ESCAPE FROM THE PLANET OF THE ROBOT MONSTERS

Plan 9 From Isometric Space (di Starfox Mulder)

Che grafica gente!

Avete presente quella ragazza che nessuno si fila ma voi la fissate dai banchi di scuola perché vi piace da morire? Ne parlate con gli amici più intimi, quelli che sapete non vi prenderanno per il culo, e loro…vi pigliano per il culo! Vi fanno notare che è bassa, un po’ sovrappeso, timida e altre cose che pare tutti notino tranne voi.
Ascoltate attentamente tutte le loro argomentazioni ma alla fine siete sempre lì con gli occhi a cuoricino per lei.

Come dite? No, non vi è mai capitato. A me sì, ed è ancora così, si chiama ZX Spectrum!

Che profilo galiardo!

Non c’è una ragione precisa per cui amo l’home pc di casa Sinclair più di tutta la concorrenza. Pur avendo parecchie frecce al suo arco era palesemente uno dei più “deboli” tra i concorrenti sul mercato eppure questa passione non è solo mia vista la nutritissima schiera di programmatori-fans che ogni anno rilasciano software nuovo e validissimo rendendolo di fatto un computer immortale e sempre in pole position sulla mia “consolle per le console” (questa la brevetto).

Tutto sto papiro per dire che OK, Escape from the planet of the Robot Monsters (da adesso Escape) è uscito su una marea di sistemi, ma io me lo sono goduto tutto su Spectrum, e se pensate che non sia stata la scelta più saggia, beh…SIGLA!

only love reactions for the Speccy

PREMESSA

Escape nasce arcade da mamma Atari (ehi pupa, ho il logo di un’azienda tatuato sulla schiena, indovina quale?) e finisce su una marea di computer dell’epoca, ma per ragioni strane non su console. Strane perché come gioco si presta alla grandissima al pad, al multiplaying ed alle partite veloci, ma il mondo delle conversioni viaggiava su binari curiosi e incomprensibili, quindi schiviamo la marea di colori dell’originale e caliamoci negli unici 8 che contano (e che un maschio può riconoscere).

TRAMA

Wikipedia: Il Pianeta X è un piccolo pianeta artificiale, la cui caratteristica principale è quella di essere la sede dei laboratori in cui lavora lo staff di scienziati della prosperosa (aggettivo fondamentale, ndStarfox) e geniale dottoressa Sarah Bellum. Malvagi alieni chiamati Reptilons hanno però invaso il pianeta e catturato gli umani, costringendoli a lavorare come schiavi per costruire degli eserciti robotici, con i quali intendono attaccare la Terra. I due eroi Jake e Duke si introducono sul Pianeta X armati di pistole laser e combattono orde di robot per liberare gli ostaggi e infine la dottoressa.

Ed Wood approverebbe.

Insomma: prendete il controllo di due tamarri anni ‘80 con lo stesso approccio alla diplomazia di Marion Cobretti e John Matrix e calateli in un horror di serie Z anni ‘50.

La tavola è apparecchiata a festa!

GAMEPLAY

Con mio sommo dispiacere il joystick non è contemplato e la cosa non sarebbe manco un dramma, dato che giocare con la tastiera dello Speccy ed i suoi morbidi tasti in gomma resta una figata, ma per il multiplayer si incorrono in alcuni inceppi.

Sia come sia, il primo giocatore utilizza ZXQSA mentre il secondo NMOPK, rispettivamente per girare il personaggio a sinistra-destra, avanzare, sparare o sganciare una delle bombe a sua disposizione. Ci si muove in un mondo quanto più simile al 3D per l’epoca, ossia isometrico, che farà uscire di capoccia chi non c’è abituato. Farci l’occhio e non indirizzare il proprio personaggio verso un baratro (tranquilli: di solito si aggrappa e risale) richiederà del tempo, ma poi comincerete a girovagare allegri per gli immensi mondi di gioco, in cerca di ostaggi da liberare e robot da massacrare. La vostra pistola laser ha colpi infiniti mentre la riserva di bombe è limitata, per quanto (come pure l’energia) rimpinguabile.

Uno shoot’em up quindi? Nop, l’esplorazione conta e ci saranno leve da tirare, enigmi da risolvere, boss di fine liv…sì ok, è uno sparatutto!

GRAFICA E SONORO

“Le dimensioni non contano, conta come lo usi!”, il che applicato ai pochi colori dello Spectrum si riassume in una gestione curiosa di livelli monocromatici (a rotazione) ma non per questo mal resi. La cura grafica è ottima ed altrettanto si può dire del comparto sonoro. Musiche stra-orecchiabili e “leggere” che ci accompagnano mentre emettiamo i tipici suoni a cui ormai lo Speccy ci aveva abituati (com’è che quando si passeggia pare sempre di avere i piedi nella malta?). Promosso.

LONGEVITÀ

Brevino, tocca ammetterlo. Si porta a termine in meno di un’ora una volta compreso il come, ma da un gioco di questo genere il troppo stroppierebbe e la rigiocabilità è altissima.

Ma sì, date pure un occhiata alla versione original da sala giochi.

REPERIBILITÀ/COME CACCHIO CI GIOCO

A seconda del sistema per cui lo vogliate acquistare si va dai 10 ai 50€, ma di offerta ce n’è quindi non temete: si trova. Inoltre stiamo ampiamente in quella zona grigia che si chiama abbandonware (ammicco ammicco).

La prosperosa dottoressa ed i due virilissimi eroi!

CONCLUSIONI

Se si parla di robot io decido di farveli combattere, ed armati di tastiera a membrana vi saprete calare anche meglio nei ruggenti 80es in cui ci si prendeva gioco degli horror-sci-fi farlocchi da TV regionale. In doppio è praticamente un’esperienza da contorsionisti, in singolo vi divertirà non appena avrete superato lo scoglio iniziale, quindi armatevi di pazienza e sparate duro!

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