SPACE ACE (3DO)

“Grazie a Dio c’è l’animazione” (di Starfox Mulder)

Fermi tutti: abbiamo i CD, facciamoci qualcosa di utile!

Alle Hawaii si drogano.
Era ovvio già da tempo ma l’ulteriore conferma è arrivata quando è toccata a Magnum CD-I la paglietta lunga di decidere il tema di sto mese.
Quello se ne esce con la frase che campeggia come sottotitolo a questa recensione e non mi son certo stupito: è uno di quelli a cui piacciono i film interattivi.
Prima di togliergli il saluto però aspettate, nonostante la nota passione per tutte le pessime idee (tutte) che caratterizza il collega, devo anch’io ammettere che inizialmente l’intuizione non sembrava affatto così terribile.
Oggi siam tutti buoni a denigrare ma calatevi un attimo nei panni del ragazzino che nel 1983, allucinato a suon di Pacman e Berzerk, si trovava di fronte ad un vero e proprio cartone animato in cui eri tu stesso a decidere della riuscita (o la probabilissima sconfitta) dell’eroe.
Com’è? Impressionante? Già, di brutto poi!
Stupore ai massimi livelli, specie perchè dietro Dragon’s Lair (prima) e Space Ace (poi) c’era il grande Don Bluth.
Cos’hai detto te? COS’HAI DETTO? DON BLUTH CHI??
SIGLA

Come imparai sin da piccolo a non credere alle promesse elettorali.

Don Bluth è il responsabile di un numero relativamente impressionante di lungometraggi con cui siamo cresciuti un po’ tutti. Da Brisby e il segreto di Nimh a Fievel sbarca in America fino ad arrivare ad Anastasia e Titan A.E., il nostro portò l’animazione ad un livello superiore e pensò bene di gettarsi nel mondo dei videogames ignorando completamente una cosa chiamata gameplay.

Lo sguardo di chi vuole i tuoi gettoni…e li avrà.

Perché preoccuparsi di cose come le collisioni, i pattern dei nemici, o altre banalità che affliggevano i programmatori dell’epoca quando si poteva inserire una serie di filmati (opportunamente registrati sulla moderna tecnologia dei laser disc) che si sarebbero alternati in base alla direzione schiacciata dal giocatore.
Prima dei giochi Quantic Dreams e del Lion Trophy (no vabbè, quello era una truffa) ci fu Dragon’s Lair e solo 4 mesi dopo la sua versione futuristica migliorata: Space Ace!
Perchè ho deciso di parlarvi del secondo? Per tre ottimi motivi:
1- ne era un’evoluzione necessaria.
2- è meno ruffiano dell’epopea di Dirk the Daring.
3- mi è piaciuto di più.

La versione “prima del siero” di Capitan America rischia di essere digerito.

TRAMA
Il malvagio comandante Borf ha inventato un raggio capace di far regredire il bersaglio colpito allo stato infantile e decide di usarlo subito sull’avventuriero spaziale denominatosi Ace (si chiamerebbe Dexter ma conosce già bene la lezione Max Power di Homer Simpson), per poi dirigersi verso l’umanità tutta e riportarla all’epoca in cui guardavano i Teletubbies. Per sbagliare sin da subito l’esecuzione di un piano che poteva avere dei risvolti interessanti, il simpatico Borf rapisce Kimberly, la ragazza di Ace, ed il nostro risulta quindi due volte offeso dalla cosa.

Lo stilista Fausto Gervasoni ci dice cosa ne pensa di Borf

Ace/Dexter, d’altra parte, ha un’arma fenomenale dalla sua: noi!
Armati di gamepad e una pazienza spaziale, mettiamoci quindi al comando d’un gioco che richiede riflessi pronti e spirito di abnegazione.

Cooooosa? Sono tornato a quando mi toccavano le felpe lunghe per nascondere gli effetti della supplente in minigonna?

GAMEPLAY
Quello che normalmente è il capitolo più ricco e dettagliato di ogni mia recensione, qui si concluderà in tempi record. Il filmato a schermo procede e le minacce al nostro protagonista si susseguono senza sosta. Per evitare di perdere una vita e ricominciare da capo l’ultimo capitolo raggiunto della storia dovremo premere su, giù, sinistra, destra o tasto azione (uno qualsiasi dei tasti funzione del pad, dato che stiamo parlando del 3DO) nel momento giusto. In certi casi sarà piuttosto evidente cosa fare, dato che magari i nemici ci stanno inseguendo da destra ed a sinistra troveremo un riparo dietro cui celarci, in altri ci troveremo a morire più volte provando tutte le cinque alternative finché non imbroccheremo quella giusta.

Ace: Cosa fai stasera?
Kimberly: sii serio…
Ace: Ma io lo sono!!
(dialogo realmente presente in questa fase del gioco)

La difficoltà comunque esiste e sta nel premere “esattamente” al momento giusto la direzione necessaria. Il guaio è infatti che premendo un istante prima o un istante dopo (si parla di un lasso di tempo ben inferiore al secondo) il risultato sarà che Ace agirà nel momento sbagliato e morirà male. Ve la immaginate come una cosa frustrante? Avete ragione!

“Ho le voglie di un cinquantenne e il pisellino di tre anni.”

GRAFICA E SONORO
Visto che non sto esaltando poi tanto un titolo che fece storia, è il momento di spararli questi 10 e lode, quindi diamoli al comparto giusto.
La grafica era un raggiro, frutto di filmati digitalizzati e non di reale programmazione pixel per pixel, eppure risultò così anni luce avanti a qualsiasi cosa non solo dell’epoca, ma presentata anche nei due decenni successivi, da far cadere mascelle all around the world. Il sonoro poi era di primissima qualità, con doppiatori professionisti chiamati a dar la voce ai protagonisti (Borf è stato interpretato direttamente da Don Bluth) e le musiche degne di un lungometraggio animato.
Spettacolare a tutt’oggi!

La supplente in minigonna.

LONGEVITÀ
Poco meno di 8 minuti.
Non scherzo, il gioco è terminabile nel tempo appena indicato e probabilmente anche meno. Va però fatta una doppia premessa in merito:
– arrivare a terminarlo richiederà ore ed ore di tentativi, azioni imparate a memoria e sincronizzazione perfetta nello svolgerle.
– esistono i percorsi alternativi.

Cioè?

Ve lo dico Kim e Ace, state tranquilli.
Mentre il predecessore (sempre di Dragon’s Lair si parla) presentava una sequenza di eventi semi-slegati tra di loro e monodirezionali, Space Ace non solo ci delizia di una trama ben studiata ma, sin dalle prime fasi di gioco, propone al giocatore scelte alternative che modificheranno poi lo svolgersi dell’avventura. Non aspettatevi i 36 finali di The Witcher 3 (qui sempre lo stesso è) ma le alternative ci sono e si fan notare a partire dalla trasformazione del nostro protagonista.
In diversi momenti del gioco apparirà infatti a schermo la scritta “Energize!” che, se seguita dalla rapida pressione del tasto azione, porterà il nostro Dexter a ritrasformarsi per breve tempo in Ace. Da quel momento si passerà da un approccio di costante fuga ad uno più aggressivo, in fondo il tamarro spaziale sa il fatto suo.
Nulla di incredibilmente rivoluzionario ma più che sufficiente a permettere una rigiocabilità ottima anche dopo aver terminato il gioco.

Io Tarzan, tu stereotipo di damigella in pericolo!

REPERIBILITÀ/COME CACCHIO CI GIOCO
Ho scelto di parlare della versione 3DO perché è tutto sommato una delle prime ad aver avuto senso di esistere, grazie al supporto ottico. Oggi si trova la versione “solo disco” anche ad una quindicina di euro, mentre per un pacchetto completo tocca sborsare agilmente il centone. A voi la scelta su quanto e come accontentarvi ma ricordate: il 3DO è region free, quindi se anche vi pigliate la versione u.s.a. non c’è nulla da temere.

CONCLUSIONI
La moda dei film interattivi non finì presto (purtroppo) ma son ancora convinto che i primi furono gli esperimenti meglio riusciti. Dragon’s Lair e Space Ace meritano entrambi di essere recuperati ed affrontati fino in fondo (tanto è na roba corta, tranquilli), per assaporare la soddisfazione di aver portato l’eroe di turno a concludere la sua quest, all’interno d’un prodotto realizzato dal maestro per eccellenza dell’animazione occidentale.
Questo tipo di giochi stanno ai videogames come Henry Cavill sta alla recitazione, ma se saprete prenderla per un valido esperimento dei tempi andati, vi troverete ad apprezzare l’intera avventura.

2 pensieri su “SPACE ACE (3DO)

  1. magnumcdi

    Ringrazio l’amico Starfox per la bella presentazione di uno dei miei argomenti preferiti in assoluto, e per il suo tentativo di condividere il mio entusiasmo (quando ci troviamo di persona saranno guai 😉 ). Mi permetto solo di fare una piccola precisazione: il gioco è stato in realtà ideato da quel geniaccio di Rick Dyer, mentre il buon Don Bluth si è occupato della cosa che veramente riesce a fare alla grande: le sequenze animate. Ci vediamo in giro Bit-elli!!!!
    MAGNUM CD-i

    "Mi piace"

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