MADNESS (Commodore 64 – 1986)

Salve a tutti, miei carissimi fan. Sono sempre io, il vostro Magnum CD-i, pronto anche oggi a portarvi in realtà videoludiche misteriose e dimenticate.
L’altra sera, durante l’ennesimo appostamento, mi sono concesso un po’ di svago guardando la diretta di un mio vecchio compagno d’armi, tale Damiano Gerli di The Genesis Temple, un ricercatore dell’oscuro ancora più esagerato del sottoscritto (che vi consiglio di seguire qui).
Il prode stava portando in live alcuni giochi prodotti da Rainbow Arts, una leggendaria software house tedesca che pubblicò decine di titoli a cavallo tra la seconda metà degli anni ottanta ed i primi anni novanta. Ammetto che vedere alcuni classici da loro prodotti provati in sequenza, uno dopo l’altro, ha fatto scendere una piccola lacrima anche al vostro detective del cuore. Sapete che uno dei primi giochi che ha provato il vostro Magnum, tale StarTrash su Commodore 64, era proprio pubblicato da loro?

Mi sono commosso!

Mentre il buon Damiano proseguiva nella diretta, io rimanevo estasiato ad osservare, dimenticandomi totalmente dell’appostamento. Il losco figuro che stavo controllando, accortosi della mia presenza, ha pensato bene di darsela a gambe, ma per fortuna i miei fidi collaboratori lo hanno bloccato nel vicolo adiacente. Risolta la questione, mi si è accesa la classica lampadina (stile Archimede Pitagorico) ed ho suggerito all’amico oscurofilo di provare MADNESS, di cui conservo un ottimo ricordo, e che anche lui ha apprezzato dopo qualche partita. Perché non parlarne con voi quindi?
Realizzato in solitaria da Artur Wystub, con l’apporto musicale di Chris Huelsbeck, Madness è il classico titolo di fascia budget (quindi a poco prezzo) che potevamo trovare sul biscottone Commodore a metà anni ottanta. Eppure c’è qualcosa di particolare ed affascinante che lo caratterizza.

Il nostro androide è pronto ad affrontare una giornata stimolante!

Nella mia testa, la premessa videoludica del titolo era abbastanza chiara. Non avendo il manuale, immaginavo che la vicenda fosse ambientata nella tormentata testa del protagonista, preda di angosce e paure di ogni tipo. Proprio lì la nostra coscienza, sotto forma di alter ego, ci avrebbe guidato ad accendere i vari “lumi” della ragione, in modo da farci superare i vari traumi, rappresentati da mostri ancestrali, armi, veicoli e un Pac-Man? (ebbene si).
Quindi perfetto per il titolo Madness, no? Ebbene, dopo aver letto la vera trama nel piccolo manuale (scansionato) che ho trovato online, sono rimasto un attimo perplesso.

Il nostro eroe è campione d’arrampicata!

Siamo nel futuro e l’umanità ha fatto passi avanti da gigante nel campo dell’ingegneria genetica. Alcuni scienziati privi di scrupoli si sono messi a sperimentare un po’ troppo, creando esseri indistruttibili, che ovviamente si sono ribellati maciullando tutti i nostri incauti uomini di scienza. Nei panni dell’ultimo sopravvissuto,dovremo guidare un droide dalle fattezze umane attraverso le stanze del laboratorio, facendo “saltare” alcuni fusibili, in modo da “trasportare le creature nell’iperspazio”, dove non potranno causare altri danni. Forse era meglio la mia interpretazione, non trovate?

Una simpatica strega ci attende ad ore 7

Graficamente Madness è un titolo semplice ma ben realizzato. I livelli sono a schermata singola, con fondale nero e strutture variegate . Il nostro personaggio è stilizzato, ma ben realizzato ed animato, sia nelle movenze che nel salto. Non siamo ovviamente alla qualità del protagonista di Impossibile Mission, ma non ci si può lamentare. I nemici, allo stesso modo, sono ben definiti e curati, con animazioni semplici ma apprezzabili. I livelli sono ovviamente pieni di elementi in movimento, che rendono ulteriormente piacevole l’impatto estetico generale.

Quanta bella gente in questo laboratorio!

Il comparto audio non presenta effetti sonori, ma una melodia d’accompagnamento decisamente d’impatto, composta dal leggendario Chris Huelsbeck (da me chiamatoMr. Turrican), che qui era ancora alle prime esperienze, ma che già dimostrava un talento veramente notevole. Il pezzo musicale, lungo ed articolato, sostiene perfettamente l’azione di gioco. Dal menu principale, tra l’altro, si può regolare la lunghezza d’onda del canale dedicato ai bassi, cosa davvero inusuale per un gioco dell’epoca.

Un simpatico robottino killer ci aspetta indomito

Madness è un gioco a piattaforme, in cui riflessi pronti e capacità deduttive saranno fondamentali.
Il nostro scopo sarà quello di accendere tutte le torce presenti nel livello, per poi procedere in volata verso l’uscita prima dello scadere del tempo, quantificato nell’autonomia rimasta all’androide.
Si, lo so che la trama spiega che sono fusibili da far saltare, ma non mi ci ritrovo in quella descrizione. Ovviamente ogni stanza del laboratorio sarà piena di trappole, nonché degli ormai noti nemici invincibili, che dovremo evitare ad ogni costo, imparando a capire al volo il loro pattern di movimento. I macchinari che incontreremo, invece, potranno essere sia nostri alleati (permettendo fughe rapide) che avversari, in quanto porteranno spesso a trappole letali. In nostro aiuto verrà la possibilità di poter saltare, salire e scendere scale, nonché scalare corde, e ciò renderà leggermente più semplice la vita del nostro povero androide. Come sempre avremo un set di vite limitato, ma non credo la cosa vi sorprenda.

Una nostra vecchia conoscenza, alquanto incattivita

Il gioco è composto da trentadue livelli, che potranno essere affrontati senza vincoli, in quanto potremo scegliere quello da cui partire direttamente dal menu principale. Il titolo si presta bene ad essere giocato sia con un joystick che con un pad, a seconda delle nostre esigenze. Il movimento è ovviamente legato alla croce direzionale (o al joystick), mentre il pulsante principale ci permetterà di saltare. Per quanto riguarda la difficoltà, si segnala un (inusuale) approccio molto morbido, con i primi livelli davvero accomodanti, seguiti dall’ovvia impennata di cattiveria successiva.

Che bel mucchio di ossa allegre!!!

Tirando le somme, Madness è una piccola gemma nascosta, un titolo che sicuramente non entrerà mai in nessuna classifica, ma che può regalare soddisfazione e divertimento per tutti i possessori del leggendario Commodore 64 (o di un emulatore del suddetto). Se vi capita, dategli una possibilità, non ve ne pentirete.

Già che ci siete, recuperate anche StarTrash

Anche stanotte la giustizia ha trionfato, adesso è l’ora di rientrare a Villa Masters. Devo ricordarmi di invitare il buon Damiano a far due chiacchiere in veranda, uno dei questi giorni. Sia mai che troviamo qualche altro titolo assurdo da approfondire. Alla prossima, miei cari fan e, come sempre, “Stay hungry, stay obscure!

MAGNUM CD-i


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