VirtuaVerse (2020)

Volevate i giochi difficili? Eccone uno! (di Winona Raiden)

Siamo in confidenza, quindi possiamo dircelo tranquillamente: uno degli snobismi maggiori che noi retrogamer abbiamo nei confronti della next gen è quello della difficoltà.

Non importa quanti tasti alla volta bisogna premere per fare la più elementare delle mosse o di quanto ca$h sia necessario sganciare per avere una skin decente, la possibilità di infiniti salvataggi ed enigmi al livello di “trova la chiave e infilala nella to(p)pa” si guadagneranno sempre sguardi altezzosi dai più.

Quindi VirtuaVerse, i cui sviluppatori hanno fatto della “moon logic” un vero e proprio cavallo di battaglia, è senz’altro quanto di più retro possiate trovare oggi nel modernariato (qui Elder 0010 spiega a un nostro amico perché non ha voluto facilitarvi la vita).

TRAMA*
* la descrizione potrebbe non essere tecnicamente accurata al 100%

La trama di VirtuaVerse è a suo modo semplice ma estremamente efficace nel dipanare gli eventi trovando il modo di farci conoscere la filosofia degli sviluppatori che stanno dietro a Theta Division e lasciar trasparire una sorta di denuncia verso la piega che la tecnologia, e in particolare l’uso di Internet, ha preso oggi.

Ci siamo capiti?

Tutto comincia quando il personaggio che controlliamo, Nathan, si sveglia nel proprio appartamento (che è più un bilocale su 2 piani) e scopre che la fidanzata, Jay, se n’è andata durante la notte lasciando un criptico messaggio scritto sullo specchio con un rossetto e, senza apparente ragione, cambiando pure il PIN del cancello.
Siccome le sfighe non vengono mai da sole e non c’è 2 senza 3, non appena sceso dal letto Nathan fa cadere e rompe il proprio visore AVR, l’unico dispositivo che gli (e ci) permette di vedere, oltre alla realtà fisica, tutti gli elementi di quella virtuale. E diciamo che in questo mondo super tecnologico e distopico non è un problema da poco.

No AVR no Calavera

A questo punto cosa potrebbe andare peggio? Potrebbe piovere! E infatti qui in città piove sempre, perché il buon Eric Draven talvolta scazzava.

Con il pretesto di ritrovare Jay, Nathan si troverà ben presto invischiato in qualcosa di molto più impegnativo di una fidanzata bizzosa, e da cui potrebbe dipendere il destino di tutto il mondo.

Non voglio svelarvi troppo, dal momento che in un’avventura grafica la storia è parte fondamentale del piacere, ma vi posso dire che Xenon, misteriosa e potentissima intelligenza artificiale, sta per lanciare VirtuaVerse, l’installazione che decreterà il passaggio definitivo e irreversibile dalla realtà fisica a quella virtuale! Vogliamo davvero che questo succeda? Ma certo che non lo vogliamo!

Ai vostri dubbi risponderanno loro

GAMEPLAY

Il gioco che abbiamo tra le mani è niente meno che un’avventura grafica (o punta e clicca, scegliete la definizione che preferite). Va da sé che VV non è un gioco rilassante, nonostante i riferimenti alla nota e ambigua tecnica dell’ASMR.

Non quello col 3Dio, spero

Infatti, non è che potete mettervi lì e premere cose a caso sperando di beccare l’arma giusta e abbastanza potente, dovete azionare il cervello e aguzzare la vista, cercando di non tralasciare niente di quello che vedete a schermo e soprattutto tenendo presente che i personaggi, per quanto bizzarri, non parlano (quasi) mai a sproposito: tutto quello che dicono, o lasciano scorgere tra le righe – di testo – è spesso fondamentale per risolvere il prossimo enigma.

Voi state attenti a tutto, lasciatevelo dire da una che nelle prime fasi voleva chiedere una rivalutazione del QI per scoprire se avesse qualche scompenso!

D’altro canto, non appena capirete la logica del gioco, o se non altro proverete a immedesimarvi in ciò che fareste se doveste convincere una gang di writers virtuali ad aiutarvi, si aprirà davanti a voi una strada infinita di soddisfazioni.

Anche le action figure contano

Potrete dire “Ma allora sono intelligente!” e godere della nuova spremuta di meningi e neuroni che vi aspetta. Un gioco per sapiosessuali? Forse, ma talvolta basta attivare un po’ di pensiero laterale, purché contempli TUTTI i lati, diagonali compresi.

Infatti, il tipo di enigma proposto non è sempre uguale: a volte è questione di logica, altre di spirito di osservazione, alcune soluzioni dipendono dalla vostra abilità di prevedere e concatenare piccoli eventi, mentre in certe occasioni dovremo persino improvvisarci traduttori di codice ASCII!

Tra l’altro, questa è una delle caratteristiche di maggior pregio di Virtua Verse, dal momento che il non sapere con quale tipo di sfida ci si andrà a scontrare mantiene alta l’attenzione, la tensione e la voglia di scoprire cosa c’è dopo. Non è sempre la stessa cosa ma in difficoltà crescente, è un mix che richiede di resettare sempre la mente e ripartire daccapo, aperti a qualsiasi possibilità.

Come già detto, l’avventura si dipana intorno all’immortale tema dell’uomo VS macchina. Fino a che punto usiamo la tecnologia e quand’è che essa inizia a usare noi? È meglio vivere in una realtà vera ma grigiastra o in una sfavillante illusione?

Sembra tutto a caso ma non è

Nathan, Jay e gli altri, come tanti altri eroi cyberpunk, non hanno dubbi su quale sia la risposta e quale sia il confine da non valicare mai: immergendoci con loro nell’avventura di VirtuaVerse scopriremo le loro ragioni e non potremo che finire per concordare con loro. E ora aspettate un attimo, ché vado a smontare il GPS dal mio smartphone.

GRAFICA & SONORO

Se dessi dei voti e se fossi Alessandro Borghese direi: “DIESCI!” e chiusa lì, ma voglio argomentare.

La scelta della grafica non poteva che ricadere sulla pixel art, visto che le intenzioni di Theta Division sono sempre state, piuttosto palesemente, quelle di omaggiare i bei tempi andati.

Tuttavia i nostri non si son certo dati alla faciloneria buttando pixel fuxia e azzurri qua e là, ma hanno ricreato ogni ambientazione con la massima cura, caratterizzando alla perfezione ognuna di esse. Insomma, guardate il meraviglioso deserto rosso del Cimitero Hardware: non vi sembra di sentirne l’afa e l’aria malsana?

Forse ci vuole la protezione 50

Musicalmente è chiaro che VV vince a mani più che basse, avendo tra i suoi creatori uno che il musicista lo fa davvero, e mica a tempo perso! Mi riferisco naturalmente a Master Boot Records (fka Victor Love) che ha composto una colonna sonora cucita su misura addosso a ogni scena, in un crescendo di tensione che culmina con le sequenze nella stazione spaziale, da me particolarmente apprezzate.
Per altro, potete anche scaricare la OST come DLC su Steam o ascoltarla sui maggiori canali dedicati.

Lui è senz’altro il nipotino di Gertie

LONGEVITÀ

Beh, se siete arrivati a leggere fino a qui avreste senz’altro capito che qua non si scherza niente, e potete tranquillamente preventivare tra le 20 e le 30 ore da dedicare al gioco e disdire i vostri impegni di conseguenza.

Poi il brutto è che una volta finito vi sentirete un po’ “orfani” e vorreste ricominciarlo subito, ma ahimè, a seconda di quanta memoria avete dovete aspettare più o meno tempo per dimenticarvi le soluzioni!

Più longevo dei Grandi Antichi o no?

CONCLUSIONE

VirtuaVerse ha ricevuto una manciata di recensioni entusiastiche, una marea di riscontri positivi e qualche sporadico commento negativo. Le ultime due categorie hanno spesso evidenziato, tra i difetti, il fatto che VV sia un titolo lento, macchinoso, e che non aiuta il giocatore (su quest’ultimo punto vi ho già detto come la pensano i creatori). Ora il punto è che tutto questo può anche essere vero, ma chi ha detto che è un male?

Innegabilmente i media di oggi, con un’impennata significativa nell’ultimo decennio, ci hanno portato a una fruizione dei contenuti che oserei definire bulimica.

Guarda la nuova serie su Netflix – sputa un parere – ascolta la playlist su Spotify – rigurgita una recensione – ordina le console al day 1 – vomita un riscontro addosso ai tuoi amici che non hanno voglia di ascoltarlo perchè devono sfruttare al meglio l’abbonamento a Disney+.

Essi Recensiscono

Oramai anche per i passatempi abbiamo (avete) sviluppato un approccio simile a quello lavorativo, per cui non stupisce che un gioco cervellotico, al quale potreste anche dedicare un’ora intera senza fare progressi significativi, venga percepito come lento o macchinoso.
Se invece ricordate ancora l’attesa di quando si inseriva un floppy disc [rigorosamente masterizzato copiato(ndElder0010) dal compagno di classe] nell’Amiga e magari, dopo 5 minuti di suono rugginoso, il gioco decideva che quel giorno non gli andava di partire, conoscete alla perfezione il piacere di gustarsi qualcosa e passare alla prossima solo quando la si è digerita.

2 pensieri su “VirtuaVerse (2020)

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