ESCAPE FROM MONSTER MANOR (Studio 3DO – 1993)

Salve a tutti, carissimi fan Bit-ellonici.
Sono sempre io, il vostro Magnum CD-i, pronto a portarvi nei reami più oscuri del mondo videoludico.
Due settimane fa vi ho raccontato del meraviglioso The Dark Eye (se non avete letto la recensione, correte a rimediare); per questo mese, quindi, credevo di aver compiuto il mio bitellonico dovere. L’altro giorno però, mentre pedinavo un tipo poco raccomandabile, mi è squillato il cercapersone.
A parte l’imbarazzo momentaneo e la conseguente scazzottata, mi sono chiesto chi potesse cercarmi con insistenza. La risposta è stata sorprendente: l’amico Starfox mi chiedeva supporto logistico anche per questa settimana. Come ogni buon gentiluomo che si rispetti, non potevo esimermi dall’ignorare la richiesta di un collega.
Tornato a villa Masters, dopo aver messo del ghiaccio sull’immancabile occhio nero (le scazzottate non finiscono sempre bene), mi sono messo a pensare all’argomento da approfondire. Dato che siamo nel mese delle zucche intagliate e che il 31 Ottobre si avvicina, la scelta non poteva che cadere su un altro titolo a tema orrorifico.
E’ tempo quindi di tirar fuori dallo scaffale il buon 3DO, che oggi torna ad essere protagonista assoluto con “Escape From Monster Manor”, sviluppato da Studio 3DO, pubblicato da Electronic Arts ed uscito in esclusiva sulla macchina di zio Trip Hawkins alla fine del 1993 in America e nel 1994 in Europa e Giappone.

La copertina del gioco, in versione long box americana

Molti secoli fa, un misterioso culto creò un talismano dorato, forgiato con il potere della luce del sole, che avrebbe protetto l’umanità dal male. L’invidia e la superbia vinsero il cuore di alcuni membri dell’ordine, che divisero il medaglione in dodici parti, relegandolo all’oblio del tempo.
I pezzi rimasero nascosti per secoli, finché un noto archeologo riuscì faticosamente a ritrovarli ed a portarli nella sua villa. Prima che potesse riunire il talismano, le forze del male si scatenarono, uccidendolo e nascondendo i frammenti nei vari piani della tenuta.
Il misterioso protagonista senza nome arriva alla villa, armato di una pistola in grado di annientare le entità che la infestano ed entra, sperando di poter riunire i pezzi del talismano prima che sia troppo tardi.

Il menù principale, perfettamente a tema con il gioco

Graficamente il gioco, pur essendo uno dei primi titoli usciti, mette già in mostra le capacità del 3DO, offrendo un motore di gioco simile a quello che muove Wolfenstein 3D, ma molto più accattivante, sia per quanto riguarda la qualità estetica che il dettaglio. Le locazioni, pur non essendo particolarmente varie (il tema cambia ogni tre livelli), sono comunque ben definite, con diversi oggetti animati che fanno da contorno alle nostre peregrinazioni. Le creature che affronteremo (rigorosamente bidimensionali) sono realizzate in stop motion ed offrono una caratterizzazione decisamente azzeccata, pur peccando in varietà.
Il difetto principale è la mancanza di texture su soffitto e pavimento, cosa che limita un po’ l’impatto estetico, nonché qualche rallentamento nelle situazioni più concitate. Vista la data di uscita, è un difetto scusabile, ma la macchina di zio Trip poteva fare molto di più, come si è visto.
C’è comunque da dire che vedere un gioco simile a tutto schermo nel 1993 faceva senza dubbio una bella figura.

Una classica casa abbandonata: scrivanie di legno, candele e fantasmi

Il comparto audio è uno dei punti di forza di Escape From Monster Manor. Gli effetti sonori sono di ottima qualità, sia per realizzazione che per campionamento; ad essi si unisce una pregevole colonna sonora, che aiuta notevolmente a tenere in tensione il giocatore. Una buona menzione la merita anche la voce del narratore, che risulta particolarmente azzeccata.

Una delle creature che si frapporrà tra noi ed i frammenti del talismano

Escape From Monster Manor è uno sparatutto in prima persona che si ispira senza mezzi termini a Wolfenstein 3D, offrendo però un approccio più virato all’orrore, con un’atmosfera lugubre ed un sistema di gioco più votato alla sopravvivenza che allo sterminio. In effetti potremmo quasi definirlo un survival horror in soggettiva molto ante litteram, dato che avremo una sola arma e munizioni limitate. All’interno dei livelli troveremo ricariche energetiche, ma mai abbastanza da sprecarle. Questo fa si che l’approccio con le creature sia maggiormente carico di tensione ed è una delle migliori trovate del titolo.

I ragni, delle vere e proprie spine nel fianco nella parte finale del gioco

L’effetto immersione è assicurato anche dall’assenza di una barra di stato vera e propria; il livello di carica dell’arma è rappresentato direttamente sul display della stessa, mentre l’energia del nostro personaggio è indicata dalla sua stessa mano (davvero geniale), che diverrà sempre più scavata e scheletrica ogni volta che subiremo danno. I livelli in totale sono dodici e presentano labirinti sempre più grandi e complessi, in cui però potremo orizzontarci più facilmente grazie ad una comoda mappa richiamabile dal menu.
Il sistema di controllo si comporta in maniera più che adeguata e ci permetterà di muoverci in modo rapido e fluido; è presente anche il classico passo laterale, che diventerà poi un elemento essenziale del genere.

Il menù di pausa, che mostra le statistiche e permette di accedere alla mappa

Il difetto principale del gioco, alla fine, è la scarsa varietà di mostri e situazioni. Tolto il cambio di location ogni tre livelli, non ci sarà molto altro a stuzzicare la nostra curiosità. Il tutto potrebbe quindi stancare alla lunga, nonostante l’atmosfera generale rimanga comunque di ottima fattura.

Sembra tutto tranquillo, sembra…

Tirando le somme Escape From Monster Manor è un curioso incrocio tra uno sparatutto della prima generazione ed un survival horror, e rimane una piccola perla esclusiva al catalogo 3DO. Non sarà certo il titolo che vi farà cambiare opinione sulla macchina di Trip Hawkins, ma di certo potrà incuriosire gli appassionati di entrambe le categorie videoludiche.

Qualcuno ha avuto una brutta giornata

Il tramonto si avvicina; vedo il sole all’orizzonte che colora di rosso le nuvole sparse nel cielo.
Dalla veranda mi godo ancora un po’ questa lieve brezza, prima di rimettermi a scrivere.
Cosa sto facendo? Scrivo? Ebbene si, sto preparando un intervento per una conferenza dedicata ai sistemi sfortunati, che farò con il team Bitellonico il primo Novembre, rigorosamente via web. Restate sintonizzati sui nostri canali, perché il nostro trio (il qui presente, Starfox e Segata Kenshiro) vi farà rimanere a bocca aperta, o almeno lo speriamo.  

Non mi resta quindi che dirvi: “Stay hungry, stay obscure”

Alla prossima!!!

MAGNUM CD-i


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