che ci permetteranno di ricaricare l’energia di armi e scudi, nonché di salvare. Tetsujin troverà armi sempre più potenti lungo il cammino, che gli permetteranno di arrivare allo scontro finale con lo scienziato.
La durata complessiva è più che buona ed il tutto non si rivela mai troppo frustrante, nonostante i limiti tecnici che si fanno senza dubbio sentire.
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Iron Angel of Apocalypse è quindi un titolo particolare e non certo per tutti, ma potrà regalare diverse soddisfazioni a chi avrà la pazienza di dedicarci un po’ di tempo.
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A questo punto la storia sembra conclusa, ma ecco che a poco più di un anno di distanza esce, sempre in esclusiva per 3DO, un seguito diretto del primo gioco, che è oggi ancora più oscuro del precedente.

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IRON ANGEL OF THE APOCALYPSE: THE RETURN
Ambientato diversi decenni dopo il primo capitolo, Tetsujin Returns (il titolo giapponese) ci cala nei panni di un pilota morto durante un test di volo, che viene utilizzato come mente per la creazione di un nuovo cyborg, evoluzione diretta di quello visto nel capitolo originale. Un modulo d’esplorazione ha infatti ritrovato i resti di due Tetsujin e li ha usati come base per un nuovo progetto.
Il mondo è adesso controllato dalla corporazione SCR, che ha proseguito gli studi dello scienziato e sta sponsorizzando il “passaggio evolutivo” degli esseri umani. Risvegliati nel corpo meccanico, ci troveremo a dover combattere una guerra contro i nostri creatori, per porre fine ad un’egemonia globale.
La trama si dipana in modo molto più cinematografico del primo capitolo ed assomiglia maggiormente ad un anime giapponese dell’epoca, distanziandosi molto dall’atmosfera e dal taglio del primo capitolo.
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Graficamente The Return mostra sensibili miglioramenti. La finestra del gioco è più ampia rispetto al primo capitolo ed il tutto è maggiormente definito e soprattutto fluido, regalando una sensazione di movimento ben diversa. Anche la varietà degli ambienti è stata aumentata, in modo da far sembrare i livelli meno uguali tra loro. I nemici sono adesso sprites e questo permette una maggiore frequenza e varietà d’incontri.
Le numerose sequenze d’intermezzo riflettono il cambio di stile del gioco e sono realizzate con buona competenza.
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A livello audio troviamo ancora una volta una colonna sonora d’effetto, che però stavolta sembra meno intonata allo stile di gioco, senza dubbio più veloce e frenetico. Gli effetti sono anch’essi di buona qualità, mentre il doppiaggio non brilla di grande personalità.
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The Return è senza dubbio un vero e proprio sparatutto in prima persona. Anche la struttura dei livelli è più semplice ed il tutto risulta rapido ed immediato, pur perdendo in parte il tratto distintivo dell’originale.
Da notare anche l’inserimento di qualche sezione su rotaia, per dare un tocco di varietà maggiore.
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La durata si attesta comunque di buon livello, resa tra l’altro più accessibile da un livello di difficoltà molto più basso dell’originale, che porterà anche il giocatore medio a terminare la storia senza particolare frustrazione.
Iron Angel of the Apocalypse: The Return è quindi un titolo più che discreto, che perde il confronto con altri contemporanei, ma che rappresenta un buon corollario al capitolo originale.  Piccola curiosità, quest’ultimo capitolo è uscito nel 1996 anche su PC,  solo in Giappone, con il titolo “Tetsujin Returns – Premium Version”.
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Dopo questo nuovo tuffo nelle oscurità del 3DO, è tempo di ripartire. Ho avuto una soffiata sulla possibile presenza del misterioso scienziato nel New England e direi sia il caso di fermarlo prima possibile. Giusto dimenticavo, il suo nome è Herbert West, se lo incontrate stategli lontano!
Il vostro Magnum CD-i parte in missione, ma ci saranno gli altri Bit-elloni a tenervi compagnia fino al prossimo mese. E ricordate: “Stay hungry, stay obscure” 😉

MAGNUM CD-i

magnum prova
“This Isn’t Even My Final Form”

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