ED INFINE, GIUNSE IL GAMEBOY – seconda parte

Ciao a tutti!
Sono sempre io, Morgana Shiranui, e sono tornata con la seconda parte della mia storia videoludica.
Prima di tutto, però, voglio farvi una breve intro sul mio primo approccio con i videogames, per poi proseguire con le mie memorie. Iniziamo con qualcosa di tosto!

Il mio primissimo incontro fu con il cabinato di “Cadillacs and Dinosaurs”, a cui poi ne seguirono altri: “Pang”, “King Of Fighters”, “Puzzle Bobble”, “Metal Slug” ed infine “Tekken 3”!
A casa, invece, provai un improbabile lcd di Calcio, il famoso Brick Game 9999 in 1 e un gioco in VFD cioè il “Grandstand Munchman” del 1981. Dopo questo arrivò il Game Boy, che giocai per circa un’ora, per poi riportarlo al suo proprietario.

Ricominciamo dove eravamo arrivati nella prima parte (che trovate qui).
Arrivata alle superiori, il Game Boy era una cosa ormai distante, anche se una partita a “Super RC Pro AM” era sempre obbligatoria (contenta te… n.d. Magnum). Nonostante questo, decisi però di recuperare tutti i titoli Game Boy a cui avevo giocato; setacciavo i comics ed i siti e, tra l’altro, visto che il mio ex era in fissa con la saga di Zelda, mi ci appassionai anch’io. Vi allego la foto dei giochi ed andiamo al dunque!

Quanta bellitudine!

Non riuscivo a ritrovare il Game Boy che mi aveva comprato mia Nonna, panico!!!
Ne acquistai un altro; la particolarità di questo modello, color Giallo “Banana Jim” dei Play It Loud, rispetto al classico DMG Grigio è la seguente: il giallo è prodotto in Cina, mentre il Classico in Giappone e, tra l’altro, uno schermo è più scuro rispetto all’altro.
Dopo aver cercato ovunque decisi quindi di comprare quello giallo, che arrivò immacolato, ma dopo un po’ ritrovai il mio, funzionante. La cosa però che volli fortemente fare (Vittorio Alfieri docet n.d. Magnum) fu smontarlo. E lo feci con tanta paura; comprai il “Tri-Wing”, un copri batteria nuovo ed una lente nuova.
Aveva oltre trent’anni di polvere al suo interno. E dopo lui arrivarono gli altri.

Trentatré anni e non sentirli

Quando si acquista un GB non funzionante, la prima cosa da controllare sono i contatti delle batterie.
Se lasciate al suo interno per troppo tempo, ovviamente, iniziano a far fuoriuscire l’acido corrosivo, che poi può arrivare anche alla PCB. Se succede, non sempre si può salvare la console, dipende in che modo si diffonde all’interno. Se invece tocca solo i contatti, basta un po’ di aceto di alcool e puff, magia.
Come nuovi!
Tra i tanti guasti possibili, possiamo trovare problemi alle linee verticali dello schermo; in quel caso occorre armarsi di pazienza e di una stagnatrice con regolarizzazione della temperatura. Se lo schermo appare completamente morto, invece, bisogna cambiarlo, ed oggi è una cosa perfettamente fattibile. Queste sono piccole dritte che non fanno mai male; ho sistemato infatti un po’ di GB in modo casalingo, ma anche qualche gioco. Uno su tutti è stato un “Darkman” bootleg (ovvero un piratozzo), che mi arrivò in un lotto. Rifeci le saldature al chip ed adesso funziona in modo impeccabile. D’altronde, anche se è un falso d’epoca, perché non ridargli una nuova vita? Una cosa molto semplice, inoltre, è la sostituzione delle batterie all’interno delle cartucce, cosa che in realtà molte ragazze (ma anche maschietti) non fanno…e sbagliano! Le mani di una ragazza sono generalmente più piccole, quindi maggiormente agevolate per lavori di questo tipo. Daje!

Trasparente fa più chic!

Con questo siamo arrivati al termine della seconda parte. Non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento al terzo ed ultimo approfondimento con la mia “Game Boy Story”,
che arriverà molto presto.

MORGANA SHIRANUI


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