Non Amo la Next Gen Ma… – Rain World (2017)

Carissim*, come sapete nel Netherrealm il tempo scorre diversamente, e nell’ultimo periodo alcuni “affari” mi hanno tenuta occupata laggiù: ecco quindi perché, dopo l’introduzione della rubrica “Non amo la next gen ma…”, solo oggi arriva la prima recensione.

Ovviamente in realtà l’ho scritta il giorno successivo, si tratta di un problema spaziotemporale tra dimensioni diverse: non cincischiamo oltre dunque, e addentriamoci nel bagnatissimo universo di Rain World!

Bisogna sempre fare attenzione a ciò che si desidera…

TRAMA

Ci troviamo in un mondo (per altro ormai sempre più vicino) completamente distrutto da una catastrofe ecologica, in cui l’unico retaggio rimasto a testimoniare il passaggio degli umani su questa sfortunata landa sono metri su metri di edifici ormai macilenti e abbandonati. 

Non quello che intendevo, ma rende l’idea

Le forme di vita rimaste sono i cosiddetti Gattocertola, probabilmente frutto di qualche orrendo e perverso esperimento, insetti di varie forme e dimensioni che non hanno bisogno di esperimenti perversi per diventare orrendi – e spero che questo non venga considerato bugshaming -, rettili vari e piante molto poco rigogliose, ma che almeno danno un po’ di colore all’ambiente.

Capirete bene che con queste premesse non c’è spazio per sognare: nessuno può permettersi di immaginare un futuro da multimigliaiaio al mese come Ronaldo, né di spendere 28M di dollari per fare un giretto nello spazio con Jeff Bezos, né dì… beh, se non avete capito l’antifona mi dispiace per voi, ma ho finito gli esempi.
Fatto sta che qui il solo continuare a esistere è già tanta roba e l’aspirazione del Gattocertola ci ricorda per cosa vale davvero la pena lottare: ricongiungersi con la sua famiglia.

GAMEPLAY

Poche cose da fare, molto difficili. Proprio come ai vecchi tempi! Rain World rientra a pieno titolo nella categoria metroidvania, ma se il termine vi fa schifo possiamo dire che è un platform bidimensionale di sopravvivenza che può essere esplorato nelle direzioni che preferiamo. Insomma, un metroidvania.
Per avanzare da uno scenario al successivo è necessario raggiungere il punto di passaggio + avere un certo grado di karma. Ovviamente non possediamo la mappa ma questa si formerà man mano che proseguiamo con l’esplorazione. Ora, non solo verremo attaccati da nemici letali (a molti è sufficiente un colpo per ucciderci) che appaiono quasi dal nulla, ma a cadenza non troppo regolare si scateneranno su di noi le temibili piogge acide, anch’esse in grado di affogarci e avvelenarci contemporaneamente. Decisamente meglio evitarle. 

Appena lo schermo inizia a tremolare l’unica cosa da fare è dirigersi il più velocemente possibile in una camera di ibernazione, che funge da checkpoint per il salvataggio. 

rain world; videogame

E’ importante ricorrere a queste stanze non solo per ripararci dalle piogge, ma anche per salvare il gioco ogni qualvolta ne abbiamo una a portata di mano: a ogni salvataggio, infatti, accumuliamo un grado di karma che corrisponde alle vite. Finiti i punti karma, il gioco riparte dall’inizio dello scenario. Lungo la strada troviamo inoltre dei fiori dorati che in caso di morte proteggono il livello di karma raggiunto o, in altre parole, costituiscono una vita in più. 

Fedele ai capisaldi del survival, tentare di combattere i nemici è una perdita di tempo puramente inutile. Se proprio non si riesce ad allontanarsi per tempo, si possono utilizzare arnesi di fortuna per distrarli o, meglio ancora, lanciar loro qualche ghiottoneria che soddisferà il loro stomaco mentre salviamo la pellaccia. Almeno per un po’…

rain world; videogame

A seconda dello Slugcat che decideremo di impersonare, a scelta tra Monk, Survior e Hunter, il gioco avrà un diverso grado di difficoltà.

Bonus: nella modalità multiplayer è disponibile anche lo stilosissimo Nightcat!

GRAFICA & SONORO

La grafica, per quanto mi riguarda, detiene un posto nella categoria delle forme più raffinate di pixel art. Gli strati delle illustrazioni sono sovrapposti con tale maestria da donare profondità agli scenari bidimensionali, mentre un’accurata selezione di forme e colori permette di caratterizzare al massimo ogni tappa del gioco.

Il comparto sonoro è tutto dedicato ad aumentare la sensazione di straniamento e angoscia: non ci sono melodie e musichette, solo un sottofondo ambient e i suoni, rigorosamente metallici, degli oggetti e dei movimenti dei personaggi.

LONGEVITÀ

Del personaggio poca, del gioco, se vi prende bene, tantissima. Pare infatti che esistano 12 finali ufficiali e un numero ancora imprecisato di finali ufficiosi. Personalmente non sono ancora riuscita a vederne nemmeno uno, perciò nel caso fatemi sapere come sono andate le vostre partite!

rain world; videogame; recensione

IN CONCLUSIONE:PERCHÈ UN RETROGAMER DOVREBBE PROVARLO?

Perché la qualità grafica è esattamente quella che sognavamo nei decenni passati, prima di rimanere delusi dal salto troppo azzardato che ha trasformato i videogame in dei quasi-film, e soprattutto perché il gameplay è bello tosto e poco chiaro. Un po’ come quando l’amico del cugino del vicino di casa vi procurava la copia piratata di qualche titolo e in mancanza del booklet non sapevate da dove partire!

winona raiden

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