Capitan Silver (1988)

Recensione di un gioco che mi pare a me (di Winona Raiden)

Ebbene, che ci crediate o no anche i Bit-Elloni vanno (più o meno) in vacanza.  Tra di noi c’è chi le passerà alle Hawaii sorseggiando cocktail di prima qualità, chi a Las Vegas, chi si è preso una copertura come gelataio e chi si è reinventato manager.
E Winona cheffaaa? Pensa ai pirati…

TRAMA

Non lasciatevi ingannare dalle apparenze, Capitan Silver non è il fulgido marinaretto biondo che piloterete durante il gioco ma è il pirata, nonché super boss finale, al quale il sopracitato vuole ciulare il tesoro da sotto il naso.
Sì insomma, uno passa una vita in mare, ci rimette un occhio, qualche arto, diventa un nome blasonato dell’illegalità oceanica e finisce che arriva sto sbarbino a rubare i risparmi di tutta una carriera!
Roba da farci rivalutare il concetto di buono e cattivo!

GAMEPLAY

Non so quale sia la percentuale di mie recensioni di platform, ma credo si assesti sull’85% senza esagerare.
Capitan Silver non fa eccezione: come forse ho già accennato da qualche parte, i platform sono stati la mia prima tipologia di videogiochi, per cui quando vado a crogiolarmi nei ricordi d’infanzia, come in questo caso, è molto probabile che la scelta rientri in questo gruppo.

C’è anche lo Stregatto

I livelli tra i quali zompetta Jim sono ovviamente tutti riconducibili al mondo dei pirati: si parte da una città incantata per poi salire su una nave e, dopo un difficilissimo schema a bordo di una specie di zattera, si approda su un’isola di chiara ispirazione sudamericana.
Jim comincia il suo viaggio con un’arma poco pratica, la spada, che lo costringe ad avvicinarsi ai nemici in maniera pericolosa per la propria incolumità; tuttavia, catturando una fatina magica che si trova in alcuni punti, potrà potenziare il proprio fendente rendendolo letale anche a distanza.

È sempre carino inoltre notare come ancora non fossero stati codificati dei metodi universali per il gameplay: in questo caso infatti, per guadagnare vite aggiuntive, è necessario collezionare delle lettere che formano il nome “Captain Silver”!

GRAFICA & SONORO

Comunemente a tanti altri titoli della sua epoca, Capitan Silver nasce come gioco arcade e viene successivamente riproposto su NES, Mega Drive e Master System. È quest’ultima la versione a cui ho fatto riferimento nella recensione e quella che conosco meglio. Tra tutti, è il port che presenta la grafica più fumettosa, coi personaggi che paiono usciti da un cartone animato e nessuna pretesa di farli sembrare reali o realistici.

La colonna sonora a 8 bit potrebbe invece causarvi delle otiti o far piangere il vostro cane, ma i motivetti sono molto carini!

LONGEVITÁ

Capitan Silver non è un gioco eccessivamente difficile ma neanche così facile da togliervi il brivido della sfida! Pensate infatti che nella versione USA hanno tolto alcuni livelli, un’operazione che mi sembra inqualificabile ma tant’è, si sa che gli Americani son strani…

CONCLUDENDO

Avevo già citato questo titolo, secondo me poco conosciuto in Italia, in uno scorso articolo alla riscoperta del Sega Master System. Era quindi ora di parlarne in modo più approfondito!

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