STEEL BATTALION (XBOX-2002)

Salve a tutti, miei cari fans Bit-ellonici. Sono sempre io, il vostro Magnum CD-i, pronto a portarvi nei reami più oscuri del mondo videoludico.
Finalmente le pulizie nella dependance di Villa Masters sono terminate e posso godermi un po’ di sano e meritato riposo.
Di lavoro al momento non se ne vede neanche l’ombra, per cui ho pensato di passare qualche momento di relax rispolverando una delle mie macchine preferite, la prima Xbox. Non starò qui a dirvi quanto sia affezionato a questa gigantesca mostruosità, uscita da noi nel lontano 2002, tanto lo avrete già capito. Aggiungo solo che riesco persino ad amare il terrificante rumore da jet in fase di decollo, che sprigiona ogni volta che sia accende (è un problema specifico della mia console, non è normale); persino il buon Higgins se n’è accorto, mentre leggeva in poltrona dall’altro lato della villa.

Digressioni a parte, una domanda certamente vi attanaglierà. Come mai, o buon Magnum, stai parlando di una console uscita dopo il 2000? Non era quello il termine massimo di copertura Bit-ellonica? Ebbene si, questo è vero, ma ho ricevuto un salvacondotto speciale da tutta la squadra, visto ciò che tratterò oggi. Il nostro Starfox è momentaneamente impegnato a cercare di uscire dalla dimensione alternativa (ha sparato all’asteroide sbagliato), ma è riuscito comunque a mandarci un messaggio inequivocabile: “Robottoni grossi!”.
Quale occasione migliore per parlare di un certo simulatore “Super Mega Hardcore”, sviluppato da Capcom ed uscito in esclusiva su Xbox nel 2002? Datemi un attimo per andare a prendere uno scatolone sullo scaffale, e possiamo iniziare.
Vi ricordate i meravigliosi pomeriggi dei bei tempi andati, quando in televisione era tutto un susseguirsi di serie animate giapponesi a base di robot ed immense esplosioni? Avete mai sognato di entrare nella cabina di pilotaggio di uno dei vostri beniamini,  per vivere grandi avventure?  
Steel Battalion è la risposta alle vostre domande.

La coreografica copertina

Lo sviluppo del gioco inizia su Playstation 2 e vede lo sforzo congiunto di Capcom Production Studio 4 e di Nude Maker, formata da ex programmatori di Human Entertainment (Clock Tower).
Quando però arriva la neonata Xbox, gli sviluppatori decidono di cambiare piattaforma e spostano lo sviluppo sulla console Microsoft, dove Steel Battalion diventa poi un’esclusiva.
Il gioco arriva nei negozi americani e giapponesi a fine 2002 e ad inizio 2003 in Europa; all’uscita provoca sorpresa e sgomento sia nel pubblico che nella stampa specializzata.
Steel Battalion infatti costa circa 250 euro ed è prodotto in quantità limitata.
Il motivo è presto detto: all’interno del gigantesco box dal design militare troviamo il gioco, un corposo manuale ed una plancia formata da tre elementi separati, più una pedaliera.
Questo enorme controller ha circa 40 pulsanti luminosi, due joystick e una leva per il cambio ed è probabilmente il sistema di controllo più grande mai uscito per una console casalinga .
Steel Battalion è pensato per funzionare solo con questa plancia, che a sua volta funziona solo con questo titolo (e con Line Of Contact, di cui parlerò più avanti). Il gioco stesso, in presenza di un controller standard, non ci farà neanche superare la schermata di avvio.

Ecco il contenuto della confezione del gioco, da Guinnes dei primati!

Siamo nel 2080; gli equilibri del mondo sono cambiati ed una guerra su vasta scala è imminente. Nei panni di una giovane recluta, dovremo pilotare un Vertical Tank (il nome dei robot nel gioco) e portare a termine una serie di missioni, nella speranza di scongiurare il conflitto.

La plancia del VT, con schermo ed indicatori vari

Graficamente Steel Battalion non è un titolo che fa gridare al miracolo e mostra la sua origine su un sistema graficamente inferiore (PS2). Nonostante infatti ci siano effetti ben realizzati (ad esempio fuoco ed esplosioni) e dettagli senza dubbio accattivanti, l’immagine è poco nitida, granulosa e con colori spenti. Questo però si rivela interessante se pensiamo che tutto il gioco è in soggettiva, all’interno dell’abitacolo, e che stiamo effettivamente guardando un monitor (che su alcuni robot è persino in bianco e nero). L’effetto immersione è convincente ed assolutamente garantito.
La fase di accensione del VT, invece, è incredibilmente coreografica , cambiando persino a seconda del modello che stiamo pilotando; la plancia si chiude, il monitor si riempie di scritte e l’intera pulsantiera si illumina. La sequenza merita di essere vista dal vivo per poterla pienamente apprezzare e non stanca mai, neanche dopo numerose partite.

Una missione all’interno di un’area cittadina

A livello audio troviamo degli effetti di ottima fattura, ben campionati e potenti, che tra l’altro beneficiano dell’eventuale presenza di un impianto home theater a cinque casse.
La colonna sonora è opzionale; durante il gioco infatti ci verrà data la possibilità di usare un boom box, ovvero un mangianastri, da inserire all’interno dell’abitacolo del VT. Le cassette, che saranno acquistabili, ci permetteranno quindi di ascoltare una musica di sottofondo durante le missioni. L’unico peccato è di non poter scegliere la nostra colonna sonora personalizzata dall’hard disk della Xbox, che avrebbe reso il tutto ancora più interessante.
Anche il doppiaggio, per quanto limitato ai soli comprimari ed al veicolo di supporto durante le missioni, è ben realizzato.

Uno scontro ravvicinato con un VT avversario

Steel Battalion è un simulatore di robot molto complesso; senza impegno e dedizione sarà impossibile proseguire nelle missioni. Dovremo innanzitutto imparare ad equipaggiare al meglio il VT che sceglieremo, non caricandolo di eccessivo peso e scegliendo con cura tra le varie armi a disposizione. Una volta saliti a bordo dovremo imparare a muoverci, utilizzare efficacemente la schivata e imparare a cavarcela, cercando di affrontare in modo ragionato i nemici che affronteremo. Quando saremo padroni del mezzo, ci troveremo comunque davanti un gioco duro e complicato, con missioni lunghe e senza checkpoint e l’impossibilità di mettere in pausa durante la partita (nel caso, staccate il controller e il gioco si fermerà).
Una vera e propria simulazione, dove tra l’altro, potrete morire. Se il mezzo starà per esplodere o affondare in acqua, vi conviene eiettarvi tramite apposito pulsante, pena la morte e la cancellazione del salvataggio. Avete letto bene, se morite durante la campagna, dovrete ricominciarla da capo. E’essenziale eiettarsi appena vedete che la situazione sembra senza scampo.
Il gioco, come potete immaginare, si rivela incredibilmente profondo e affascinante.
Completare le missioni e riguardarle con la funzione replay dà una soddisfazione inimmaginabile e spinge ad andare avanti con passione, anche se la sfida è ardua.
Dal menù principale potremo comunque abbassare il livello di difficoltà, che renderà i proiettili nemici più lenti e facili da evitare. Al massimo della difficoltà invece dovremo imparare ad anticipare i colpi, perché sarà molto difficile schivarli  (questa modalità è in effetti molto realistica).

Booom!!!

Il gioco presenta una campagna principale composta da 23 missioni, che vi impegnerà per svariate decine di ore, e da una modalità dove potremo affrontare liberamente le missioni già completate.
L’esperienza è esclusivamente pensata per il giocatore singolo, ma di carne al fuoco ce n’è parecchia.

Anche questo nemico saluta la curva

Nel 2004 è uscita una versione rivolta esclusivamente al multiplayer, chiamata Line Of Contact. Questa gioco presentava addirittura una campagna dinamica, dove decine di giocatori potevano direttamente influenzare l’andamento della guerra. La campagna è stata chiusa nel Settembre del 2005 e tutto il resto del nutrito comparto online si è spento insieme alla chiusura di Xbox Live nel 2010. Fortunatamente il titolo permette a più Xbox di collegarsi tramite System Link, rendendo possibili sfide tra decine di giocatori.

Tirando le somme, Steel Battalion è un gioco duro e complicato, pensato per hardcore gamer esigenti. Se l’idea di pilotare “realisticamente” un robot vi affascina ed il costo non vi spaventa, fateci un pensiero.

La plancia di comando è operativa. Il pulsante d’accensione si illumina ad intervalli regolari: è tempo di immergersi di nuovo all’interno dell’abitacolo. Ma solo un’altra partita, mi dico, mentre il cockpit si chiude ed inizia la missione. Dal vostro Magnum per oggi è tutto, linea alla base.
Ah giusto, dimenticavo il motto: “Stay hungry, stay obscure!”

MAGNUM CD-i

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