Ma quindi, era meglio il retro? Introducing “Non amo la next gen ma…”

Tante se ne sono dette sulla mia assenza di quest’ultimo anno. Qualcuno ha sparso la voce che Winona Raiden avesse iniziato a vestirsi di rosa, altri che avesse acquistato una Nintendo Switch; c’è stato persino chi ha osato dire che mi fossi appassionata alla musica italiana… beh, nulla di tutto ciò è corretto!

La vera verità è che ho svolto un’accurata indagine sociologica e ho scoperto che il retrogaming manca a tutti! I più trve, come noi Bitelloni, si sono da tempo e apertamente abbandonati a questo kulto, ma tanti giocatori non sono pronti ad ammettere la loro vena nostalgica e per saziarla si cibano di prodotti moderni dalla chiara ispirazione vintage.

E io sono tornata per parlarvene perché, bisogna ammetterlo, alcune chicchine potrebbero soddisfare anche noi!

La modernità continua a omaggiare i vecchi tempi in modi sempre diversi, a dimostrazione del fatto che l’ondata delle mini console non era un fuoco di paglia e che avrebbe potuto continuare ad alimentarsi usando i ricordi d’infanzia di intere generazioni come combustibile se solo le case di produzione non avessero deciso di pubblicare 20 giochi alla volta a prezzi spropositati inversamente proporzionali alla lunghezza del cavo dei pad (Nintendo parlo con te).

Insomma laggente ne vuole ancora, ne vuole di più, a tal punto che ho scoperto esistere il trend dei

DEMAKE

Per quanto suoni male non è un insulto, ma solo l’ennesimo neologismo degli amici anglosassoni che hanno pensato che “prendere un gioco moderno e fare il contrario di un remake, cioè abbassare e modificare la grafica fino a farlo sembrare un gioco degli anni 80” fosse un termine troppo lungo.

Forse avevano ragione, però dovranno ammettere che dicendo così non c’è neanche bisogno di spiegarvi di cosa si tratta, perché a questo punto è già chiaro!

Ebbene sì, a qualcuno tutte quelle grafiche 3D coi personaggi che ti distraggono dal gameplay perché stai lì a chiederti se siano fatti al computer o se siano persone vere non piacciono. Questi qualcuno tendenzialmente si palesano su YouTube, un sito che presto potremo catalogare come retropiattaforma ma che per ora resiste come principale raccoglitore di video (lunghi, per quelli corti c’è Tik Tok).

In attesa che Lady Dimitrescu, la procace villaine di Resident Evil Village, apra un account su OnlyFans, possiamo goderci il suo demake proposto da Hoolope e chiederci se nel 96 avrebbe spezzato altrettanti cuori: non saprei, a me sembra Freddy Kruger.

Oppure possiamo farci venire il mal di mare con un Assassin’s Creed datato 1998

Ancora, chiederci quanti soldi avrebbero speso i nostri genitori dall’ottico se Minecraft fosse stato realizzato per il GameBoy:

I GADGET GIOCABILI DI LEGAMI MILANO

La voce del retrorevial deve essere giunta anche al quartier generali di Legami Milano, nome dall’accento ambiguo che abbiamo imparate a conoscere qualche anno fa attraverso timide apparizioni nelle cartolibrerie, che vendevano articoli di cancelleria dal design puccioso e accattivante.

E perché limitare le potenzialità di questo design puccioso e accattivante a penne e matite, che nell’era dell’Internet stanno sempre più perdendo utilità, quando puoi sguinzagliare sul mercato set di barattolini da viaggio a misura di Ryanair, calamite, borse di tela, tazze, sveglie, cubetti di ghiaccio riutilizzabili (eh???), adesivi fosforescenti, borracce, materiali per fare gli aperitivi, leggii per il computer… insomma come si dice oggi, la qualsiasi.

La lista di oggetti di poco fa è assolutamente vera e rappresenta solo un decimo di tutto quello che potete trovare sul loro sito o in qualsiasi attività commerciale mettiate piede: è chiaro che Legami punta a sostituire Ikea nel monopolio delle nostre case, e senza neanche la sbatta di doverci recare al negozio monomarca!

Un’azienda così attenta non poteva quindi esimersi dal rilasciare una capsule collection composta da 4 gadget, realmente giocabili e dotati di ben 152 “titoli” originali che ricalcano senza ritegno i grandi classici dell’arcade.

All’appello abbiamo due piccoli cabinati, ovvero Arcade Zone e Arcade Mini, il minuscolo Pocket Arcade Mini e la portatile Arcade Station!

N.B. Questo paragrafo non è “sponsored by”!

LA SOLITA CHIARA FERRAGNI

Arieccola. Quando si parla di sponsorizzazioni, marketing e modi di fare soldi, sopratutto negli ultimi 5 anni, è impossibile non inciampare in Chiara Ferragni.

Oltre a essere bionda, magra, alta e con gli occhi azzurri, cieffe ha in comune con Barbie il fatto che esista praticamente qualsiasi cosa con il suo nome sopra. E qui mi viene in mente un vecchio fumetto in cui Cattivik rapina Barbie per creare un mondo tutto brandizzato su di lui, ma non vogl’ divagar’…

Lo scorso maggio la moglie di Fedez (che già anni fa ci aveva fatto incazzare con un atto di appropriazione culturale in versione retrogaming) ha lanciato il proprio platform in 8 bit, di palese ispirazione supermariana in cui però, invece di salvare principesse, la missione è quella di recuperare Matilda, la cagnolina dell’influencer. Chiara sa sempre su cosa puntare per fare breccia nei portafogli delle persone e, memore del case study “Io sono Leggenda” da cui è emerso che il pubblico fosse più rattristato dalla dipartita del cane che dall’annientamento dell’intera razza umana, ha messo “in palio” non Fedez, non uno dei suoi figli, non una delle sue sorelle, ma la sua bulldog.

Ovviamente non posso approvare questa overdose di rosa, rosini e azzurrini, ma per dovere di cronaca andava citato pure lui.

IL NUOVO NUOVO: QUELLO CHE IMITA IL VECCHIO

Naturalmente come Bit-Elloni siamo qui non tanto per discutere le strategie di marketing della Ferragni quanto per parlare di videogames: ecco perché questo paragrafo introduce ciò che sarà il vero fulcro della rubrica, ovvero i videogiochi della next gen, o meglio della contemporary gen.

Quelli che, dopo un’evoluzione tecnologica che sembrava inarrestabile, hanno pensato che tutto sommato si stava meglio quando si stava peggio e ci si divertiva di più con qualche pixel in meno e un gameplay più arduo.

Di alcuni di questi giochi abbiamo già parlato, come Hollow Knight, appartenente all’odiatamata stirpe dei metroidvania (ma per lo più, come titolo, amatissimo) o VirtuaVerse, la chicca italiana datata 2020 che omaggia il cyberpunk e vi spreme le meningi.

Questo articolo di presentazione si conclude qui cari Bit-Ellini: ci risentiamo presto per il primo viaggio nel presente!

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