URBAN RUNNER: GIOIE E DOLORI DI UN’AMBIZIOSA AVVENTURA A FILMATI

Salve a tutti, miei cari ed adorati fan bitellonici! Sono sempre io, il vostro inimitabile Magnum, di ritorno da un’estate alquanto bizzarra, fatta di viaggi improvvisi in località amene, virus dal simpatico effetto dimagrente ed investigazioni serrate sui sempre più bizzarri meandri del videoludo di qualità.
C’è da dire che la presenza costante su un social come Instagram mi sta facendo conoscere un sacco di nuove realtà, cosa che mi ripaga degli sforzi fatti per rimanere a galla sul “social fotografico” per eccellenza.
Questo non è che l’inizio verso una gloriosa ascesa contro i poteri forti, altresì detti “dottori del sapere”, che può risolversi in grande trionfo come in tonfo sonoro e clamoroso. Quale sarà l’esito? Presto lo scopriremo. Ma torniamo a noi!

In una recente conversazione con la dolce Monique, che finalmente è tornata qui alle Hawaii, ci siamo soffermati sulla mia vacanza a Parigi di qualche mese fa.
Se vi ricordate bene, approfittai dell’occasione per parlare dell’amatissima (da me) bilogia di Inca, frutto di quel folle team di geniacci francesi che risponde(va) al nome di “Coktel Vision”. Se non sapete di cosa sto parlando, potete fare ammenda recuperando QUI (occhio che poi vi interrogo).
Una volta tornato ad Honolulu, Monique, che nel frattempo era rimasta dai suoi genitori, aveva ritrovato un altro piccolo baule pieno zeppo di chicche interessanti, compreso un titolo che non ricordava di aver mai giocato, Urban Runner, sviluppato sempre da Coktel e pubblicato da Sierra.

Il box del gioco, decisamente stiloso!

In quel momento ero occupato con altre faccende per cui lo avevo lasciato, come al solito, in un angolo recondito della mente. Come di consueto, dopo lunga sedimentazione, un giorno mi è arrivata la voglia di giocarci sul serio. Ebbene si, non è che il vostro Magnum possa aver provato tutto lo scibile dei giochi in “full motion video”, ma dategli tempo e lo farà! (alla faccia tua Starfox).
Prima di lanciarmi in una prova, ho cercato di approfondire un po’ la storia dietro al titolo, scoprendo che questa è stata a tutti gli effetti l’ultima produzione videoludica dello sviluppatore francese, che poi si è dedicato a giochi esclusivamente educativi.
Qualcosa dev’essere successo per forza”, mi sono detto, per cui ho approfondito, scoprendo (senza grande sorpresa) che Urban Runner è andato male, parecchio male.
Che ragioni ci sono state dietro a un tale fallimento? Andiamo a scoprirlo! 

Inizia l’avventura!

Max Gardner è un giornalista americano d’istanza a Parigi, perennemente in cerca di uno scoop che possa fargli svoltare la carriera. L’occasione che gli si presenta è unica: riesce infatti a fotografare un colloquio tra un trafficante di droga (Marcos) ed un politico senza scrupoli (Lagrange). Dopo una contrattazione, Max fissa un appuntamento con Marcos per consegnarli il rullino in cambio di un lauto pagamento. Il luogo dell’incontro è una sauna semi deserta in periferia, dove il nostro eroe si reca con grande spavalderia.
Il problema è che Marcos è in effetti all’appuntamento, però con la gola tagliata. Preso dal panico, Max prende le chiavi dell’armadietto sbagliato (quello della vittima) e si trova in abiti troppo stretti a scappare forsennatamente dalla guardia del corpo del trafficante, che lo insegue attraverso tetti ed edifici, fino ad una vecchia fabbrica abbandonata. Da lì, dopo una rocambolesca fuga, si svilupperà una classica indagine di rito, con intrighi, tradimenti, femme fatale e polizia alle calcagna.

Il trafficante non se la passa proprio benissimo

Graficamente Urban Runner fa delle sequenze filmate con attori la sua struttura portante, offrendo una risoluzione più che adeguata per lo standard dell’epoca (ovvero 640×480), con possibilità di scalare il numero dei colori a seconda della configurazione del computer (256, 65355 o 16,8 milioni).
I filmati sono generalmente ben compressi e definiti (tenendo conto della tecnologia del periodo)  e soprattutto non presentano il classico effetto interlacciato, che all’epoca era quasi onnipresente nelle produzioni FMV su computer.

Il nostro eroe e la femme fatale, in un momento di riflessione

Le schermate fisse sono generalmente di buona qualità, se tratte dai filmati, mentre sono di eccellente fattura se realizzate dai talentuosi artisti Coktel. Nota di merito anche per gli oggetti dell’inventario, tutti realizzati con grafica precalcolata (come in Lost in Time), con tanto di animazioni di rotazione a corredo. 
Faccio presente che, sul computer dove l’ho giocato (ovvero un Pentium II 350 mhz con Windows 98), la modalità a 16 milioni di colori presenta dei glitch grafici nell’esaminare gli oggetti dell’inventario, cosa che può essere legata al sistema operativo (Urban Runner è pensato per Windows 3.1 o 95), oppure a qualche incompatibilità.

Un bell’amo da pesca, da ruotare per diletto nell’inventario

A livello audio troviamo una colonna sonora di buona qualità, presente saltuariamente durante il gioco, che però sa offrire alcuni momenti davvero eccellenti (ascoltate il pezzo che accompagna la schermata di game over e mi darete ragione). A questo si unisce un comparto effetti discreto, che risalta soprattutto nelle registrazioni dal vivo durante le riprese con gli attori. Parlando di doppiaggio, invece, troviamo una qualità accettabile in inglese (molto meglio del secondo Inca, tanto per dire), e sorprendentemente simpatica in italiano, dove sono state aggiunte diverse battute non presenti nell’originale. Il problema della versione nostrana, purtroppo, è che molto audio di fondo è stato abbassato, rendendo diverse sequenze totalmente silenziose, cosa che non aiuta ad immedesimarsi.

Oltre al bel panorama, possiamo ascoltare qui il miglior pezzo della colonna sonora

Urban Runner è un’avventura grafica punta e clicca tradizionale, che si presenta come una sorta di seguito spirituale di “Lost in Time” (il sottotitolo è infatti “Lost in Town”), altra interessante produzione Coktel che approfondiremo insieme prima o poi.
L’elemento che maggiormente la caratterizza è la massiccia presenza di sequenze filmate con attori, che sottolineeranno ogni azione che compiremo nel corso del gioco. Come potrete immaginarvi, questa scelta ha reso il titolo particolarmente ambizioso, ma al tempo stesso ha aumentato a dismisura la difficoltà a livello produttivo, soprattutto per un team si grande, ma non mastodontico (non era certo Sierra con Phantasmagoria o Origin con Wing Commander III).
Urban Runner è stato quindi una sorta di ”Magnum Opus” (suona bene, eh) per Coktel Vision ed ha richiesto l’impegno di più di cinquanta membri del team per circa due anni di lavorazione, con un grande innalzamento dei costi di produzione. Ne sarà valsa la pena?

Il primo avversario del gioco, con il suo bel faccione incarognito!

Il gioco ci vede appunto nei panni di Max, la cui vicenda si dipana all’interno dei quattro cd-rom contenuti nella confezione. Potremo interagire con lo scenario seguendo i classici stilemi del genere e ci muoveremo in modo fluido tra le varie locazioni, con un filmato ad accompagnare ogni nostra azione. Durante l’avventura prenderemo saltuariamente anche il controllo di Adda, studentessa tedesca amante del trafficante ucciso nella sauna, che si schiererà dalla nostra parte fornendoci aiuto e supporto (nonché un po’ di momenti romantici). Grande attenzione è stata posta nel rendere il gioco movimentato, pertanto avremo spesso qualcuno alle calcagna, cosa che ci costringerà a spostarci rapidamente tra le locazioni o nasconderci in punti sicuri. In questi momenti una seconda telecamera si attiverà, mostrando in tempo reale la posizione del nostro inseguitore.

Mentre ci nascondiamo, il guardiano notturno controlla l’ufficio

Come in ogni avventura che si rispetti avremo il nostro inventario, con cui esaminare gli oggetti che raccoglieremo, ed i classici strumenti del genere, compresi tre suggerimenti da poter utilizzare durante la partita. Non mancherà inoltre la classica percentuale di completamento, vera e propria citazione storica per i giochi pubblicati da Sierra. Potremo ovviamente salvare ogni volta che vorremo, e devo dire che di questo ce ne sarà bisogno.
Il motivo? Beh, la presenza di molte sequenze a tempo non può che generare decessi a ripetizione, cosa che non ho mai particolarmente apprezzato nei giochi (siano essi avventure grafiche o d’altro genere).
Qui la cosa, sebbene a volte sia usata in modo creativo, risulta decisamente frustrante, anche per alcune piccole sviste e assurdità tipiche del genere. Di base il gioco non sarebbe certo difficile, ma alcune sequenze sono un po’ forzate ed illogiche, cosa che aumenta la durata del titolo, ma diminuisce la resistenza psicologica del giocatore medio (tipo io). Un paio di momenti poi (tra cui la sequenza con il gioco delle tre carte, propostaci da un croupier ambulante), sebbene ben realizzate a livello “registico”, non funzionano proprio a livello videoludico.
L’inizio del gioco, per dire, è veramente ben fatto: la prima grande sequenza di esplorazione e fuga è esteticamente riuscita e piuttosto divertente, ma dopo il meccanismo funziona ad intermittenza.
I momenti di calma, invece, sono in effetti più rilassanti, ma non si può mai stare troppo tranquilli.

La lobby dell’hotel in un raro momento di tranquillità

Da un punto di vista  “filmico”, pur lodando gli intenti ed alcune sequenze (come quella introduttiva), c’è da dire che a livello produttivo i pesi massimi del genere sono lontanissimi. Le inquadrature sono generalmente ben realizzate ma set, comparse e costumi spesso lasciano molto a desiderare, donando al gioco un’atmosfera che oscilla tra il B-movie senza budget ed un progetto amatoriale.  Questo non è di per sé un male, ma di certo non rende lo sforzo apprezzabile a chi non adora questa tipologia di film (io ovviamente sono un estimatore, ma ormai lo sapete).
Una nota di merito va invece alla buona performance di Brandon Massey, già protagonista di Police Quest IV: Open Season, che qui risalta degnamente nel ruolo dell’affabile e sfrontato giornalista Max.

Il nostro Brandon, mentre “fa le scarpe” ad un killer poco credibile

Un’altra questione che non aiuta è l’intelaiatura narrativa: il gioco, per esigenze pratiche e scenografiche è ambientato nei sobborghi di Parigi, ma dei personaggi che incontreremo non sentiremo praticamente mai la voce, sostituita dall’onnipresente voce narrante del protagonista, a cui si aggiungerà saltuariamente quella di Adda e dei pochi personaggi di rilievo. Questo crea una sorta di distacco emotivo che non aiuta a calarsi nella storia, che già di suo è un po’ confusa e pasticciata. Nella versione italiana poi, l’assenza di effetti sonori in molte situazioni (per via del doppiaggio ri-registrato), contribuisce sensibilmente al problema. Tra l’altro, verso la fine, è presente una “scelta morale” davvero bizzarra, soprattutto per il modo in cui è proposta, cosa che mi ha davvero lasciato perplesso.

Non vorrete mica deludere una ragazza così, no?

A livello di durata, se sappiamo cosa fare, possiamo terminare l’avventura in poco più di un paio di ore, ma sono convinto che la cifra vada perlomeno triplicata se la proviamo senza soluzioni o aiuti.
Importante notare che nel menù delle opzioni possiamo scegliere se saltare le sequenze video con la pressione di un tasto (SACRILEGIOOOOO!) oppure disabilitare la musica di sottofondo (DOPPIO SACRILEGIOOO!). Nel gioco non sono presenti sottotitoli, quindi è bene prestare attenzione al doppiaggio.

Max cerca di vincere la gara a nascondino

Tirando le somme, Urban Runner è un gioco ambizioso, probabilmente troppo, che ha visto un dispendio economico notevole per il team Coktel, purtroppo vanificato da qualche problema di troppo, nonché da un’accoglienza piuttosto contenuta (non è stato particolarmente pubblicizzato o discusso neanche all’epoca). Questo ha portato la software house ad un deciso cambio di direzione, cosa che non può che rattristare il sottoscritto, ma che si è rivelata comunque una scelta saggia, visto il successo nel campo edutainment. Personalmente credevo lo avrei apprezzato di più, ma non è comunque da disdegnare.
Se amate i B-movie ed i film interattivi, o volete passare un paio di serate immersi negli anni novanta, dategli un’occhiata.

La meravigliosa color correction, pura poesia

Riguardo al farlo funzionare su sistemi moderni, oltre alla  versione presente su The Collection Chamber (in inglese), vi ricordo che potete usare tranquillamente l’emulatore ScummVM, che ormai da tempo supporta le avventure grafiche Coktail realizzate col motore “gob”, di cui fa ovviamente parte il nostro titolo di oggi.

Dopo questa lunga retrospettiva su Urban Runner, gioco non certo tra i migliori del genere, ma non per questo da dimenticare, non mi resta che tornare alle mie indagini. Vi assicuro che di materiale per i prossimi mesi (e per il futuro canale Youtube), ce n’è in abbondanza.

Ci vediamo in giro ragazzi e, come sempre, viva i film interattivi (e abbasso chi li deride)!!!

MAGNUM CD-i


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...