ZOSYA ENTERTAINMENT (Part 1)

La Russia ha fatto anche cose buone! (di Starfox Mulder)

Natasha Zotova di Zosya, si nasconde dietro uno dei computer più sexy di sempre.

Qui Radio Bitelloni, comunicato speciale.
La Russia ha invaso l’Ucraina e lo ZX Spectrum compie 40 anni.
Come si abbinano questi due fatti?
Semplice: per festeggiarlo ho deciso di parlarvi di una software house russa nata negli scorsi anni e già capace di dimostrarsi la più talentuosa al mondo.
BADABOOM CHA, l’ho sparata grossa (o forse no?)!
Ok, magari non “la più”, ma di certo “tra le più”, ed i giochi da loro prodotti lo testimoniano.

A causa delle sanzioni internazionali nei confronti della Russia, i nostri non stanno più raggranellando il becco di un quattrino, perché sì: la guerra fa schifo comunque la si voglia combattere!
Quindi qui, oggi, vi recensirò tutti i loro giochi, in modo che possiate mettervi l’appunto sul diario:
“A sanzioni rimosse me li compro tutti!”

E vi verrà voglia di farlo, ve lo garantisco.
La soft-teca di Zosya Entertainment è ricca di titoli di altissimo livello ed ognuno viene presentato con una confezione così piena di belle robine da far impallidire le meglio collector’s edition dei titoli tripla A, il tutto per altro a prezzi incredibilmente bassi.
Potrei dirvi di più ma vi rimando al loro sito www.zosya.net ed inizio a parlavi dei giochi.
Ovvio: dopo la SIGLA!

ANGELS

Palermo è splendida in primavera.

PLOT – La trama è un insieme di “maccosa” spettacolari ma ve la racconto lo stesso (oppure proprio perché): nel 1964, in Serbia, vengono scoperti dei curiosi affreschi che sembrano indicare delle navicelle spaziali. Sono affreschi del XIV° secolo, il che non fa quadrare i conti. La comunità scientifica la liquida facile: “Non sono navicelle, sono simboli del sole e della luna.” e la cosa si chiude lì. Come ci serve questa informazione? Non l’ho capito ma facciamo un flashforward ai tempi nostri. Dei soldati scortano due ragazze, Rika e Kira, vestite come delle internate in un ospedale psichiatrico diretto da John Carpenter e gli impongono di vestirsi in minigonna e stivali col tacco. Quello che di colpo ti aspetti stia per virare sul soft-porn in realtà è una sorta di divisa per farle andare sulla Terra (lo so cos’hai pensato…maschilista).

Sti discorsi van fatti solo a donne nude.

Le due verranno quindi spedite con altrettante navicella spaziali a New York (Bronx) dove in sostanza avranno il compito di interpretare il giustiziere della notte e prendere a schiaffi tutti i malviventi. Finita l’impresa si sposteranno, sempre con le navicelle, fino a Palermo, luogo in cui faranno altrettanto. Così via di stage in stage finché non si saranno guadagnate il nullaosta per poter tornare al loro pianeta di origine.
Ora, magari sul manuale di sedici pagine contenuto nella versione fisica del gioco la trama sarà chiara e precisa, io dal gioco ho dedotto che le nostre stanno scontando una pena e la sentenza prevede di interpretare Batman.
Maccosa?
Appunto!

Gomblotto?

GAMEPLAY – Il gioco è un ibrido: per metà beat’em up (livelli dispari) e per metà shoot’em up (livelli pari). Quando ci sposteremo tra una città e l’altra lo faremo a bordo della nostra navicella e ci toccherà sparare a nemici, meteoriti e persino un Boss di fine livello (sempre lo stesso). Simpatica variante ma niente di che, non sta in questi stages la forza del gioco.
I livelli picchiaduro a scorrimento sono infatti la vera goduria.
Al netto che tutto quel che fanno a Zosya parte dalla competenza su come spremere lo Spectrum e fargli produrre la miglior grafica possibile, anche qui ci troviamo di fronte a sprites curati, grossi e animati magistralmente. Gli ambienti sono molto vari ed in minima parte interattivi (scale, un muro da rompere, etc.), i nemici diversificati sia in estetica che in attacchi. Avremo i tizi coi pugni nelle mani, quelli armati di coltello, i balordi di kenshiro con la catena e la cresta e via di seguito. Le armi non le possiamo rubare ma possiamo fargliele perdere colpendoli nella fazza e qui si entra nel capitolo: quanti schiaffi diversi siamo in grado di dare?
Rika e Kira sono diverse e non solo esteticamente.

Kaaaaaaameeeeee haaaaameeeeee…

La rossa (ti colpisce) può saltare mentre la bionda (ti stordisce) non salta ma fa una capriola all’indietro. La prima colpisce con i calci mentre la seconda con i pugni. Non so dire se fanno danno differente ma la sensazione che il range di attacco non sia lo stesso c’è.
Come che sia: abbiamo un solo tasto Fire con cui fare tutto quindi tocca muovere il joystick. Potremo effettuare un attacco ad altezza standard, uno basso alle gambe ed uno rotante ad un nemico che avremo di spalle. A questi tre colpi si aggiunge la super (tasto Fire tenuto schiacciato e rilasciato): una sorta di hadouken che scaglieremo una volta riempita la barra della Super.
A sto punto val la pena una nota sui power ups disponibili: boccetta cura ferite (indovinate a che serve), batteria per ricaricare la barra della Super e dulcis in fundo denaro per aumentare il punteggio a fine gioco.

Ed ora ci riposiamo un po’ con un intermezzo shoot’em up.

Angels ci permette di iniziare con 9 vite ma non ne troveremo altre, ragion per cui per averla vinta serve un minimo di strategia negli scontri e il giusto switch al momento giusto. L’elemento che rende Angels un beat’em up differente dagli altri è che lo si affronta in 2. Due giocatori? Volendo anche, ma in realtà anche da single player si utilizzano sia Rika che Kira. Semplicemente schiacciando un tasto potremo infatti passare da una all’altra e questo ci serve sia in-game (nell’ultimo stage c’è un passaggio superabile solo alternando le due ragazze) sia per evitare di finire le vite anzitempo. Quando una delle due sta per morire infatti, ci basterà passare all’altra e, nel caso lungo il cammino dovessimo imbatterci in una cura: rapido switch alla ragazza ferita e via a curarsi. Fatelo o non lo finirete!

Il gioco è ricco, ben programmato, con una grafica da urlo e una colonna sonora ispirata. E’ uscito a Natale dell’anno scorso, quando ancora pensavamo che il peggio che poteva capitarci era una pandemia, quindi è stato un ottimo regalo per le festività e veniva dalla Russia.
Tagline suggerita: “Vi abbiamo pure fatto il regalo a Natale, bastardi!”

BONNIE AND CLYDE

PLOT – Tu hai nove vite, perché sei un gatto.” Ad una trama che inizia così cosa gli volete dire? Siamo di fronte ad un action platform 2D a schermata fissa quindi non state a preoccuparvi tanto della narrativa. Siete Clyde ed assieme alla vostra Bonnie, entrambi felini antropomorfi (e qui gli amanti del furry porn si esaltano), rapinate banche e scappate con la refurtiva per ben 90 livelli. Wow!

La Gatta (sul tetto) che lancia add-on.

GAMEPLAY – Andiamo subito al pezzo forte dato che sarò descrittivo e vi farete una precisa idea dell’ottimo prodotto che abbiamo davanti. Le azioni a noi concesse sono 4: muoversi a destra, muoversi a sinistra, saltare e sparare. Stop e stò, ci faccio tutto con ste quattro.

“Pecunia non olet” e soprattutto non oled (Cristosantochebattutedime)

Il nostro anti-eroe è armato di mitra Thompson (sì, mitra: se tenete schiacciato il testo Fire scariccherete in fretta i proiettili) ed ha poco tempo per raccogliere tutte le monete distribuite sullo schermo, colpendo intanto i nemici ed evitando di venire colpito o afferrato. A malloppo raccolto, la nostra Bonnie, che nel frattempo dall’alto ci tirerà vari power ups per aiutarci nell’impresa, ci lancerà la dinamite e sullo schermo comparirà la cassaforte.

“Tutti quanti voglion fare jazz.”

Starà quindi a noi far esplodere la cassa, senza farci coinvolgere dall’esplosione, e scappare per la scala che ci condurrà verso la nostra micia (ammicco ammicco)! A stage terminato ci sarà il conteggio dei punti e si passa al livello successivo. Ogni 5 livelli il gioco ci rilascia una password con cui potremo ricominciare senza farci la run dall’inizio e così avanti fino al 90esimo e conclusivo livello.

Come on baby, do the locomotion.

Bene, andiamo sul giudizio. Sto gioco è fighissimo! Per quanto lo Spectrum non sia povero di platform a schermata fissa realizzati ottimamente, qui siamo allo stato dell’arte sia come componentistica grafica, con livelli estremamente ricchi e dettagliati, sia per una fantastica colonna sonora che riprende le musiche anni ‘20 e ‘30 del secolo scorso (non a caso col gioco vi danno anche la OST su CD). A Zosya sostengono che il tutto giro a 50 frames al secondo ed io, che di frames ci capisco poco e fatico a contarli, vi dico solo che è esageratamente fluido senza mai rallentamenti. In sostanza siamo di fronte ad un gioco immediato, bello, divertentissimo e assuefacente. Se vi serve altro per farvi convincere, mi sa che non lo dovete cercare su un home computer.

THE DARK REDUX + LOST PAGES

Aquaman tornato biondo.

PLOT – Dal manuale: “Molti anni fa l’esercito delle tenebre ha attraversato i confini della Lande del Vento. La maggior parte della popolazione è stata uccisa o è fuggita nelle terre del Nord. Tra di loro c’era una ragazza di nome Jane che crebbe un figlio a cui raccontò la triste storia del suo esodo in una terra straniera per aver salva la vita. Alexander, questo il nome del ragazzo, una volta cresciuto decise di tornare alla sua patria di origine per liberarla dall’invasore.”

La Guerra fa schifo pure in 8 bit.

Il che fa abbastanza specie visti i parallelismi che possiamo vederci ora sullo scenario internazionale, ma andiamo avanti e passiamo alle cose serie. Ossia il:

GAMEPLAY – In primis una premessa: negli anni ‘90 l’eco di Doom ebbe conseguenze lunghissime. Era infatti il 1997 quando la Oleg Origin (sempre Russa) pensò di realizzare un FPS per Spectrum in puro stile Doom-like. Quel gioco si chiamava The Dark.
Ebbene sì, siamo di fronte ad un remake fatto e finito. E’ migliore in tutto ma dal momento che sempre di remake stiamo parlando, a Zosya han pensato bene di aggiungerci un secondo gioco in “omaggio”, ma ci arriverò fra poco.

La trama nei videogiochi è come la trama in un film po….ah no?

The Dark Redux ci vede calati nei panni di Alexander, all’interno di un mondo fantasy mostratoci in prima persona ed armati di forcone e PISTOLA (gli anacronismi non ci interessano). Lo scopo è andare a zonzo per alcuni livelli facendo pulizia di tutti i nemici, scovando chiavi con cui aprire i cancelli chiusi e recuperando i classici power ups per evitare di morire male anzi tempo.
Siccome c’è una diatriba infinita che vede scontrarsi i sostenitori di mouse+tastiera contro i fans degli fps su console (e quindi con gamepad alla mano) io mi schiero netto: il peggior modo per giocare un fps è sullo spectrum.

Cioè boh, addirittura acquerellato a mano.

Nonostante il mio amore viscerale per il computer di casa Sinclair, vi garantisco che i tasti di gomma sono tutto fuorché performanti, inoltre scordatevi lo strafe ed un frame rate decente: siamo su un 8 bit del 1982.
Fatta la tara di tutti gli evidenti limiti tecnici, il gioco è solido e divertente ma pur presentando un comparto tecnico d’eccellenza non risulta tra quelli che avremo voglia di rigiocare presto una volta finito…però c’è il lato B.

-Ci siamo già visti?
-Sì, ovunque!

THE LOST PAGE è l’aggiunta gradita (e magari pure un po’ dovuta) al remake di The Dark. Si tratta di un comune adventure 2D in cui il nostro protagonista resterà solo ed unicamente armato di forcone e gironzolerà come un pazzo per le lande invase dai mostri alla ricerca delle 9 pagine perdute. Il titolo vuol essere un prequel della vicenda principale e ci si presenta come decisamente poco originale nelle meccaniche tanto quanto solido nella realizzazione. Tutto funziona e nel giro di 5 minuti ci risulterà chiaro l’elemento caratteristico per cui o lo ameremo o lo odieremo a morte: è immenso.
Le Lande del Vento sono stavolta distribuite in una serie numerosissima di percorsi collegati tra loro per cui o si fa una mappa o siamo spacciati e vi ritroverete a girare su voi stessi come Ryoga. A qualcuno potrebbe tranquillamente bastare per guardare altrove, a me ha tenuto lì attaccato tutto il tempo. Di che pasta siete fatti?
Ma soprattutto: avete mai visto una confezione contenente tanta roba fighissima tutta assieme?

L’abbondanza, per un pugno di noccioline.

Già, perché con The Dark i nostri si sono superati. Oltre al gioco su cassetta e alla colonna sonora su CD, è qui compreso anche il manuale rilegato a mano ed altresì disegnato ed acquerellato singolarmente. Avrete i miei soldi appena possibile, giuro!

DRIFT

Fast & Furious: Spectrum Drift

PLOT – Qui una premessa importante: sono scarsissimo nei racing game; peggioro in quelli basati sul drift! Oleeeee Ohoooooooh, qui siamo proprio all’apice del mio disagio e si vede tutto.
Postulato che il gioco possa non essere difficilissimo ed anzi “tutti i miei continui ed inesorabili insuccessi siano dovuti alla mia incapacità a relazionarmi col genere” (che è casualmente anche quel che dovrebbero dire gli Incel invece di piangersi addosso), vado direttamente ad analizzare i pregi del gioco e ne lascio indicare eventuali difetti ad ipotetici players che mi leggeranno.
I commenti esistono: usateli!

Che poi da una macchina pagata 1000 sterle pretendi pure che vinca?

GAMEPLAY – Ci viene data totale autonomia di gestione dei controlli quindi ve la metto giù semplice: sterzo (destra e sinistra), acceleratore e frenata. Stop.
Il nostro compito è di ottenere il miglior tempo possibile in 6 differenti percorsi, evitando di andare a sbattere e di FINIRE FUORI STRADA (tutto in maiuscolo perché è il problema serio di questo gioco).
I percorsi sono stretti e l’unico modo per prendere bene le curve è derapando. Come si fa? Esattamente come nelle corse vere: sterzata, lasciare il gas un attimo, controsterzo ed accelerazione.
Ok, lo so che in realtà si dovrebbe lavorare di freno a mano, ma qui la cosa è simulata dal rilascio dell’acceleratore per il tempo necessario.

Imparare a fare le curve.

I comandi rispondono bene ma ciò non toglie che il minimo ritardo vi mandi in vacca l’intera operazione, cosa che si tradurrà inevitabilmente con un fuori pista.
Appena fuori dai “birilli” non siete automaticamente squalificati ma parte un timer, differente per ogni percorso, che una volta terminato vi saluta col “SEI SQUALIFICATO”.

Il nome della macchina è pensato per far schizzare in alto le nostre views.

Cinque differenti auto tra cui scegliere, di cui solo due disponibili all’inizio e le altre sbloccabili.
16 rivali in due modalità di gioco: amatoriale o professionista.
Animazioni da far cadere la mascella, al punto che vi suggerisco di spararvi anche solo la Intro per capire il livello di competenza raggiunto dal team in materia.
Tutto è confezionato alla perfezione, solo che a me sto tipo di giochi non piace quindi non posso essere obbiettivo. Così sia!

[L’articolo prosegue nella seconda parte che verrà pubblicata entro 10 giorni da oggi. Come mai non tutto assieme? Un commodoriano mi ha rubato gli appunti. Era inevitabile, certe guerre non finiscono mai…]


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