STORIE DI GIOCHI PERDUTI E RITROVATI

Salve a tutti, carissimi fan Bitellonici. Sono sempre io, il vostro adorato Magnum CD-i, pronto ad accompagnarvi in questo 2021 fatto di tante speranze e poche certezze.
L’altro giorno ero in fase riflessiva, perso nei ricordi di gioventù: serate passate sulla spiaggia ad osservare la luna (ovviamente in buona compagnia), corse sfrenate per la città, missioni ad alto rischio. La mia è in effetti proprio una bella vita, sempre al limite, nonostante il tempo che passa, anche se quest’anno, devo dire, mi ha messo alla prova. Per fortuna ho al mio fianco tanti amici, sia in presenza che in remoto, una ragazza eccezionale (Monique, ricordate?) e ovviamente le mie passioni, che mi permettono di esplorare i meandri più nascosti del video e del ludo.
In quel momento stavo spulciando, senza grande interesse, le cartelle di uno dei miei retro PC, alla ricerca di qualche perla da riscoprire. All’improvviso trovo un misterioso file zippato, inviatomi in regalo da un vecchio amico russo. Dato che tendo a fidarmi del prossimo, a differenza di buona parte dell’umanità, estraggo il file. All’interno non ci sono (ovviamente) né virus né codici di lancio di missili nucleari, ma “solo” un gioco considerato perduto, roba davvero d’alta classe.
Lo avevo ricevuto circa tre anni fa, ma me ne ero totalmente dimenticato (se lo sapesse il mio contatto, sarei un Magnum morto). Una rapida installazione ed eccolo qua, pronto a risorgere a nuova vita, con quella bella icona sul desktop del computer. Partendo da questo inusuale ritrovamento, mi sono ricordato di un argomento che da tanto tempo volevo affrontare, i “giochi perduti”. Se ci pensiamo bene, i titoli cancellati nella storia del nostro hobby preferito, sia su computer che su console, sono praticamente incalcolabili.
Chi di noi ha sognato di poter camminare per le strade di Yokosuka in “Shenmue” su Saturn, affrontare la mitologia nordica in salsa cyberpunk in “Too Human” per la prima Playstation, di agitare il nostro ombrello colorato nello splendido porting di “Parasol Stars” per Commodore 64, affrontare le insidie di “Dinosaur Planet” su Nintendo 64 o sconfiggere Dracula in “Castlevania: Resurrection” su Dreamcast?

Castlevania Resurrection per Dreamcast, sogno infranto di tanti videogiocatori (ormai) stagionati

Tra mito e leggenda, tantissimi giochi sono stati cancellati o spostati altrove, evolvendosi o sparendo nel nulla (coff, coff, Star Wars 1313). Se cercate liste dedicate, ne troverete a bizzeffe per ogni sistema immaginabile.
Qualche mese fa, per esempio, vi ho parlato della triste storia di “Black Ice White Noise” per Atari Jaguar CD (filate a rileggerla se ve la siete persa).

Uno dei giochi più ambiziosi degli anni ’90, non scherzo!

E’ possibile però, a volte, che queste perle perdute ricompaiano dal nulla, grazie agli sforzi di intere comunità di appassionati, che si prodigano in ricerche lunghe anni, se non decenni.
Da qui nasce il mio interesse per una delle frange più oscure della nostra passione: il piacere di poter provare titoli perduti e poi ritrovati. Oggi parleremo proprio di due giochi risorti dall’oblio, in quella che spero possa diventare una rubrica periodica, iniziando con quello consegnatomi dalla terra degli zar: il leggendario “Warcraft Adventures: Lord of the Clans”.

Eccolo qua il nostro Lord of the Clans, con tanto di coreografico poster pubblicitario!

Uno dei più famosi esempi di progetto “cassato” della sua epoca, Warcraft Adventures nasce nel 1996, per poi essere cancellato a pochi mesi dal lancio, in pieno 1998, dopo aver ricevuto grande attenzione mediatica.
Il gioco, previsto unicamente su PC ed ambientato dopo Warcraft II: Beyond the Dark Portal, è incentrato sulle gesta del giovane orco Thrall. Allevato da Blackmoore, un luogotenente umano crudele e meschino,
il ragazzo viene cresciuto per diventare il braccio armato del tiranno, che mira alla conquista di Azeroth. Incapace di seguire i questionabili precetti del genitore adottivo, Thrall viene gettato nelle segrete del castello, ed è proprio qui che ha inizio il gioco.
Il nostro scopo (dopo esser fuggiti) sarà di radunare e guidare gli orchi sopravvissuti rimasti ad Azeroth dopo la distruzione del portale, in modo da formare un nuovo clan che potrà dar battaglia a Blackmoore.

Una copertina probabilmente provvisoria (ma non lo sapremo mai)

Perché, chiederete, il gioco mi è stato inviato dalla Russia? Il motivo è semplice: Warcraft Adventures è stato sviluppato in parte da Blizzard ed in parte dalla famosa (anzi, famigerata) Animation Magic, che aveva la sua sede (in parte) proprio nella terra degli zar. Di sicuro avrete già sentito questo nome, ma vi rinfresco la memoria. Animation Magic ha lavorato su diversi titoli usciti nella prima metà degli anni novanta; i suoi primi risultati sono i due questionabili capitoli di Zelda (Link: Faces of Evil e Zelda: The Wand of Gamelon) ed il discreto Hotel Mario, tutti usciti su Philips CD-i, che proprio sulle animazioni sono stati oggetto di scherno fin da allora. Ma allora perché Blizzard si è affidata a loro?

La risposta alla domanda in quest’immagine

La risposta è semplice: perché ne erano assai degni!
In sintesi, dopo i primi passi falsi, Animation Magic prosegue il suo percorso, realizzando il valido Mutant Rampage Bodyslam, sempre per CD-i, e collaborando alla realizzazione di King Quest VII, titolo non certo di secondo piano. La qualità del team migliora a vista d’occhio, tanto da convincere Blizzard a sviluppare con loro quest’ambizioso progetto. La software house americana si occupa del design e della direzione generale, mentre Animation Magic si concentra sulla programmazione del sistema di gioco sulla parte grafica.
Da questo punto di vista, c’è da dire che il lavoro svolto su Warcraft Adventures è davvero encomiabile ed offre una resa estetica accattivante e particolarmente ispirata, con animazioni fluide ed un ottima direzione artistica generale. Il tutto è ovviamente accompagnato dall’ alta risoluzione (640×480).
La parte audio è ugualmente ben realizzata e presenta un buon comparto effetti, una valida colonna sonora ed un doppiaggio di qualità più che discreta.

Se questo non è carisma, ditemi voi cos’è!

Il gioco è una classica avventura grafica, senza particolari guizzi di fantasia, ma comunque divertente e ben realizzata, che senza dubbio avrebbe fatto la sua figura nel 1998.
La domanda da porsi è: come mai fu cancellato?
Ufficialmente la colpa è da attribuirsi al scarso rendimento economico delle avventure grafiche di quel periodo, che stavano subendo una fase di decisa flessione, con vendite abbondantemente sotto alle aspettative; un esempio su tutti è quello di Curse of Monkey Island, che nonostante il grande successo di critica non riuscì ad imporsi sul mercato e fu sicuramente un campanello d’allarme per il progetto Warcraft Adventures.
Oltre a questo, però, c’era la volontà, da parte di Blizzard, di migliorare e rendere maggiormente accattivante il gioco, apportando cambiamenti radicali. Per questo erano state previste estese modifiche, ma il budget e le tempistiche strette resero il tutto impraticabile, per cui la soluzione più ovvia fu di cancellare l’intero progetto.

Chi si nasconderà dietro quella gigantesca porta?

La risposta del pubblico fu molto accalorata; c’era molta aspettativa dietro questo titolo e la reazione fu decisamente più forte di quanto Blizzard non si aspettasse, con tanto di vere e proprie petizioni per il rilascio. A quanto sembra, l’onda d’urto colpì anche internamente, perché diversi membri del team lasciarono la prestigiosa software house poco dopo l’annuncio.
L’unico prodotto arrivato nei negozi e correlato al gioco fu un libro, incentrato proprio su Thrall, uscito in concomitanza con Warcraft III nel 2001.

Una location decisamente “peculiare”

L’atteggiamento di Blizzard, da allora, non è cambiato poi così tanto; la casa americana ha infatti all’attivo la cancellazione di innumerevoli titoli, tra cui l’eternamente atteso Starcraft Ghost, che è stato ritrovato giusto qualche mese fa, in versione prototipo, su un’unità di sviluppo Xbox.

Buonasera signorina Nova, posso invitarla a prendere un tè?

E’ quasi incredibile, a distanza di tanti anni, giocare a Warcraft Adventures, in una versione quasi del tutto completa oltretutto (solo i filmati sono parzialmente incompleti). E’ un’avventura senza dubbio appartenente al suo tempo, ma capace ancora di affascinare sia i fan della saga che gli appassionati del genere.
E’ bello aver la possibilità di poterla riscoprire, in modo da dare finalmente dignità al lavoro di chi ci ha speso tanta fatica, per poi vedere l’intero progetto sparire nel nulla. E, giusto per mettere le cose in chiaro, direi che Animation Magic merita davvero un piccolo applauso, alla faccia dei detrattori.

Nani e buoi dei paesi tuoi

Passiamo ora alla prima Playstation, con un altro titolo a dir poco leggendario: “Thrill Kill”.

Welcome to hell!!!

Realizzato da Paradox Development e previsto per il 1998, Thrill Kill si porta dietro, fin dalla sua cancellazione, un’aura di mistero e repulsione, che lo ha trasformato, a suo modo, in un piccolo cult.
Primo picchiaduro su Playstation a prevedere nativamente sfide tra quattro giocatori, immerso in un’atmosfera malatissima, con personaggi tutt’altro che carini e coccolosi, il gioco si era fin da subito distinto per il tono crudo e brutale, con un tasso di violenza molto più pesante di un Mortal Kombat qualsiasi.
Questo aveva già fatto indignare la stampa specializzata, oltre ad aver incuriosito buona parte dell’utenza, tanto da renderlo un titolo abbastanza atteso.

Salutate i vostri nuovi amici del cuore

La storia, non certo nuova per il genere, vede contrapporsi dieci anime dannate, finite all’inferno per le mostruosità più disparate, che devono lottare tra loro per avere in premio la possibilità di reincarnarsi.
Graficamente Thrill Kill è piuttosto curato, soprattutto per quanto riguarda i modelli dei personaggi,
che risultano assolutamente disgustosi (in senso buono) sia nell’apparenza che nelle movenze.
Le arene, di contro, sono estremamente essenziali, ma rappresentano bene il lato sporco e decadente della nostra società e sono accompagnate da coreografici effetti d’illuminazione, che aumentano l’efficacia della resa. Gli smembramenti, chiaramente, sono il punto forte del titolo e fanno assolutamente la loro figura, anche se oggi li guardiamo con un occhio più tenero, visto che l’asticella della violenza si è alzata parecchio negli ultimi anni.

Vi assicuro che non è quello che sembra!

Il lato sonoro è a sua volta molto curato e presenta un comparto effetti convincente e ben campionato (alcuni fanno davvero rabbrividire), unito ad una controparte musicale spiazzante ma decisamente efficace, realizzata dal gruppo “industrial” Contagion. Anche il doppiaggio si allinea all’atmosfera di follia e depravazione che si respira nel gioco, con voci decisamente azzeccate per ogni personaggio.

Un tranquillo pomeriggio fra amici!

Thrill Kill è un picchiaduro piuttosto atipico, nel senso che non avremo una barra d’energia, ma al contrario dovremo picchiare il più possibile i nostri avversari, e farlo nel minor tempo possibile.
Questo ci permetterà di riempire al massimo il nostro livello di furia prima degli altri, cosa che renderà il nostro personaggio invincibile per qualche secondo. Se in questo lasso di tempo colpiremo un avversario, lo uccideremo all’istante, solitamente in modo piuttosto coreografico, altrimenti la barra decrescerà fino a tornare normale.

Qualcuno ha perso la testa, in senso stretto

Dovremo ripetere questo schema fino allo scontro uno contro uno, al termine del quale potremo uccidere l’avversario in modo particolarmente coreografico, con diverse fatality a disposizione per ogni personaggio. Il gioco è molto roboante e casinista, ma gli scontri a volte sono davvero caotici ed il tutto risulta decisamente legnoso, soprattutto negli scontri uno contro uno.
Nonostante questo, Thrill Kill sa intrattenere e divertire, soprattutto in multiplayer. Da ricordare anche la presenza di personaggi ed arene nascoste, oltre a costumi extra sbloccabili per ogni personaggio.

Un bagno decisamente affollato

E adesso arriviamo al centro della questione: come mai Thrill Kill è stato cancellato?
La ragione è molto semplice: troppo violento, troppo estremo.
Il gioco doveva essere pubblicato da Virgin Interactive, ma all’improvviso quest’ultima venne acquisita, assieme a Westwood Studios, da Electronic Arts, la quale non volle avere niente a che spartire con questo titolo. C’è da dire che il sistema di classificazione aveva già bollato Thrill Kill come AO (adult only), per cui questo ne avrebbe impedito la distribuzione nella maggior parte dei negozi. I programmatori, frustrati per la decisione, decisero di rilasciare il gioco online, nella forma che è arrivata a noi oggi, che è sostanzialmente completa e non censurata. Dopo averci passato diverse ore, negli ultimi anni, non posso che ringraziarli per questa scelta.

Un toccasana per il mal di schiena

C’è da dire che da questa esperienza Paradox ha tratto beneficio per i giochi successivi, che tra l’altro ne condividono lo stesso motore grafico (Wu-Tang: Shaolin Style e i due X-Men: Mutant Academy).
Dispiace però di non aver potuto vedere quanto polverone avrebbe sollevato Thrill Kill sul mercato internazionale, per non parlare di quello italiano (pensate a cosa successe a Resident Evil 2 su Playstation, ritirato dai negozi nel 1999 e poi moltiplicatelo per dieci).
Magari, in una realtà alternativa, c’è un mondo pieno di psicopatici, impazziti dopo averci giocato, un po’ come quelli che hanno letto “Nelle Fauci della Follia” di Sutter Cane.

Sam Neill che si gode la reazione del Moige all’uscita di Thrill Kill

Il sole tramonta ancora una volta all’orizzonte, mentre Higgins mi avverte che la cena è quasi pronta. Spero che vi sia piaciuto questo tuffo nel mondo dei “ritornanti”. Potremmo parlarne più spesso, che ne dite? Se avete suggerimenti, il vostro Magnum è pronto ad ascoltarli con grande attenzione. Perciò non siate timidi, mi raccomando!!!

P.S. Quasi dimenticavo, ma avete visto che macello è successo in un certo palazzo governativo qualche settimana fa? E io che credevo che certe cose fossero relegate agli action thriller degli anni novanta. Che imbarazzo, speriamo sia ora di un bel cambio di passo, io intanto sto facendo girare sul fido 33 giri
Wind of Change” dei miei amati Scorpions.
Fate un po’ voi 😉

MAGNUM CD-i








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