MONTEZUMA’S REVENGE

Ovvero: Indiana Jones e la diarrea maledetta! (di Starfox Mulder)

Panama Joe indossa un Panama…va laaaà

Ricordate i primi anni 2000, quando si andava a Sharm El-Sheikh (versione proletaria di una vacanza da ricchi) e poi si passavano tre giorni buoni a sparare fiamme dal culo? Da un centinaio di anni sappiamo che si tratta con buone probabilità di Escherichia Coli, batterio contratto mangiando un qualcosa lavato con l’acqua del posto. I conquistadores che andavano nelle Americhe ad arricchirsi e massacrare autoctoni nei primi nel 1500 non erano però abbastanza dotti in medicina (“piazzaci sopra una foglia e magari sopravvivi” funzionava ancora bene) e quando furono colti da dissenteria lancinante pensarono che fosse la vendetta del sovrano azteco a cui avevano palesemente rotto le balle: Montezuma.

Su Spectrum cambiò nome in “Panama Joe”, perché il protagonismo regnava in UK.

Ecco quindi che per quasi cinque secoli la “vendetta di Montezuma” fu un modo per definire la cagarella che ti veniva quando viaggiavi in un paese esotico…poi nel 1984 arrivò il videogame con Panama Joe!
SIGLA

Ciao Eddie, miss you!

TRAMA
Giovanni Cappello Largo è un archeologo avventuriero, del genere che vendeva un sacco nei primi anni ‘80 quindi infiliamoli ovunque. Robert Jaeger (allora sedicenne) lo calò all’interno di una piramide azteca su Atari 800 con il preciso intento di rubar…”prelevare per portare in un museo” quanti più reperti possibili. La piramide ahilui non era affatto priva di pericoli, e tra teschi rotolanti, serpenti e trabocchetti, la morte poteva coglierlo in qualsiasi momento.

Apple 2 – better than Iphone

GAMEPLAY
Su wikipedia inglese lo definiscono un proto metroidvania ed io mi trigghero, mi trigghero male.

Starfox is not amused

Etichettare con termini moderni (del cazzo, per altro) opere di decenni fa è cretino tanto quanto eliminare Via col Vento da Netflix, ma passiamo alla concretezza: action adventure in stile platform.
Ta-Daaan, era difficile?

Atari 800 – Roby l’ha programmato qui

Qualsiasi sia il sistema su cui lo giocherete (più o meno tutti quelli dei primi anni ‘80 tranne, curiosamente, il Nes) i comandi sono semplicissimi: su e giù (scale e liane), destra e sinistra(muoversi), salto con il tasto action. Fine.

Atari 2600 – perchè se esisteva, doveva esistere pure sul VCS

Praticamente come un Manic Miner a caso ma votato all’esplorazione. Perché il nostro eroe dovrà muoversi all’interno di una serie di schermate fisse per trovare chiavi colorate con cui aprire porte dello stesso colore, spade con cui uccidere teschi e ragni (i serpenti no che son fermi, se non sapete manco saltare meritate i giochi di David Cage) e passaggi di vario tipo. Le scale e le liane, come già accennato, ci permettono di salire o scendere, mentre le pertiche serviranno unicamente a scendere, cosa che il nostro farà in automatico. Oltre a ciò: piattaforme scorrevoli, pozzi di fuoco, pedane ad intermittenza e molto altro. Se ci orientiamo nell’ottica di un gioco del 1984 c’è da stupirsi su quanto ci fosse dentro…tutto!

Questo è solo uno dei 9 livelli presenti nel gioco.

GRAFICA E SONORO
Qui andrebbero fatti dei distinguo in base alle varie edizioni ma in generale fatico a sperticarmi in complimenti. Il sonoro è mediamente mediocre e minimale mentre dal fronte grafico si è fatto benino, sufficiente e meh. Va detto che Jaeger consumò tutto lo spazio permesso su supporto per la sua originale versione per Atari 800, ragion per cui stare a discutere di un comparto tecnico minimale mi pare pignoleggiare a caso. Il bello di Montezuma’s Revenge sta in quanto c’era da esplorare e su quel fronte…

Atari 5200 – perché se aveva venduto sul 2600 toccava rivenderlo di nuovo

LONGEVITÀ
…faceva invidia a tutti.
Nove livelli enormi, ognuno con nuovi trabocchetti ed una crescente difficoltà. Superare già il primo vi farà sentire degli eroi ma sarete appena all’inizio della vostra avventura. Il nostro ha 5 vite a disposizione ma ne può guadagnare altre ottenendo certi punteggi (raccogliendo reliquie o uccidendo minacce).

Dos – perchè i colori erano di troppo

Nel frattempo potrà anche prodigarsi nel perderle quelle vite, cascando da piattaforme troppo alte o toccando una qualunque delle minacce presenti in gioco.
Non fatevi spaventare: il gameplay è immediato e la difficoltà del gioco non eccessiva. C’è però così tanto da fare che riuscire in tutto con le risorse a nostra disposizione non sarà un’impresa rapida, ve lo garantisco.
[A margine: se lo finite ricomincia dall’inizio.]

Commodore64 – la versione che il 90% di voi conosce

REPERIBILITÀ
A seconda della versione che desiderate potreste spendere più o meno dindi, ma in generale non si tratta di un gioco così facile da recuperare senza ricorrere all’emulazione. Il guaio è che non vendette tanto, causa soprattutto della spietata pirateria che dilagava in quell’epoca e ragione che portò Robert Jaeger a cambiare poi mestiere, ricordando come “di videogames non si può campare”. La storia ci insegnò che aveva torto, ma la sua storia ci insegnò comunque che la pirateria può fare danni serissimi se uno dotato di tanto talento fu portato a cambiar mestiere.
[A margine due: se cercate su Steam troverete, al costo di un mocaccino, la nuova versione del gioco realizzata dal redivivo Roby.]

Colecovision – perché se vi dico che finì un po’ ovunque, non stavo scherzando

LA MARKETTA
Per chi ci segue anche su facebook sa che all’addio dell’amico Simone Guidi alle scene blog-istiche è seguito un mio lungo post di pacche sulle spalle e commozione, ma la verità è che Simo non ha mai mollato ed ora si dedica esclusivamente al podcasting con la sua Atariteca. La state seguendo già? Bravi, o in caso contrario beccatevi la sua puntata proprio su Montezuma’s Revenge.

Master System – anche Sega riconobbe il valore enorme del gioco.

CONCLUDENDO
Montezuma’s Revenge è il classico gioco che in ambiente retroludico conoscono tutti e fuori da esso nessuno. Il guaio fu che ebbe una diffusione enorme ma non ricevette seguiti fino al ’94, complice sicuramente lo sfavamento di Jaeger per le scarse vendite. Nel caso siate tra quelli che non lo conoscevano o non avevano mai approfondito: vi straconsiglio di farlo ora, magari tramite la sua nuova versione rilasciata su Steam.
Fosse che invece ci siete cresciuti, sapete come me che è sempre il momento giusto per rifarci una partita. Quindi ciancio alle bande ed afferrate la liana: quell’antico vaso andava portato in salvo!



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