I DUE INCA: FOLLIA E SPERIMENTAZIONE ARTISTICA MADE IN FRANCE

Salve a tutti, carissimi fan Bitellonici.
Sono sempre io, il vostro adorato Magnum CD-i!!!
Ultimamente ci leggiamo un po’ meno, lo ammetto, ma non sono rimasto ad oziare (forse).
Se fate un salto nel podcast dei nostri cugini di GameRevs, mi troverete spesso a raccontare miti e leggende del nostro ancestrale mondo videoludico. Quando non ci sono io, è ovviamente presente il mio scalcagnato parente toscano, il cui nome è meglio censurare per il benessere dei posteri.
Ma torniamo a noi!
Come state, o miei cari accoliti? Spero bene. Sono appena rientrato dalla Francia, mentre venti poco positivi arrivano dai confini orientali dell’Europa. Per non pensarci, ho ripreso in mano alcune vecchie indagini poco proficue, che mi ero lasciato per i periodi di vuoto. Come sempre, però, a villa Masters c’è anche tempo per rilassarsi, per cui ne ho approfittato per ricollegare un vecchio PC con il fido DOS, certo di potermi rimettere in caccia di qualche prelibatezza videoludica sconosciuta.
Ovviamente immaginerete com’è finita…lacrime e sangue nel tentativo vano di configurare memoria estesa ed espansa del sistema. Si lo so, molti si domanderanno di cosa diavolo parlo, ma ci sarà qualcuno tra voi che capirà, e ne soffrirà con me. Noi vecchi pionieri del gaming su PC ne abbiamo passate, fidatevi.

Croce e delizia del retro PCismo

In questo complicato momento, ho potuto però contare sull’aiuto di un amico, lo youtuber “Ilarik76” (anche streamer, podcaster etc.etc.) che è riuscito a supportarmi nell’ennesima follia della giornata.

Ilarik76 – che stile!!!

Quando ci siamo risentiti, tra l’altro, mi ha annunciato di star facendo alcune dirette sui titoli della storica Coktel Vision, pionieristica software house francese fondata negli anni ottanta, che ha raggiunto il successo con diversi giochi di buona qualità (tra cui la serie Gobliins) prima di un inesorabile declino, iniziato alla fine del secolo scorso.

Parte dell’infanzia in un logo

Dopo esser impazzito con Ween: The Prophecy, il prode Ilarik si è lanciato su Inca II e me l’ha appunto anticipato mentre parlavamo. INCA!!!
Ecco la parola che cercavo, colei che ha d’improvviso spalancato in me ricordi sopiti di una gioventù piena di sogni e speranze, che hanno visto in Inca (e nel seguito) due fari nel buio della nera (e poco amichevole) schermata del DOS, in quei teneri giorni d’infanzia.
A voler essere sinceri, ci sarebbe anche una fantasmagorica vacanza in Perù di qualche anno fa, ma è meglio sorvolare. Giusto il tempo di terminare l’odiosa configurazione ed eccomi pronto a rivivere i due strani titoli di Coktel Vision, oggi praticamente sconosciuti a buona parte dell’utenza.
Tranquilli: il vostro Magnum è qui per questo, perciò state pronti a volare nel passato, anzi, nel futuro…

Si può non innamorarsi di questa cover?

INCA (Cocktel Vision – 1992)

Uscito inizialmente in versione floppy nel 1992, Inca vede poi, nell’anno successivo, la trasposizione (con alcune sezioni aggiuntive) sia su CD-ROM che sul mio amato Philips CD-i. Quest’ultima versione, tra l’altro, presenta in esclusiva un doppiaggio in lingua italiana, direttamente curato da Philips.

Potevo forse non mettere la versione CD-i? E infatti 😉

Il grande saggio Huayna Capac, cosciente della prossima caduta del suo popolo sotto il giogo dei Conquistadores, decide di lasciare le sue spoglie materiali e diventare un artefatto che vagherà nello spazio, finché non giungerà El Dorado, il salvatore del popolo Inca.
Tutto questo accade nel 1525 e, cinque secoli dopo, un uomo col volto coperto da una maschera d’oro si risveglia all’interno di un tempio nello spazio. L’eletto è arrivato ed il grande saggio ci prepara alla sfida: dovremo recuperare tre misteriose gemme, che saranno fondamentali per sconfiggere i malvagi Conquistadores (capitanati da Aguirre, la nostra nemesi) e rendere di nuovo libero il nostro popolo.

Ben sveglio, o grande El Dorado

Come avrete intuito, l’ambientazione del gioco è una delle più particolari in cui mi sia mai imbattuto. Immaginate uno scontro tra il popolo Inca e le caravelle dei Conquistadores, con l’estetica storica inserita però in un contesto spaziale. Qualcosa di davvero notevole, che lascia inizialmente spiazzati, ma che si rivela poi semplicemente affascinante.
Avremo a disposizione una piccola enciclopedia, consultabile dal menù principale, che spiegherà molti dei termini legati alla cultura Inca, in modo da aiutare la comprensione di alcuni passaggi.

Tranquilli, c’è anche in italiano

Graficamente il gioco è senza dubbio eccellente sia da un punto di vista tecnico che artistico, e mostra con grande efficacia il talento del team, all’epoca senza dubbio tra i migliori presenti in Europa. Nonostante la grande varietà di scenari e situazioni, nonché l’alternarsi di generi diversi, la qualità visiva rimane sempre costantemente coerente ed ispirata. Da notare, tra l’altro, l’uso di attori digitalizzati, che si inseriscono pittosto bene nel contesto estetico.
La versione CD-i, che ricordiamo non sfrutta la scheda d’espansione, rimane comunque tecnicamente molto valida, pur presentando qualche limite nella fluidità dei filmati e nella risoluzione (e dettaglio) durante le fasi di esplorazioni nei labirinti e nei combattimenti lungo i canyon.  

In corsa all’interno del canale della Morte Nera? Quasi 🙂

A livello audio troviamo una notevole colonna sonora già nella versione floppy, arricchita poi da quattordici tracce suonate direttamente in formato Red-Book per quella su CD-ROM e CD-i, inclusa una vera e propria canzone ( “Inca People” di J.M. Marrier). Gli effetti sono anch’essi di pregevole fattura, mentre il doppiaggio (presente nell’edizione cd) varia come qualità a seconda della lingua, passando dall’ottimo (francese) al discreto (inglese). La versione italiana, curata da Philips ed esclusiva per CD-i, si rivela di buona fattura, soprattutto se comparata con il seguito.  

Tempo di puzzle

Inca è una curiosa commistione di generi, ma ha una sua identità e risulta molto più interessante di quanto ci si aspetterebbe. La varietà di situazioni ed ambientazioni gioca decisamente a favore del titolo Coktel, che alterna combattimenti spaziali (tra cui una corsa in un canale in stile Morte Nera) a sezioni d’avventura punta e clicca, aggiungendo poi alcune fasi labirintiche simil FPS, in cui dovremo sia combattere i soldati di Aguirre che risolvere puzzle.
Si potrebbe dire che, a voler coprire troppi generi, si finisce per non approfondirne nessuno, ma in questo caso le sequenze non sono mai troppo lunghe da diventare noiose, e quindi generalmente scorrono in modo alquanto piacevole, rendendo il tutto vario e discretamente appassionante.  

Il buono, il brutto e il Conquistadores

Nella versione PC potremo utilizzare il sistema di controllo che preferiremo tra mouse, joystick e tastiera, oppure alternarli a seconda delle sequenze (in quelle spaziali il joystick è la morte sua).
Per l’edizione CD-i, invece, è consigliato l’uso del gamepad, o al massimo del mouse. C’è da notare che in questa versione i controlli sono meno reattivi che su PC, anche se non lo sono a tal punto di diventare un problema.
La durata del titolo non è particolarmente consistente, anche se ci vorrà tempo per eccellere al meglio in tutte le sezioni. Al termine di ogni capitolo ci verrà fornita una password, da utilizzare per proseguire nella storia senza particolari intoppi.

Spazio: Ultima Frontiera!

Tirando le somme, questo primo capitolo della serie è senza dubbio interessante e peculiare; pur non rappresentando certo un capolavoro nelle rispettive categorie che affronta, risulta un buon tentativo di commistione fra generi, supportato da uno sviluppo artistico pregevole e da trama ed ambientazioni davvero particolari.  

Time for a sequel!!!

INCA II: WIRACOCHA (Cocktel Vision – 1993)

Visto il successo di Inca, Coktel Vision si mette subito al lavoro su un seguito, che non tarda ad arrivare nel 1993. Anche in questo caso il gioco viene rilasciato sia in versione floppy che su CD-ROM, mentre la (a quanto pare) annunciata versione CD-i non vedrà mai la luce.

Il nostro El Dorado è diventato un capo saggio ed illuminato

Sono passati molti anni dalla fine del primo Inca. Il popolo vive sereno sotto l’illuminata guida di El Dorado, nella rifondata città di Machu Picchu. Il nostro eroe ha avuto un figlio maschio da Lady Aclla, Atahualpa, che sogna di dimostrare il proprio valore al padre. La pace però è sempre molto labile, perché i Conquistadores non si sono mai arresi e sognano una rivincita contro il popolo Inca. La presenza di un misterioso asteroide, che si muove nello spazio interrompendo le comunicazioni in tutto l’impero, preoccupa l’intero Consiglio. Il pilota Kelt Carrier, fedele alla causa del popolo Inca, consiglia prudenza, ma il giovane Atahualpa pecca di superbia e lo attacca verbalmente, facendosi espellere dalla riunione. A quel punto, su consiglio di una misteriosa donna, ruba la nave del padre e si lancia solitario in un attacco alla flotta di Aguirre, che non aspettava altro per riprendere le ostilità.
Il tono da space opera qui è molto più accentuato rispetto al primo capitolo ed il tutto risulta simpatico, ma senza dubbio lontano dall’efficace astrattismo dell’originale.

Kelt Carrier, l’eroe che abbiamo e non meritiamo

Graficamente si nota fin da subito una buona resa estetica delle sequenze in computer grafica, nonché delle varie fasi di gioco. La parte più invecchiata è proprio quella che riguarda gli attori digitalizzati, qui più presenti rispetto al primo titolo, che stridono un po’ con la realizzazione delle ambientazioni, sempre curate in modo egregio.

Atahualpa, non comparirmi così alle spalle, miseriaccia ladra!

Ancora una volta molto efficaci le parti di combattimento nello spazio, a cui si aggiungono le ottime schermate della sezione “punta e clicca”, che in alcune occasioni mostrano l’uso dello stesso motore grafico del contemporaneo Lost in Time (altra avventura in due episodi targata Coktel Vision, di cui prima o poi parleremo). Il tutto forma una commistione strana, senza dubbio meno efficace del primo titolo, ma comunque piuttosto valida considerando il periodo. La voglia di sperimentare del team, alle prese con diverse soluzioni tecnologiche, si nota ed è davvero affascinante da vedere in retrospettiva.

Un saggio maestro ci indica la via da seguire

Il comparto audio offre un accompagnamento musicale ancora una volta di ottima qualità, a cui si aggiungono effetti dalla resa più che lodevole. La parte debole dell’esperienza viene dal doppiaggio, che si rivela ottimo in francese, ma pessimo in italiano (dovrebbe esser stato realizzato all’estero per conto della C.T.O.) ed allucinante in inglese (ascoltare per credere). Questo purtroppo rende ironiche sequenze che non dovrebbero esserlo, ed aumenta a dismisura il distacco dallo svolgersi degli eventi. Sarebbe quasi da raccomandare la versione floppy, che personalmente però non ho mai provato.

Bentornati sul Tumi!

Inca II: Wiracocha riprende il primo titolo anche nello stile del gioco stesso. Alterneremo sequenze di combattimento spaziale a sezioni d’avventura punta e clicca, con l’aggiunta di fasi su rotaia (di solito con sistemi di torrette difensive), che in un caso ci vedranno persino scegliere tra varie postazioni in tempo reale (schema poi ripreso dal leggendario Thunder in Paradise per CD-i). Non saranno più presenti i labirinti ma la cosa non si noterà, visto che saremo costantemente impegnati a saltare tra fasi d’azione e momenti riflessivi. Da segnalare la presenza di scelte “morali” da fare al termine di alcune missioni, che porteranno a sezioni extra, che non cambieranno comunque lo svolgersi della trama principale.

Una schermata della fase “Punta e clicca”, con tanto di inventario

Il sistema di controllo si conferma lo stesso del primo capitolo, mentre il livello di difficoltà presenterà delle punte piuttosto insidiose, in particolare nelle missioni “a scelta”. Questo, unito ad un paio di puzzle più ostici, richiederà senza dubbio maggior impegno da parte del giocatore medio.
Nulla di drammatico, ma senza dubbio un particolare da far notare.
La durata dell’esperienza è praticamente identica a quella del primo gioco. Da segnalare, stavolta, la creazione automatica di capitoli ogni volta che supereremo una missione, con la dismissione delle poco comode password da inserire da menu.

Evocativo, non trovate?

Tirando le somme, il seguito di Inca si dimostra comunque valido, in quanto mantiene la struttura del primo gioco, migliorando ed espandendone le possibilità, ma perdendo quell’atmosfera e quella visione artistica che aveva affascinato molti all’epoca (me compreso). Tralasciando l’atroce doppiaggio, resta comunque un’esperienza piacevole, per un weekend all’insegna della retro oscurità.
Nota finale: alcune classifiche lo vedono come uno dei peggiori giochi di sempre, cosa sinceramente abbastanza esagerata.

Qui i grafici si sono superati

Dopo questa esperienza, Coktel Vision creò una sorta di capitolo a parte, chiamato The Last Dynasty, maggiormente incentrato sul combattimento spaziale, che magari approfondiremo meglio in un prossimo futuro.

Che cover facevano ai tempi!

Anche questa volta siamo arrivati al termine di una retrospettiva alquanto particolare, che spero abbiate apprezzato. Parlando di Coktel Vision con Monique, mi ha raccontato di aver qualche altro titolo della storica software house, e che appena rientrerà dalla Francia me lo porterà. Chissà che questo inizio non diventi un super approfondimento sulla storica casa di sviluppo francese. 

A proposito di approfondimenti, sapete che presto potrei concretizzare quei progetti di cui vi avevo parlato nei mesi passati? Magari potreste anche vedermi spesso in video, chi lo sa. Fossi in voi inizierei ad essere incuriosito. Per come vanno le cose non possiamo esser certi di nulla, ma senza dubbio si spera in risoluzioni pacifiche e positive (prima) e nella Magnumizzazione del mondo (poi).

MAGNUM CD-i


2 risposte a "I DUE INCA: FOLLIA E SPERIMENTAZIONE ARTISTICA MADE IN FRANCE"

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